Il dramma di Lorenzo, morto di Covid a dieci anni. Il padre: “Il medico ci disse di aspettare a vaccinarlo”

Il bimbo si è aggravato in pochi giorni dopo un contagio in famiglia. La mamma è rimasta sempre al suo fianco

Si chiamava Lorenzo Gazzano, aveva 10 anni quasi 11, faceva il chierichetto, sorrideva sempre, andava incontro a tutti. «Nel nostro paese lui era come il sole. Era la gioia di vivere incarnata. Ti salutava con un ciao talmente splendido, che ti faceva stare bene». Il sindaco di Nucetto, Enzo Dho, non riesce a trattenere le lacrime. C’è una nebbia tremenda su questa strada, fra Ceva e Imperia. La vecchia strada per il mare. Boschi e borgate, stufe accese. Nessuno sa dove poggiare lo sguardo.

Lorenzo Gazzano è morto per Covid ieri mattina alle 5.55 nel reparto di terapia intensiva dell’ospedale Regina Margherita di Torino. È il primo bambino piemontese ucciso dal virus, il trentottesimo minorenne morto in Italia dall’inizio della pandemia. L’unico che non aveva altre malattie gravi. Non era vaccinato, ma tutta la sua famiglia lo è. «Visto che Lorenzo soffriva di crisi epilettiche, avevamo consultato un medico che ci aveva detto di aspettare», ha detto disperato il padre, Simone Gazzano. All’alba di ieri. Quando gli stavano facendo indossare la tuta bianca, con i guanti, i calzari, la visiera. Solo così ha potuto vedere ancora qualche istante suo figlio, è il protocollo.

La scuola del paese è chiusa per un focolaio. Anche il Bar delle Rose è chiuso, un cartello sulla saracinesca spiega perché: «Chiuso per Covid». È il bar gestito dalla famiglia Gazzano. Dopo alcuni casi di positività fra i clienti, la signora Mara Garelli, la madre del bambino, si era messa in isolamento. Era l’inizio della scorsa settimana. Poi anche lei è risultata positiva. I tre figli erano a casa da scuola, come tutti i bambini di Nucetto. In un paese di 399 abitanti, in quel momento si contavano venti casi di Covid. Nessuno grave. Venerdì Lorenzo Gazzano stava ancora bene. Sabato mattina anche il suo tampone è risultato positivo; ventunesimo caso di positività a Nucetto. Si è aggravato domenica pomeriggio. Stanchezza, febbre, dolore, sfinimento. È stato portato in ospedale di Mondovì alle 4 di mattina di lunedì, dove hanno subito capito che doveva essere trasferito d’urgenza al Regina Margherita. Ecco il quadro clinico spiegato in una nota dell’ospedale infantile di Torino: «È arrivato in condizioni già molto gravi. Ipotermia, rabdomiolisi, dolori muscolari importantissimi agli arti inferiori e sospetta miocardite innescata dal virus». La dottoressa Franca Fagioli, primaria del reparto, non aveva mai visto niente del genere: «La parola chiave per capire quello che è successo è rabdomiolisi. Il virus attacca i muscoli e li distrugge, le sostanze muscolari finiscono nel sangue, si alza il potassio e quindi il cuore… Abbiamo provato anche con la dialisi».

La madre è stata sempre al suo capezzale, essendo positiva anche lei. Tutte le cure di cui la medicina dispone oggi non sono state sufficienti, non sono servite nemmeno le preghiere. Non si era mai visto un aggravamento così repentino del quadro clinico. «Per questo abbiamo chiesto l’autopsia», dice ancora la dottoressa Fagioli.

A Nucetto ieri il sole era scomparso. Nebbia e gelo per le strade. I bambini bussavano alla porta di quella casa e restavano ammutoliti di fronte all’accaduto. Anche gli adulti non trovavano parole, nessuno poteva. Un medico era stato chiamato per sedere lo strazio della madre. Chiuso il negozio di alimentari per lutto, saracinesche abbassate lungo lo stradone. «Era un bambino così meraviglioso», ha detto sconvolta la signora Cristina Massera. «Un bambino che faceva bene al cuore. In questo paese i bambini sono sempre stati il suono della felicità. La scorsa estate, quando si allontanavano per i sentieri assieme ai più grandi, era come se venisse meno la vita».

Ieri a Nucetto c’era un silenzio totale. Silenzio al distributore di benzina, proprio accanto al Bar Trattoria «Delle Rose». Silenzio al parco giochi, distrutto dall’alluvione. Silenzio in chiesa, dove lui era di casa. «Lorenzo era un chierichetto assiduo e solare, era entrato nel cuore di tutti con il suo volto raggiante», dice don Roberto Fontana. «Siamo orfani della sua luce».

Tutti conoscevano Lorenzo Gazzano detto Lollo, tutti gli erano grati per la sua simpatia e per la sua educazione. Molti sapevano della sua sofferenza, le crisi epilettiche che si erano manifestate recentemente, tanto che a scuola avevano spiegato come fare per aiutarlo. Proprio quella fragilità è il motivo per cui un medico ha consigliato alla sua famiglia di prendere tempo con la vaccinazione contro il Covid. È una titubanza giustificata, domandiamo alla dottoressa Fagioli? «No, non c’erano controindicazioni. Il bambino poteva essere vaccinato».

Il padre è tornato a casa dall’ospedale. La casa aveva poche luci accese e parenti e amici che non potevano salire al piano di sopra dove la madre sedata era ancora positiva. Nessuno degli altri venti contagiati del paese sta adesso altrettanto male, così come è stato Lorenzo Gazzano. Solo in Comune sono in malattia l’impiegato tecnico e il messo comunale. Resiste solitario l’ufficiale dell’anagrafe. Questo è il picco dei contagi dal febbraio 2020. Ma quella di Lorenzo Gazzano è una storia fuori da ogni statistica.

Era un bambino a forma di sole. «Tutti ci chiediamo perché sia successo e non troviamo risposte, siamo attoniti e senza parole», dice il sindaco Enzo Dho. «Quando tu ti sentivi triste o arrabbiato per qualche ragione e lo incontravi, lui ti cambiava l’umore. Ti faceva venire voglia di essere leggero, subito passavi dei bei momenti. Lorenzo ti salutava da trenta metri con quel ciao stupendo, e tutto andava a posto». Ciao Lollo, dicono tutti adesso a Nucetto. Ma sono saluti senza lo stesso potere magico.

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