Automotive, nel 2021 la crescita è solo apparente e spaventa la crisi della componentistica

Dall’inizio dell’anno le vendite sono calate del 24,4% rispetto al 2019, l’appello del Centro studi promotor: «Serve una politica di incentivi permanenti».

Alla filiera dell’automotive non bastano vaccini o certificati verdi per superare la pandemia. L’appello lanciato dalla filiera è un messaggio d’allarme, di una vera ripresa ancora non c’è traccia. Il problema principale sta nella crisi della componentistica che sta attraversando il settore. Per le case automobilistiche trovare i pezzi per produrre  veicoli sta diventando complicato, a latitare sono soprattutto i microchip. I semiconduttori vivono un periodo difficile, i tempi di consegna si allungano, i costi salgono e le vendite crollano.

«Sul mercato dell'auto, stremato dalla pandemia, sta arrivando un'altra stangata: la crisi dei semiconduttori che sta interessando in maniera sempre più grave anche la produzione di auto». Questo è l’sos lanciato dal Centro studi promotor, una struttura di ricerca specializzata nelle analisi sul settore. Le vendite salgono rispetto all’anno scorso, ma il confronto con il mondo senza Covid rimane impietoso. Se è vero che nel periodo gennaio-agosto di quest’anno le vendite sono aumentate del 12,7% rispetto al 2020, il vero raffronto da considerare è quello con il 2019. E qui il segno meno compare davanti a molti dati, primo fra tutti proprio quello sulle vendite: -23% rispetto al 2019 nel periodo gennaio-giugno, -24,4% se si considerano anche i mesi di luglio e agosto. Quasi un auto su quattro in meno, e il trend è addirittura negativo.

Il futuro prossimo non promette nulla di buono. Il problema infatti sta a monte, nella crisi dei semiconduttori che sta colpendo tutto il continente, il tutto in un periodo in cui l’auspicata transizione verso l’elettrico fatica a ingranare. «È necessario che il nostro Paese adotti al più presto una politica di incentivi per la transizione all'auto elettrica, che superi gli interventi episodici e disponga sostegni permanenti sia per l'acquisto di auto verdi sia per quelli di auto tradizionali con emissioni contenute» è il commento di Gian Primo Quagliano, presidente del Centro studi promotor. «L 'occasione è la prossima legge di Bilancio, e anche il Piano nazionale ripresa e resilienza dell'Unione Europea che porterà in Italia ingenti risorse», conclude Quagliano.

Va parzialmente meglio  per il settore dei veicoli commerciali.  Lo riferisce un report firmato da Unrae, l’associazione che riunisce le case automobilistiche estere che operano in Italia, sulla basi dei dati sulle immatricolazioni forniti dal ministero delle Infrastrutture e della Mobilità SostenibilIe. Nei mesi di luglio e agosto 2021, le vendite di veicoli industriali con massa totale a terra superiore alle 3,5 tonnellate sono aumentate rispettivamente del 44,4% e del 20,5%, e da inizio 2021 l’incremento è del +4,2% rispetto a due anni fa. Ma la differenza tra le categorie di peso è ampia, a essere tornati a crescere sono i veicoli pesanti, (+7,3%), mentre per gli altri il segno è ancora negativo (-35,8% per la classe di peso fino alle 6 tonnellate e -0,7% per quella fino alle 16 tonnellate).

«I numeri che leggiamo non sono brillanti – dice Paolo Starace, presidente della sezione veicoli industriali di Unrae – ma quello che ci preoccupa di più è il loro andamento a singhiozzo, derivante dall'impossibilità dei costruttori di consegnare regolarmente i veicoli a causa della mancanza di componenti». Anche per il segmento dei mezzi commerciali dunque a far paura è la crisi del settore della componestica. «Il rallentamento e la sospensione di alcune produzioni hanno allungato i tempi di consegna, facendo altresì lievitare i costi di produzione, in buona parte sostenuti dai costruttori stessi», conclude Starace.

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