È morto lo stilista giapponese Issey Miyake: il “sarto del vento” che trasformava i vestiti in origami

Il maestro del minimalismo aveva 83 anni, la sua geometrica sobrietà ha rivoluzionato la moda

Addio a Issey Miyake, l’uomo che trasformava gli origami in abiti e pure in borsette-gioiello che facevano perdere la testa a tutti (uomini compresi)

Lo stilista se n’è andato per un cancro a 83 anni. Era un architetto convertito alla moda (basta osservare la tracolla Bao Bao per capire come un’equazione possa trasformarsi in borsa). Lo chiamavano – a ragione  – il «sarto del vento» e con leggerezza è riuscito a lottare contro la malattia con l’antidoto che gli era più congeniale: il lavoro. Pur malato Miyake ha seguito sino all’ultimo le sue creazioni e, non più tardi di qualche mese fa, alla settimana della moda a Parigi, ha saputo incantare il pubblico con una collezione autunno-inverno sapientemente ispirata alla natura. Sperimentatore e poetico, ma anche molto concreto, ha confezionato anche le maglie nere a collo alto del suo amico Steve Jobs: a centinaia, tutte identiche a se stesse.

Tutto in lui era misura, sobrietà e armonia. E tutto cominciava dallo studio in cui lavorava: dove gli abiti dai toni vivaci e dalle textures grafiche facevano da contrasto ai muri bianchi. Grafismi ripresi poi anche nelle forme degli arredi: i pouf Brook di Moroso, disegnati da Tokujin, geometrici e sfaccettati, ma nel contempo morbidi, in dialogo con i tavoli di Desalto che spiccavano su pavimenti d’epoca sotto i soffitti affrescati. Amava anche l’antico, purché di altissimo profilo, Issey Miyake, attratto per vocazione dalle architetture contemporanee – e aveva  chiesto alla creatività di Tokujin di inserire in quell’eredità classica il minimalismo di cui era maestro.

Nato a Hiroshima
La sua storia ha un inizio difficile perché il punto di partenza è l’orrore allo stato puro. Se nasci a Hiroshima nel 1938 e a sette anni la tua città viene spazzata da una bomba atomica, sarai testimone vivente di uno dei capitoli più bui della storia dell’uomo, per sempre.

Issey Miyake, al secolo Miyake Kazumaru, di questa tragedia ha taciuto sino alla maturità. Ne ha parlato per la prima volta soltanto nel 2009 per sostenere l’impegno di Barak Obama verso il disarmo nucleare globale, rendendosi conto di avere la responsabilità morale e personale di parlarne da sopravvissuto. Forse è per rimuovere tanto orrore e tanta devastazione che è diventato maestro della leggerezza e del Bello. 

Il confine – sottilissimo – tra arte e moda
Nelle sue collezioni è difficile tracciare il confine tra arte e moda. Il suo stile è rappresentativo del costume nipponico, con un continuo rinnovarsi di geometrie, colori ed equilibri, tra minimalismo strutturale e lavorazioni complesse.

Notevole, negli anni, il successo di vendite, trainate da linee di abbigliamento, accessori, orologi e profumi. Nel 1994 Miyake ha passato il testimone creativo della linea uomo a Naoki Takizawa, suo assistente. Nel 1999 si è poi congedato dalla moda donna, che dal 2011 è disegnato, appunto, da Miyamae. Miyake ha mantenuto la supervisione delle collezioni e continua a sperimentare, tra moda, scultura e produzione di oggetti, nel suo studio. Presidente dell’azienda, che ha più di 130 store in Giappone e un centinaio di vetrine nel mondo, è Midori Kitamura, che ha esordito come modella dello stilista. Per comprendere il brand di oggi è, però, necessario tornare al passato e alla biografia di Issey Miyake.

La filosofia delle pieghe
Lo stile Miyake è sempre stato in grado di valorizzare il corpo senza per forza esaltarne le forme, in favore di un’androginia che invoca libertà. Nel 1993 lo stilista lancia il brand «Pleats Please Issey Miyake» scommettendo sulla memoria delle fibre e su abiti con pieghe permanenti che non si sgualciscono. Nel 1994 Naoki Tazikawa diventa il responsabile della linea uomo del brand, permettendo al fondatore di dedicare maggior tempo all’arte e alle sperimentazioni sui tessuti.

Cinque anni dopo, pur mantenendone la supervisione, Tazikawa esordisce con le proposte per la donna che poi vengono affidate ad altri collaboratori storici di Miyake, come Dai Fujiwara, e, dal 2011, Yoshiyuki Miyamae. «Ho studiato la storia di Issey Miyake durante il mio percorso scolastico, per poi iniziare come apprendista nel suo studio a soli sedici anni – ha raccontato Miyamae - mi ha insegnato tutto. Da lui ho imparato il vero significato della parola design, la sua essenza profonda. Si tratta di capire e studiare continuamente la storia che si cela dietro a ciò che si vuole creare». E ora piane il suo insostituibile maestro. 

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