Istat, la pressione fiscale sale al 52%: è ai massimi dal 2014

Nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive, il dato è cresciuto dal 39,3% del periodo giugno-settembre

I bonus distribuiti a pioggia del governo nel 2020 non sono bastati a tenere sotto controllo la pressione fiscale che negli ultimi tre mesi dello scorso anno è salita al 52%, ai massimi dal 2014. Un balzo notevole nonostante la riduzione delle entrate fiscali e contributive e a fronte del 39,3% registrato nel trimestre precedente e in aumento di 1,3 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2019. Su base annua, a fronte di un crollo del Pil a causa del Covid dell’8,9%, la pressione fiscale complessiva si è attestata al 43,1% rispetto al 42,4% del 2019.

Da un lato, quindi, calano il reddito, i consumi e il potere d'acquisto delle famiglie; d’altro volano la pressione fiscale, il deficit e il debito. La fotografia scattata dall’Istat lascia pochi margini d’interpretazione e mostra con chiarezza come la crisi economica innescata dalla pandemia globale sia ben lontana dall’essere superata.

Nel dettaglio dei numeri, si nota come dopo i lievi segnali di ripresa legati all’estate, nel quarto trimestre del 2020 il reddito sia diminuito dell'1,8% rispetto al trimestre precedente. Di conseguenza il potere d’acquisto è calato del 2,1% spingendo al rialzo la propensione al risparmio degli italiani.  

Il deficit è esploso al 9,5% del Pil portando il debito pubblico al 155,6%. "Come nei primi nove mesi dell'anno – si legge nel bollettino Istat -, l'incidenza del deficit delle Amministrazioni pubbliche sul Pil è sensibilmente aumentata in termini tendenziali per la riduzione delle entrate e per il consistente aumento delle uscite, dovuto alle misure di sostegno al reddito di famiglie e imprese".

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