Asti-Cuneo, l’eterna incompiuta

La burocrazia ha imposto 20 anni di attesa per meno di dieci chilometri di asfalto. Ora c’è chi teme che nuovi adempimenti possano far slittare la fine dei lavori

Vent’anni di attesa per 9,8 km di asfalto. È la storia dell’autostrada Asti-Cuneo, che al momento piomba nel nulla di un viadotto troncato poco dopo il fiume Tanaro a Cherasco, per poi riprendere il suo percorso dalle parti di Alba. Una storia tormentata come il suo tragitto, una sorta di zeta rovesciata degna di uno Zorro mancino, per collegarsi alle reti di grande comunicazione A6 Torino-Savona e A21 Torino-Piacenza, e un epilogo che tutti sperano positivo, ma che ancora tarda ad arrivare.

Gli ultimi lavori su questa travagliata infrastruttura nel cuore operoso e isolato del Nord-Ovest risalivano al 2012. Poi una serie di incomprensibili ritardi, cambiamenti di programma e contrattazioni sullo scacchiere delle concessioni nazionali, che si sono sbloccate solo nel 2020 grazie all’approvazione da parte del Cipe di un nuovo piano economico-finanziario, che ha mantenuto la formula originaria del cross financing con una società controllata dal gruppo Gavio. I 350 milioni di euro necessari per ultimare l’autostrada saranno pagati dalla concessionaria, che in cambio ha ottenuto il riconoscimento di un valore di subentro complessivo pari a 1 miliardo e 233 milioni, quando saranno rinnovate le concessioni nel 2026 della Torino-Milano (888 milioni) e della stessa Asti-Cuneo, nel 2031 (345 milioni).

Con la firma della convenzione, poco più di un anno fa si è attivato il cantiere dell’ultimo lotto di 9,8 km, il 2.6 tra Alba e Cherasco, diviso in due parti. Ma ecco l’ennesimo paradosso. Mentre per i primi 5 km di autostrada, dalla tangenziale di Alba fino a Verduno, i lavori procedono rapidamente e la conclusione è prevista entro la fine dell’anno, con 12 mesi di anticipo rispetto al cronoprogramma iniziale, il secondo tratto da Verduno al moncone di Cherasco, modificato con un tracciato in superficie rispetto a quello originario in galleria, è ancora impantanato nelle procedure burocratiche di valutazione dell’impatto ambientale, di accertamento della conformità urbanistica e di approvazione del progetto esecutivo. Un ritardo che rischia di far sfumare l’obiettivo di garantire la continuità tra i due cantieri, generando ulteriori ritardi e lo sconforto di amministratori locali e residenti.

La buona notizia sta nel fatto che è arrivata da parte del Ministero della Transizione Ecologica la richiesta di integrazioni per dare il via libera all’esecutivo. Quella meno buona è che tale richiesta, attesa già a metà aprile, è stata protocollata il 2 agosto: contiene undici pagine di osservazioni e concede solo 20 giorni per inviare tutta la documentazione richiesta. Dunque, la società Autostrada Asti-Cuneo dovrà far lavorare i suoi tecnici a Ferragosto per preparare le risposte, compresa la “valutazione comparativa” caldeggiata dalle associazioni ambientaliste del territorio per mettere a confronto i due tracciati, ovvero sviluppo all’aperto dell’autostrada o percorso in galleria.

«Abbiamo chiesto una sospensione dei termini, come previsto dalla legge, che può essere per un massimo di 4 mesi, ma siamo fiduciosi che per fine settembre o inizio ottobre tutta la documentazione integrativa sarà consegnata, comprese le ispezioni archeologiche – spiegano dal gruppo Gavio -. Si tratta di richieste che rientrano nella ordinaria dialettica progettuale. Da parte nostra c’è tutta la volontà di completare l’iter. I tempi sono diventati stretti – ammettono - ma se in autunno avremo le autorizzazioni sarà possibile rispettare il programma anche del secondo lotto». Che prevede un anno e mezzo di cantiere e il completamento dei lavori nel secondo semestre del 2024.

Il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, è fiducioso. «Probabilmente qualcuno è già nel pieno della campagna elettorale e vuole vedere le nubi anche quando non ci sono - dice -. Ma si metta il cuore in pace: entro la fine dell’anno vedremo chiudersi il cantiere del lotto B e vedremo aprirsi quello del lotto A. La richiesta di integrazione arrivata alla società concessionaria il 2 agosto è la conferma che l’iter prosegue, pur con i tempi dettati dalla burocrazia. Tutto il resto è aria fritta, una polemica inutile e strumentale».

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