Francia, il sovranista Zemmour scioglie gli indugi (falsi): “Mi candido alle presidenziali”

Il polemista di estrema destra già condannato due volte per discriminazione razziale e incitazione all’odio contro i musulmani ha messo fine alla suspence

PARIGI. Archiviato il giornalista, che per anni ha trascinato verso la polemica i dibattiti televisivi. Finito anche lo pseudocandidato, che per quasi quattro mesi ha girato come una trottola per tutta la Francia, a presentare il suo ultimo libro (ma in realtà facendo già campagna per le prossime presidenziali). Oggi Eric Zemmour, il sovranista estremo, già condannato due volte per discriminazione razziale e incitazione all’odio contro i musulmani, ha messo fine alla falsa suspence, con un video di una decina di minuti (e le note angoscianti della settima sinfonia di Beethoven). Si è candidato alle elezioni del prossimo aprile. 

   L’ufficializzazione arriva in un momento di difficoltà nel suo percorso, con i sondaggi ancora sopra il 10% per il primo turno, ma che non toccano più il 17%, come qualche settimana fa. E lo piazzano ormai in terza posizione, dietro a Emmanuel Macron, saldo al primo posto, e la solita Marine Le Pen, numero due. Nel frattempo ci sono stati passi falsi e gaffe, come il dito medio ostentato da un’auto, nelle strade di Marsiglia, la scorsa domenica, in risposta allo stesso gesto di un passante. Ma Zemmour vuole fare il presidente. 

Ebbene, punta a recuperare terreno con questa candidatura ufficiale. E il video, dove legge il suo discorso, tra scaffali di libi antichi, insiste sulla sua posizione anti-immigrazione e di difesa dell’identità francese. «Camminate per le strade delle vostre città – dice ai potenziali elettori - e non le riconoscete. Guardate i vostri schermi e vi parlano delle lingue strane, per dirla tutta: straniere. Scrutate i manifesti pubblicitari o le serie televisive, le partite di calcio, i film al cinema, gli spettacoli o le canzoni, i libri scolastici. Prendete la metropolitana e i treni, aspettate i vostri figli all’uscita della scuola o andate al pronto soccorso o fate la fila alla posta. E avete l’impressione di non essere più nel Paese che conoscevate». 

Zemmour punta poi sul pregio che più gli viene riconosciuto dai suoi fans, il fatto che lui dice le cose come stanno. «A lungo avete avuto paura di dirlo – continua nel suo messaggio -, avete provato vergogna per le vostre impressioni. Poi vi siete resi conto che il vostro sentimento di espropriazione era condiviso da tutti. La Francia non era più la Francia e tutti se ne erano resi conto». «Certo, siete stati disprezzati, dai potenti, dalle élite, dai benpensanti, dai giornalisti, dai politici, dagli universitari, dai sociologi, dai sindacalisti e dalle autorità religiose. Dicevano che tutto quello era falso». Nel video, intanto, scorrono le immagini di alcuni intellettuali nel mirino dell’estrema destra, come Jacques Attali e Bernard-Henry Lévy, 

   Seguono alcuni accenni a una sorta di programma, ma molto vaghi, come «la volontà di reindustrializzare la Francia» o di «ripristinare l’eccellenza della scuola repubblicana». La musica di fondo, in realtà, anche per il contenuto, resta sempre la stessa. Lui vuole diventare Presidente «perché i nostri figli e i nostri nipoti non conoscano la barbarie, perché le nostre figlie non siano velate e i nostri figli sottomessi. Per preservare i nostri modi di vita, la nostra lingua. Perché i francesi restino francesi. E gli ultimi arrivati si assimilino alla loro cultura». Ultimo avvertimento: «Vi diranno che siete razzisti, ma la più bella passione che vi anima è quella per la Francia». 

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