La Bce rassicura: non ci sarà stagflazione in Europa

Nello speciale documento stilato il relazione all’invasione russa in Ucraina si evidenzia come gli indicatori, ad oggi, non vadano in quella direzione

BRUXELLES. Incertezza, sicuramente sì. Stagflazione, questa invece no. La situazione economica attuale, affetta dalle conseguenze dell’invasione russa in Ucraina, resta contraddistinte da incognite, ma «le attuali previsioni degli esperti restano lontane da uno scenario di stagflazione». La Bce vuole calmare umori, mercati, operatori, investitori e governi. Lo fa attraverso un bollettino speciale dedicato al tema, in cui esclude la possibilità di una fase prolungata di crescita economica bassa o zero, inflazione elevata, e disoccupazione ad alto livello. A patto che tutto resti com’è.

Lo speciale documento d’analisi non ignora che allo stato attuale l’economia, a partire da quella dell’eurozona, ha perso slancio, e che complice il caro-energia, il costo della vita e della produzione è ben lontano dai parametri di riferimento della stessa Banca centrale europea. Tuttavia precisa che per avere un «un episodio stagflazionistico atteso» occorre che allo stesso tempo si verifichino tre condizioni. La prima riguarda un’inflazione attesa elevata o in aumento a livelli non coerenti con l'obiettivo di stabilità dei prezzi della Bce del 2%. La seconda prevede un'economia in stagnazione o recessione. Infine, qualora le due condizioni appena elencate dovessero materializzarsi, dovrebbero durare per «almeno due anni», e dunque nel caso dell’Eurozona fino alla fine del 2023.

Le aspettative di stagflazione si riferiscono dunque ad un orizzonte temporale di medio termine di crescita (Pil) e inflazione «piuttosto che alle dinamiche a breve termine». Ora, le previsioni attualmente disponibili indicano per il 2023 una crescita del Pil superiore al 2%, escludendo dunque quel livello basso o dello «zero virgola». Inoltre, precisa ancora l’analisi dei tecnici della Bce, «la maggior parte dei previsori prevede che l'inflazione scenda al di sotto del 2% nella seconda metà del 2023».

C’è anche un altro fattore da dover considerare. Attualmente l'area dell'euro sta affrontando uno shock dell'offerta «simile allo shock dell'offerta petrolifera degli anni Settanta». Ma l'attuale situazione economica e quella degli anni Settanta presentano differenze che rendono «meno probabile lo sviluppo della stagflazione» in questo momento storico contemporaneo. Questo perché oggi, rispetto a cinquant’anni fa, la dipendenza dal petrolio «è notevolmente diminuita», riducendo così il potenziale impatto economico degli shock dei prezzi del petrolio. Inoltre le attuali proiezioni di crescita del Pil reale «riflettono ancora in parte una ripresa della domanda» dopo la pandemia, stimolata dall'allentamento delle restrizioni cos’ come dal sostegno politico, come ad esempio il meccanismo di ripresa con il suo recovery fund.

Piccola postilla: «Tuttavia, l'incertezza è aumentata e la dispersione delle previsioni è aumentato». In sostanza tutto dipende da come evolverà il conflitto, da quanto durerà, e da come si propagheranno le conseguenze annesse. Per ora, il messaggio che arriva da Francoforte, è quello di evitare panico. Nonostante tutto le cose restano ancora sotto controllo.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Elezioni 2022: i 9 mantovani aspiranti candidati per l'alleanza Sinistra italiana-Europa verde

La guida allo shopping del Gruppo Gedi