Deliveroo, multa da 2.5 milioni dal Garante della Privacy. Trattati in modo illecito i dati personali di circa 8 mila rider

Gli illeciti hanno riguardato la poca trasparenza degli algoritmi utilizzati per la gestione dei rider, per l'assegnazione degli ordini e per la prenotazione dei turni di lavoro. L’azienda: «Tecnologia non più in uso»

Il Garante Privacy ha ingiunto a Deliveroo Italy il pagamento di una sanzione di 2 milioni e 500 mila euro per aver trattato in modo illecito i dati personali di circa 8000 rider. Lo riferisce il Garante in una nota. Per mettersi in regola, la società dovrà modificare il trattamento dei dati dei lavoratori adeguandosi, entro tempi determinati, alle prescrizioni dettate dall'Autorità. Dagli accertamenti effettuati anche presso la sede della società, che svolge attività di consegna di cibo e prodotti per mezzo di una piattaforma digitale, sono emerse infatti numerose e gravi violazioni della normativa privacy europea e nazionale, dello Statuto dei lavoratori e della recente normativa a tutela di chi lavora con le piattaforme digitali. 

Gli illeciti, si legge in una nota dell'Autorità, riguardavano tra l'altro la mancata trasparenza degli algoritmi utilizzati per la gestione dei rider, sia per l'assegnazione degli ordini sia per la prenotazione dei turni di lavoro. La società, che a fine 2020 ha dichiarato di non utilizzare più il sistema di prenotazione dei turni, dovrà fornire ai rider informazioni precise sul funzionamento del sistema di assegnazione degli ordini ed individuare misure per tutelare il diritto di ottenere l'intervento umano in grado di valutare compiutamente e, se del caso, correggere in modo sostanziale il funzionamento del sistema. Spetta comunque alla società di verificare, con cadenza periodica, la correttezza dei risultati degli algoritmi per ridurre al massimo il rischio di effetti distorti o discriminatori. Dalle verifiche è inoltre emerso che Deliveroo effettua anche un minuzioso controllo sulla prestazione lavorativa dei rider - attraverso la continua geolocalizzazione del loro dispositivo, che va ben oltre quanto necessario per assegnare l'ordine (ad es. rilevazione ogni 12 secondi della posizione, conservazione di tutti i percorsi per 6 mesi) - e mediante la conservazione di una elevata mole di dati personali raccolti nel corso dell'esecuzione degli ordini, tra i quali anche le comunicazioni con il customer care. Il sistema raccoglie infatti dati relativi a scostamenti di pochi minuti rispetto ai tempi stimati (ad es. ritiro dal cibo dal ristorante o consegna al cliente) o comunque predeterminati (ad es., tempo di effettivo spostamento del rider dal luogo in cui ha accettato il pick up). Tutto ciò in violazione dello Statuto dei lavoratori che, per l'utilizzo di dispositivi dai quali possa derivare anche il controllo a distanza del lavoratore, richiede, prima dell'installazione, la sussistenza di esigenze determinate (sicurezza del lavoro, tutela del patrimonio aziendale) e comunque la stipula di un accordo sindacale o l'autorizzazione dell'Ispettorato del lavoro. L'Autorità ha concesso a Deliveroo 60 giorni di tempo per correggere le violazioni riscontrate e ulteriori 90 giorni per completare gli interventi sugli algoritmi. 

Il commento di Deliveroo

La sanzione da 2,5 milioni ricevuta dal Garante per la Privacy, commenta Deliveroo, «si basa su una vecchia tecnologia non più in uso». «Abbiamo lavorato a stretto contatto con il Garante durante le indagini e crediamo - indica l'azienda - che le conclusioni dell'Autorità non rappresentino il modo in cui Deliveroo oggi lavora con i rider. Si basano su un vecchio sistema per la prenotazione delle sessioni che è stato dismesso nel 2020. Attualmente stiamo valutando i prossimi passi e tutte le opzioni disponibili, compreso il ricorso». 

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