Babele autovelox: ecco i comuni che fanno cassa e quelli che restano al palo

Gli incassi: a Milano 13 milioni, a Napoli 27mila euro a Bari zero. Nel Leccese il record italiano emesse multe per 5 milioni in un paese di 2135 abitanti

Tredicesima e quattordicesima bruciate. Al semaforo. O saettando davanti a un autovelox. C’è chi si diverte così a Melpignano, terra della Grecia Salentina dove ogni anno ad agosto risuonano le note del concerto finale della «Notte della Taranta». Almeno, così pare leggendo i dati sui soldi incassati dai vari Comuni d’Italia per le infrazioni al codice della strada, pubblicati dal ministero dell’Interno. È il risultato della battaglia combattuta da Simone Baldelli, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulla tutela dei consumatori e degli utenti, che puntava anche a rendere trasparente l’utilizzo di quei denari pubblici. Battaglia vinta: entro il 31 maggio di ogni anno, le amministrazioni locali dovranno consegnare i rendiconti al governo. Trasparenza è fatta. Per il 2021, il «tesoretto» è di 400 milioni di euro. Trentacinque euro per ogni cittadino italiano.

E così, dagli elenchi spunta la curiosità di questo paesino in provincia di Lecce: 2 mila e 135 abitanti, 5 milioni di euro incassati in un anno soltanto con autovelox e affini. Calcolatrice alla mano, fanno 2 mila e 300 euro a testa, compresi i bambini e i residenti che hanno mai armeggiato con volante e leva del cambio. Dati alla mano, verrebbe da pensare che l’unica patente ancora valida sia quella da indisciplinati. Errato. Profondamente. Melpignano è una cittadina turistica, inserita tra i «Borghi autentici d’Italia»: gli insofferenti al codice della strada possono arrivare da qualsiasi parte del Mondo. E poi, la cittadina salentina fa parte dell’Associazione Comuni Virtuosi impegnati «a favore di una armoniosa e sostenibile gestione dei propri territori» anche attraverso «risparmio energetico, nuovi stili di vita e partecipazione attiva dei cittadini». Ma non così attiva da farsi trafiggere dal telelaser (e pagare le multe) per sopperire alle croniche carenze di fondi pubblici.

Ma la «lista Baldelli» svela altre curiosità. Come il record di Colle Santa Lucia, paesino di 360 abitanti nel Bellunese, ai piedi delle Dolomiti: in un anno, il Comune ha incassato oltre 552 mila euro per infrazioni rilevate dagli autovelox. E anche qui, sono stati i turisti a lasciarci lo zampino.

Difficile provare stupore per i 102 milioni e 600 mila euro finiti nelle casse del Comune di Milano (13 milioni per i controlli elettronici), o per 94 milioni e 100 mila euro (4,6 per autovelox) «devoluti» da automobilisti e motociclisti all’amministrazione della Capitale, o ancora per i 41 milioni e mezzo (5 per autovelox) incamerati dal Comune di Torino. Quisquilie, direbbe Totò, se paragonate ai quasi 3 milioni di euro incassati in meno di due mesi dal Comune di Genova con le multe nel solo corso Europa, dove l’occhio elettronico ha consentito di falciare 10 mila e 600 punti dalle patenti.

Ma il sopracciglio si alza in segno di sorpresa e ammirazione per i tanto vituperati automobilisti di Napoli, che hanno pagato pegno per soli 27 mila euro (tutte multe elettroniche). E comunque, bando alla facile ironia sulle furberie partenopee. È roba vecchia, chiacchiere d’altri tempi superate dalla realtà.

E la dimostrazione è nella stessa «lista Baldelli»: difficile sapere se sia per scaltrezza o per virtù, ma nessun guidatore passato da Bari, Perugia, Catanzaro e Campobasso ha pagato pegno ai vigili elettronici. Con tutti questi specialisti di slalom fra le colonnine dell’autovelox, ci sarebbe quasi da proporre una candidatura per le «Olimpiadi della patente». Vince chi torna a casa con tutti i punti.

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