Il rischiatutto del Recovery, fra la mina di Karlsruhe e gli affanni nazionali. Ce la faremo?

Martedì alle 16 dibattito su www.lastampa.it con Enrico Giovannini, Francesco Profumo, Marco Buti, Elsa Fornero, Irene Tinagli, Marco Gay, Maurizio Landini, Marcella Panucci, Sabino Cassese, Dario Scannapieco.

Il Recovery Plan rischia di incagliarsi nell’imbuto di una Suez tedesca, congelato da un ricorso delle destre alla Corte di Karlsruhe. La democrazia all’europea impone che nulla sia fatto sinché tutti gli stati e tutti i parlamenti non abbiano dato l’approvazione, e allora la prospettiva di un ritardo per i miliardi necessari al rilancio dell’economia continentale ancora in preda alla pandemia crea qualche preoccupazione i più di chi si potrebbe fare a meno. Anche spavento, a ben vedere. Anche i politici cercando di fare buon viso a cattivo gioco. Come Enzo Amendola, sottosegretario agli Affari Europei, che (a La Stampa) gira un invito ad attenersi ai fatti, perché governo e camere tedesche si sono dimostrare favorevoli al Grande Salvataggio.  È un segnale rincuorante. Il che non toglie, precisa, che sia necessario accelerare le procedure per l’ottenimento dei fondi. In Italia, come nel resto dell’Unione, perché - come è palese - siamo tutti su una sola barca.

Varato (politicamente) dai leader Ue la scorsa estate è arrivato alla svolta cruciale. Battezzato Next generation EU - noto da noi come Recovery Fund - è un fondo speciale volto a finanziare la ripresa economica del vecchio continente nel triennio 2021-2023 con titoli di Stato europei (Recovery bond). Essi serviranno a sostenere progetti di riforma strutturali previsti dai Piani nazionali di riforme di ogni Paese: i Recovery Plan. Lo stanziamento complessivo è di 750 miliardi di euro, da dividere tra i diversi Stati. L’Italia è il primo beneficiario con 209 miliardi di euro. 

Per ottenere i fondi - in parte prestiti (127 miliardi) e in parte assegnazioni a fondo perduto (82) - gli Stati Membri devono presentare alla Commissione europea i propri Recovery Plan entro aprile 2021. In Italia il Recovery Plan è stato denominato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).  Ha sei missioni: Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo e la Pubblica Amministrazione, l’istruzione, la Sanità e il Fisco; Rivoluzione verde e transizione ecologica; Infrastrutture, per la mobilità e le telecomunicazioni, con la realizzazione di una Rete nazionale in fibra ottica, lo sviluppo delle reti 5G e l’Alta Velocità; Istruzione, formazione, ricerca e cultura; Equità sociale, di genere e territoriale, con attenzione particolare sulle politiche attive del lavoro e sul piano per il Sud; Salute.

Fra i principali obiettivi del governo, c’è la riduzione dell’impatto sociale ed economico della crisi pandemica; il raddoppio del tasso medio di crescita dell’economia italiana, dallo 0,8% dell’ultimo decennio all’1,6%, in linea con la media Ue; l’incremento degli investimenti pubblici almeno al 3% del Pil; l’aumento della spesa per Ricerca e Sviluppo (R&S) dall’attuale 1.3% al 2,1%, al di sopra della media Ue; un’azione che conduca il tasso di occupazione al 73,2%, in linea con la media Ue, contro l’attuale 63%.

A che punto siamo? Ce la faremo? In che modo? Cosa si rischia?

Martedì pomeriggio alle 16 su www.lastampa.it alcune delle principali voci dell’economia italiana si confronteranno sul futuro del Recovery Plan e sullo stato del Pnrr, in un dibattito digitale organizzato in collaborazione con la Compagnia di Sanpaolo.

Apriranno i lavori Francesco Profumo, presidente della Compagnia di San Paolo, e Marco Buti, capo di gabinetto del commissario Ue Paolo Gentiloni. Chiuderà una intervista con Enrico Giovannini, ministro delle Infrastrutture e dello sviluppo sostenibili.

Il dibattito vero e proprio sarà animato da Elsa Fornero, economista, ex ministro del lavoro; Irene Tinagli, presidente della Commissione Affari Economici, Parlamento Europeo; Marco Gay, presidente di Confindustria Piemonte; Maurizio Landini, segretario della Cgil; Marcella Panucci, capo di gabinetto del ministro della Pubblica amministrazione; Sabino Cassese, giudice emerito della Corte costituzionale; Dario Scannapieco, vicepresidente della Bei. Modera Marco Zatterin. Vicedirettore de La Stampa.

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