Quella lista farsesca dei presunti filo-Putin, tutti all’attacco del Pd

Critiche bipartisan dopo l’evento alla Camera, imbarazzo tra i dem. Tra i personaggi nel mirino nel report «Disinformazione sul conflitto russo-ucraino» oltre ai nomi di Alessandro Orsini e Donatella Di Cesare compaiono anche quelli di Corrado Augias, Alessandro Barbero ed Eva Giovannini 

Diventa un caso che imbarazza il Pd, il convegno sulla presunta disinformazione filo-russa. Si saranno stra-pentiti gli esponenti dem Andrea Romano e Lia Quartapelle, assieme a Riccardo Magi di +Europa, per aver fatto da sponda a due fondazioni, la Federazione italiana diritti umani e la Open Dialogue Foundation, che hanno redatto il rapporto «Disinformazione sul conflitto russo-ucraino». Già, perché il punto di vista delle due fondazioni non poteva essere più partigiano e semplicistico, arrivando al paradosso di etichettare come filoputiniani non solo una bella fetta di giornalisti, ma persino due divulgatori di indiscussa indipendenza intellettuale quali Corrado Augias e Alessandro Barbero. D’altra parte, il vizio di fondo del rapporto si coglie già nelle prime righe, quando si definisce il servizio pubblico televisivo «rappresentativo del sistema politico e dello Stato stesso».

Anche se Andrea Romano ha tenuto il punto, Quartapelle e Magi se ne sono tirati fuori, denunciando il rischio di «liste di proscrizione» e anzi difendendo il lavoro di chi riporta anche il pensiero dell’altra parte. Secondo le due Fondazioni, invece, tutto è disinformazione. È sufficiente, come nel caso dell’inviato Rai Alessandro Cassieri, aver firmato reportage dal Donbass occupato dai russi perché «secondo la legge ucraina, rappresenta attraversamento illegale dei confini». E così si criticano tantissimi giornalisti, da Marc Innaro a Gian Micalessin, Eva Giovannini, Sigfrido Ranucci, Toni Capuozzo; famosi commentatori come Alessandro Orsini, Donatella Di Cesare, Barbara Spinelli. Persino il regista statunitense Oliver Stone.

Ben difficile etichettarli come agenti della disinformazione putiniana. Tantomeno può esserlo Corrado Augias, il quale ha reagito con il suo proverbiale aplomb britannico: «Cadono le braccia. Non per l'accusa insensata ma per i suoi estensori. Mi chiedo dove prendano le loro informazioni, con quale criterio, quale preparazione, le valutino».

Il giorno dopo, comunque, è polemica. «È legittimo chiedersi - polemizza la Lega - se la linea del partito guidato da Letta sia istituire liste di proscrizione vincolanti per il servizio pubblico». Come dice anche Nicola Fratoianni, di Sinistra italiana: «La vicenda si è conclusa in modo farsesco, fra indignazione, imbarazzi e pernacchie». E però è indignatissimo Beppe Giulietti, già parlamentare di sinistra, ex segretario del sindacato dei giornalisti Rai: «Guai a chi esce dal binario prestabilito, dalla linea del governo interpretata secondo i criteri degli Stati Uniti o della Nato. Siamo in guerra, è il sottotesto. Quindi, o di qua o di là».

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