Il premio Nobel Stiglitz: “Le sanzioni stanno piegando Putin, stavolta la Cina non potrà aiutarlo”

Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia

L’economista: «È un dittatore spietato, non può essere fermato con gli appelli. L’embargo sul gas è necessario e l’Europa può condividere il peso economico»

«Putin è un dittatore spietato, concordo anch’io con chi pensa che non potrà essere fermato con dei semplici appelli o una trattativa vuota». Chi parla così non è un conservatore e meno che mai un guerrafondaio, ma il professore Joseph Stiglitz, premio Nobel per l’economia, ex consulente economico di Bill Clinton quand’era alla Casa Bianca, ma anche uno dei personaggi più rispettati (e in qualche caso idolatrati) dai movimenti di democrazia radical nel mondo. Stiglitz, per capirci, non ha mai lesinato critiche alla globalizzazione, «per una migliore globalizzazione». Non ha risparmiato critiche agli Stati Uniti. Non è certo accecato da eccessi ultra-atlantisti. Ha cercato di pensare un’economia che fosse più giusta, un mercato temperato da regole, un’appartenenza comune dello spazio americano e quello europeo. «È Putin che non vuole la pace: ha ordinato una guerra di aggressione, con brutalità e cinismo enormi, e con il totale disprezzo di ogni regola internazionale. Immaginare di farci un appeasement è una cosa profondamente sbagliata, e anche irrealistica».

Ci incontriamo in maniera del tutto casuale, sabato, su un treno Venezia-Torino che lo sta portando, dopo una dissertazione magistrale all’Università di Padova, al Salone del libro, dove tiene una lectio magistralis su “I tre traumi mondiali: Trump, la pandemia e l’invasione russa dell’Ucraina. Come ripensare i principi fondamentali dell’economia e della globalizzazione” (organizzata assieme appunto all’Università di Padova e alla casa editrice Einaudi).

Ieri invece è partito per Davos, dove quest’anno non ci saranno russi, e membri del potere economico del Cremlino. Proprio una Fondazione ucraina lo ha invitato lì.

Il professore è con la moglie, la conversazione comincia parlando di oligarchi russi, e si allarga poi alla guerra della Russia in Ucraina, e alle conseguenze economiche, oltre che alla reazione occidentale. Non è un’intervista, ma una conversazione informale in cui le valutazioni del professore sono così interessanti da meritare di esser riferite ai lettori.

«La guerra sta mostrando vere atrocità e brutalità su una scala spaventosa», spiega con chiarezza il professore. «Non credo sia possibile una trattativa con un regime che non rispetta nessuna regola, nessuna legalità internazionale, nessuna trasparenza finanziaria».

Le sanzioni stanno funzionando, dal punto di vista economico? «Le sanzioni stanno assolutamente funzionando. Le riserve monetarie della Banca centrale russa sono fiaccate, e possono bastare solo per periodi limitati. Anche la produzione di beni in Russia è fortemente danneggiata, non credo per esempio che riescano a sostituire i materiali danneggiati dell’esercito russo in Ucraina, con nuove forniture. Certo, c’è il problema del gas». Cosa andrebbe fatto? «Innanzitutto sarebbe importante che le sanzioni fossero rispettate, e prese velocemente: troppa gradualità consentirebbe alla Russia di provare ad adattarsi». Il che tocca inevitabilmente la questione del gas: l’Europa su questo ha frenato. La Germania non vuole privarsi del gas russo. L’Italia ha seguito, o non ha avuto la forza di dettare un’altra linea (il premier Mario Draghi era stato invece trainante nella vicenda dell’imposizione della sanzione alla Banca centrale russa). Stiglitz ritiene che «l’embargo sul gas sia necessario, e l’Europa può condividere il peso economico (sharing the burden) di questa decisione».

In Italia, gli raccontiamo, c’è molta gente preoccupata dell’aumento dei prezzi, anche di beni alimentari, dei rischi di inflazione. Stiglitz qui sorprende: «L’inflazione non è un problema, in un mondo che si sta trasformando un’inflazione che cresce può essere sopportabile, e anzi favorisce una trasformazione economica che è necessaria, e l’Europa ha la forza per affrontare». Meccanismi di condivisione, un mercato mitigato da politiche economiche (in questo caso europee). I temi per lui di una vita. Si parla di regole, «tutte quelle regole che Putin dimostra di non rispettare». In Italia c’è anche tanto anti-americanismo, e una quota di sentimenti anti-Nato, gli riferiamo: «Io ho criticato tante volte gli Stati Uniti – sorride il professore - ma con l’aggressione russa non c’entrano nulla».

Pechino che ruolo ha in questa guerra e in questa situazione? «La Cina non aiuterà la Russia, non certo dal punto di vista militare, ma neanche economico. È una società profondamente divisa in due, sul tema della Russia, ma certamente la sua leadership e Xi non andranno in soccorso di Mosca. Hanno un altro enorme problema da gestire, il Covid, e resteranno su quello».

Il treno si sta avvicinando alla stazione di Porta Susa, ma è troppo forte la curiosità di sapere cosa pensi il premio Nobel dell’attuale amministrazione americana: «Biden sulla Russia si è trovato sul terreno che conosce meglio, da tanti anni, e sta andando bene. Potrà sbagliare o esitare su altro, ma non sulla Russia: è una cosa che conosce. Tra l’altro, la Russia sta dando ai democratici l’opportunità di ricompattare la parte moderata e quella radical, entrambe critiche o molto critiche di Mosca».

E qui Stiglitz illumina una diversità speculare con il Gop: «Per i repubblicani è l’opposto: la guerra della Russia li spacca ancora di più. Il partito tradizionale è preoccupatissimo dell’aggressione di Mosca a Kyiv, mentre Trump e il trumpismo sono, come noto, molto docili con Putin». Prof, ma c’è il rischio che Trump ritorni? «Sì, il rischio c’è. E sarebbe molto pericoloso».

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Maltempo a Cremona: una tromba d'aria abbatte alberi e infrastrutture

La guida allo shopping del Gruppo Gedi