Ducrozet (Pictet): “Lagarde ha dato un segnale netto ai mercati, il prossimo passaggio sarà spingere sui rialzi dei tassi”

Il capo della ricerca economica del colosso finanziario svizzero commenta le decisioni della Bce. Vede dettagli a breve sullo scudo anti-spread e sull'Italia avverte: «I Btp sono volatili perché scontano un mercato troppo grande»

Spesso critico verso la morbidezza della Banca centrale europea, a questo giro Frederik Ducrozet, capo della ricerca macroeconomica del colosso elvetico Pictet Wealth Management, ha pochi dubbi. Dal forum annuale della Bce a Sintra, Christine Lagarde ha dato segnali positivi ai mercati finanziari. E sebbene manchino molti dettagli, specie sullo scudo anti-spread, fra gli investitori l’opinione comune è che i 1.700 miliardi di euro di reinvestimento del programma pandemico di aiuti sia abbastanza per ridare fiducia in Lagarde. «C’è stato un segnale politico chiaro», dice Ducrozet, che prova a ipotizzare i prossimi passi di Francoforte.

La Bce ha promesso di fare di più. E ha messo in campo l’intero ammontare del Pepp. Basta?

«Tutti stanno cercando di interpretare Lagarde, stanno osservando i dettagli su come potrebbe funzionare questo nuovo processo di deframmentazione finanziaria. Ma penso che il grande segnale sia stato l'impegno politico in tal senso. E suppongo che anche l'unanimità del Consiglio direttivo lo sostenga. Quindi, in un certo senso, ha mantenuto questo impegno. E penso che il suo discorso sia stato ben bilanciato tra il rischio di inflazione e la necessità di consentire alla Bce di alzare i tassi di interesse».

Ma mancano i dettagli.

«Ce ne sono alcuni, come la partenza del reinvestimento, con una maggiore flessibilità, a partire dal primo luglio. E anche il fatto che ora dobbiamo aspettarci un fermo annuncio dello strumento anti-frammentazione. Ma sì, abbiamo ancora bisogno di ulteriori dettagli. Ciò che capisco è che non c'è stato ancora un accordo nella Bce. Ma penso che a livello di intesa di fondo, non ci siano dubbi».

Quindi è iniziato il percorso verso la normalizzazione?

«Sì, i 25 punti base di rialzo a luglio sono da interpretare come il primo passo del viaggio. E questo percorso, come lo ha definito anche il vicepresidente Luis De Guindos, può solo continuare, tra l'altro, con un segnale ancora più forte di un potenziale aumento di 50 punti base a settembre, se non più forte. Vedremo se discuteranno anche di un incremento da 75 punti base. Ciò può essere possibile se e solo se, a mio avviso, la Bce si assicura che non ci sia più frammentazione».

Abbiamo in campo il reinvestimento del Pepp. Cosa significa?

«L’intero ammontare è fuorviante, non possono portarlo avanti tutto oggi. E penso che ci siano molte sfide tecniche in arrivo con questo reinvestimento flessibile, ma ci sono tre livelli di intervento, in teoria. Il primo è solo quello di anticipare i prossimi 12 mesi di riscatto. In termini di rimborsi di Btp, rimborsi di obbligazioni periferiche e acquistare di più oggi e meno domani, che in un certo senso su 12 mesi è neutrale».

Poi?

«Il secondo strato vedrebbe la Bce intervenire sui riscatti su Germania e Francia, per esempio, per poi reinvestire su Italia e Spagna. Questo sarebbe sicuramente qualcosa di più flessibile rispetto al recente passato. E poi ci sarebbe il caso estremo, ovvero il reinvestimento anche dell’Asset purchase programme (App), che però non è sul tavolo in questo momento. Per questo credo saranno usati i primi due strumenti».

Prima della guerra si parlava di reinvestimento del Pepp fino al 2024. Ora però lo scenario è cambiato. E ci può essere più flessibilità anche in questo caso?

«Un forte segnale è proprio che lo strumento pandemico, anche se non siamo più nella pandemia, può anche essere utilizzato più a lungo. La scadenza del 2024 è scadenza non più così vincolante. È vero. Ma vedo due problemi».

Quali?

«Da un lato si andrà verso una deviazione dai Capital key (gli acquisti in base alle quote di partecipazione delle singole banche centrali nazionali nella Bce, ndr) che potrebbe provocare problemi legali. Dall’altro, finora i programmi come l’App sono serviti per incrementare l’inflazione, non contrastarla. E non sarà facile agire al contrario nel prossimo anno».

E lo scudo anti-spread? Lasciato da parte perché i “falchi” come Germania, Austria e Lituania si sono messi di traverso?

«Sì, ma penso che faccia parte del gioco. Non il disaccordo, ma la discussione in corso, che penso avrebbe dovuto iniziare prima».

Perché?

«Perché non vuoi che il mercato ti costringa ad agire, che è essenzialmente quello che è successo nelle ultime settimane».

Come mai i Btp sono così suscettibili alla volatilità?

«Penso che la risposta più semplice sia che si tratta di un mercato enorme che ha attraversato una serie di crisi negli ultimi 10 anni. E che l'Italia ha bisogno di tornare e rifinanziare il suo debito ogni settimana o ogni due settimane. Quindi tutto ciò rende la situazione molto diversa dagli altri Paesi dell’area euro. Poi, ovviamente, l'altro motivo è che rispetto ad altri Paesi, che hanno anche un livello di indebitamento molto elevato, come la Francia, la percezione del rischio di credito è diversa per ragioni buone o cattive, che potrebbero cambiare in futuro. Ma tutto ciò rende i Btp più sensibili, specie perché spesso vengono utilizzati come garanzia. Qualsiasi movimento, qualsiasi volatilità dello spread, può essere amplificato».

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