Bogliasco, troppi professori assenti per il Covid. La preside chiama in cattedra i genitori

Già arrivate le prime candidature, la scuola verificherà i requisiti per poter sostituire i docenti in attesa del loro rientro in aula

Gli insegnanti non ci sono, assenti con le più disparate giustificazioni: positivi al Covid, bloccati perché contatto di un positivo, in malattia, in congedo parentale perché con un figlio minorenne in quarantena. Ma l’istituto comprensivo di Bogliasco, Pieve e Sori non può chiudere i battenti e alzare bandiera bianca. Così la preside Enrica Montobbio prima ha cercato i supplenti attingendo dalle normali graduatorie, ma le ha trovate esaurite. Così come era finita la lista delle persone nella cosiddetta lista mad (messa a disposizione). Qualcuno aveva già trovato occupazione, altri non potevano lavorare. Allora la preside ha chiamato a raccolta i genitori di asilo, elementari e medie: una quarantina di classi in tutto. Più di un appello, sul registro elettronico è comparsa una vera e propria chiamata alle armi: «Dateci una mano e occupate le cattedre fino a quando non rientreranno i titolari», ha detto.

E le mamme e i papà hanno risposto con entusiasmo, inviando i curricula e le adesioni per un’esperienza che seppur difficile si preannuncia emozionante. Docenti per un giorno o una settimana, chissà. Montobbio, raggiunta dal Secolo XIX mentre si accinge a comunicare a una classe di stare in quarantena, ringrazia le famiglie. «Abbiamo avuto tante email (geic85600n@istruzione.it è l’indirizzo, con oggetto “risposta ad appello urgente”) e suppongo che da domani (oggi, ndr) arriveranno anche tante telefonate: il numero è 010-3471494. Valuteremo tutti, ma chiameremo chi è in possesso dei titoli richiesti per aspirare a una supplenza. Posso solo dire che tanto entusiasmo fa bene a una realtà come la nostra».

Ovviamente ancora gli aspiranti maestri e prof non ci sono, ma c’è già chi ci spera. Come Federica, nome di fantasia perché non vuole ancora farlo sapere al figlio, che a quarant’anni passati ha deciso di mettersi in gioco. «Ho letto l’appello della preside - racconta emozionata - e ho visto che sono in possesso di uno dei titoli di studio. In questo periodo non lavoro e quindi posso dare la disponibilità. Non avrei mai fatto la professoressa, nemmeno per un giorno, perché credo che per certi lavori non ci debba essere approssimazione, ma questa è un’emergenza e c’è bisogno di tutti. Se mi chiameranno, non so come ma so che entrerò in classe senza alcun timore. Sarò più una mamma che una docente, ma credo che vada bene lo stesso, l’importante è che i bambini e i ragazzi si sentano protetti. Hanno bisogno, come noi del resto, di normalità».


Non è soltanto l’istituto comprensivo di Bogliasco, Pieve e Sori a chiedere una mano alle famiglie degli studenti per combattere le assenze da pandemia: succede in tutta la provincia. I titoli che servono per trasformarsi in un educatore li ha indicati la dirigente Montobbio sul registro elettronico della scuola, e così hanno fatto i suoi colleghi con gli stessi problemi dovuti alle defezioni del corpo docente. Per la scuola dell’infanzia e la primaria (asilo ed elementari) serve laurea magistrale (o triennale) in Scienze della formazione primaria o dell’infanzia, diploma di maturità magistrale o di scuola magistrale conseguito prima e dopo il 2003, laurea magistrale (o triennale) in materie umanistiche e scientifiche che diano accesso all’insegnamento o in pedagogia, sociologia e affini. Per la scuola secondaria di primo grado (le medie) invece serve una qualsiasi laurea magistrale o triennale che consenta l’accesso all’insegnamento, prescindendo dai 24 crediti formativi universitari per i concorsi. Naturalmente è indispensabile il Green pass rafforzato, altrimenti non si entra.

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