Balneari, la nuova riforma: gare entro la fine del 2023

Fondi stabiliti da una perizia per chi perde la concessione

ROMA. Le nuove gare entro la fine del 2023, perché come ha deciso il Consiglio di Stato non si può andare oltre. Solo se i comuni e le amministrazioni interessate incontreranno difficoltà di tipo organizzativo o in presenza di ricorsi si potrà guadagnare un po’ di tempo, senza però andare oltre il 2024. Chi perde la concessione (ma le imprese famigliari avranno un punteggio di favore nelle gare) avrà diritto ad un indennizzo: verranno conteggiati sia gli investimenti non ancora ammortizzati sia l’avviamento delle attività commerciali e turistiche. Oltre ai libri contabili è prevista una perizia giurata da parte di un professionista abilitato (forse anche un commercialista) che dovrà attestare il valore complessivo dell’indennizzo che dovrà corrispondere il nuovo entrante. Messi a fuoco questi che non sono certamente dettagli l’intervento sulle concessioni dei beni demaniali, a partire da quelle balneari, è praticamente definito. E dopo tante turbolenze per la legge annuale sulla concorrenza si prospetta un cammino in discesa. «Sui balneari siamo all’ultimo miglio» commenta il viceministro allo Sviluppo Gilberto Pichetto Fratin che ha condotto per il governo la mediazione finale. «Certamente - spiega - con una maggioranza così ampia le posizioni in campo erano molto articolate. Lo sforzo non solo mio ma di tutti è stato quello di trovare un punto di caduta comune».

I RINNOVI – Una deroga per lo stop, ma non oltre il 2024
Come ha sancito anche il Consiglio di Stato le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali in essere, frutto sia di proroghe che di rinnovi disposti in base alla legge del 2018, continuano ad avere efficacia fino al 31 dicembre 2023. Al massimo, come hanno concordato ieri le forze di maggioranza, l’autorità competente (il Comune, l’Autorità portuale, ecc.) può differire questo termine «per il tempo strettamente necessario alla conclusione della procedura e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2024». Fino a tale data l’occupazione dell’area demaniale da parte del concessionario uscente è comunque legittima. Per rinviare sino al 2024 la scadenza delle gare devono però sussiste ragioni ben precise, specifica la nuova norma, come ad esempio la presenza di un contenzioso o difficoltà oggettive legate all’espletamento della procedura stessa.

I BENI PUBBLICI – Al via la mappatura, sarà gestita dal Tesoro
Per fare ordine nel mare magnum delle concessioni demaniali, oggetto di ripetuti rilievi circa la cattiva gestione da parte della Ue come della Corte dei Conti, l’articolo 2 del Ddl concorrenza come prima cosa dispone la mappatura di tutte le concessioni di beni pubblici «al fine di promuovere la massima pubblicità e trasparenza dei principali dati e delle informazioni» relative ad atti, contratti e convenzioni che comportano l’attribuzione a soggetti privati o pubblici dell’utilizzo esclusivo del bene pubblico. In questo modo si punta ad avere piena conoscibilità della durata, dei rinnovi, del canone, dei beneficiari, della natura della concessione e dell’ente proprietario. Per questo verrà realizzata una nuova banca dati che sarà gestita dal ministero dell’Economia: previsto uno stanziamento di 3 milioni per il 2022-23 e di 2 dal 2024 in poi.

I RISARCIMENTI – Nessun indennizzo per le opere abusive
Per quanto riguarda gli indennizzi, questione a lungo dibattuta in queste settimane, ieri è stato raggiunto un accordo di massima. Il governo vuole definire criteri uniformi per la quantificazione dell'indennizzo da riconoscere ai concessionari uscenti posto a carico dei subentranti. Per questo si terrà conto sia del valore residuo dei beni immobili oggetto di investimenti per l’esercizio dell’impresa, sia dell'avviamento connesso ad attività commerciali o di interesse turistico. Oltre alle scritture contabili si farà ricorso ad una perizia giurata redatta da un professionista abilitato (o forse espressamente un commercialista) che ne attesta la consistenza. Dai conteggi verranno escluse le opere abusive: gli indennizzi, infatti, sono previsti solo per le aziende in regola con le domande, le comunicazioni e la segnalazione alle autorità amministrative.

LE AREE – I varchi per le spiagge saranno obbligatori
Le gare dovranno essere svolte «sulla base di procedure selettive nel rispetto dei principi di imparzialità, non discriminazione, parità di trattamento, massima partecipazione, trasparenza e adeguata pubblicità» ed andranno avviate «con adeguato anticipo rispetto alla loro scadenza». Nell’individuazione delle aree da affidare in concessione le amministrazioni dovranno assicurare un adeguato equilibrio tra le aree demaniali in concessione e le aree libere o libere attrezzate, nonché la costante presenza di varchi per il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l'area ricompresa nella concessione anche al fine di balneazione. E’ anche previsto che i titolari delle concessioni che ostacolino il libero e gratuito accesso e transito alla battigia siano soggetti a specifiche sanzioni.

I NUOVI CONCESSIONARI – Premiate le offerte di chi ha esperienza
Ai fini della scelta di nuovi concessionari si dovrà tenere in considerazione qualità e condizioni del servizio offerto, degli interventi indicati per migliorare accessibilità e fruibilità del demanio, anche da parte dei soggetti con disabilità, e della idoneità di tali interventi ad assicurare il minimo impatto su paesaggio, ambiente ed ecosistema, con preferenza di piani che prevedano attrezzature non fisse e completamente amovibili. Saranno premiate le offerte presentate da operatori in possesso della certificazione della parità di genere e, soprattutto, si terrà conto dell'esperienza già acquisita nelle attività oggetto di concessione. A favore degli uscenti si prevede invece di «valorizzare» la posizione di quanti hanno almeno 5 anni di attività alle spalle e per i quali la concessione rappresenta la prevalente fonte di reddito per sè e per la famiglia.

GLI AGGIUSTAMENTI – Criteri più uniformi per definire i canoni
Anche per la definizione dei canoni di concessione si punta a definire criteri uniformi per tenere conto del pregio naturale e dell'effettiva redditività delle aree demaniali da affidare in concessione, nonché dell'utilizzo di tali aree per attività sportive, ricreative, sociali e legate alle tradizioni locali, svolte in forma singola o associata senza scopo di lucro, o per finalità. Sino ad oggi la legge, nello specifico per gli stabilimenti balneari, prevede un versamento minimo di 2.500 euro/anno giudicata da più parti molto modesta ed molto probabile che in futuro questa soglia venga alzata. In base al Ddl concorrenza è anche previsto che una quota del canone annuo venga riservato all'ente concedente per realizzare interventi di difesa delle coste e del relativo capitale naturale e di miglioramento della fruibilità delle aree demaniali libere.

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