Gas liquido e pannelli solari per sostituire il gas di Putin

La svolta Ue vale oltre 200 miliardi. Timmermans: l’Eni viola le sanzioni

INVIATO A BRUXELLES. Risparmio energetico, diversificazione delle forniture e accelerazione sulle rinnovabili. Sono i tre pilastri del piano “RePowerEU” adottato ieri dalla Commissione europea per tagliare di due terzi l’import di gas russo entro la fine dell’anno, con l’obiettivo di azzerarlo totalmente «tra il 2026 e il 2027». Uno sforzo enorme che costerà più di duecento miliardi di euro, sempre che non si vada verso uno stop improvviso dei flussi, decisamente più costoso. In quel caso scatterebbero piani d’emergenza, i cui contorni sono stati predisposti proprio nel pacchetto presentato ieri.

Si tratta di uno scenario che si vuole scongiurare a tutti i costi, ma che non può essere escluso, soprattutto alla luce delle tensioni legate al nuovo sistema di pagamento in rubli. Bruxelles continua a dire che non si può fare: ieri il vicepresidente della Commissione, Frans Timmermans, lo ha ripetuto molto chiaramente, mentre il suo collega Paolo Gentiloni ha cercato di sviare la questione. Il punto è che le principali società energetiche – tra cui l’Eni – vanno avanti, forti del sostegno dei rispettivi governi. Per la Commissione l’apertura del secondo conto in rubli configura una violazione delle sanzioni, ma i governi (che hanno la responsabilità di farle rispettare) contestano a Bruxelles l’assenza di un parere giuridico chiaro a sostegno di questa tesi. Una partita a ping pong tutta interna all’Ue che al momento ha un solo vincitore: il Cremlino.

Sul fronte dell’accelerazione verso le rinnovabili, la Commissione ha messo a punto una strategia per il solare che punta a raddoppiare la capacità fotovoltaica entro il 2025, portandola a 320 Gw, per poi salire a 600 Gw entro il 2030. Per arrivarci, l’Ue intende rendere obbligatoria l’installazione di pannelli sui tetti di tutti gli edifici pubblici e commerciali che hanno una superficie superiore ai 250 metri quadrati entro il 2027 (entro il 2026 per quelli di nuova costruzione). Per i nuovi edifici residenziali l’obbligo scatterà invece entro il 2029. Ci saranno inoltre interventi per rendere più facili le autorizzazioni per le rinnovabili e le infrastrutture associate: «Vogliamo garantire che si riducano a un solo anno» ha annunciato Ursula von der Leyen. L’obiettivo è infatti di portare al 45% la quota di rinnovabili nel fabbisogno energetico europeo entro il 2030 (il target precedente era del 40%).

Ci sono nuovi obiettivi vincolanti anche per quanto riguarda l’efficienza energetica: il taglio richiesto entro il 2030 passa dal 9 al 13%. Saranno poi «incoraggiati» comportamenti per ridurre del 5% il consumo di gas e petrolio, tra cui la riduzione delle temperature negli edifici d’inverno e l’aumento delle temperature minime d’estate, ma anche la sostituzione delle caldaie a gas con le pompe di calore.

Sul fronte della diversificazione delle forniture, l’Ue ha messo a punto il progetto per creare una piattaforma per l’acquisto congiunto di gas, gas naturale liquefatto (Gnl) e idrogeno (seppur su base volontaria). Accanto a questo è stata definita una strategia diplomatica per intensificare i contatti con i potenziali fornitori: Canada e Stati Uniti per il Gnl, ma anche l’Algeria, alcuni Paesi dell’Africa Sub-Sahariana, quelli del Golfo, l’Azerbaigian, Egitto e Israele. Non solo, l’Ue punta a un coordinamento più stretto con altri compratori: nei documenti vengono menzionati Cina, Corea e Giappone.

Come detto, la Commissione ha preparato anche dei piani di contingenza nel caso in cui le forniture di gas dalla Russia si interrompessero improvvisamente. Di fronte a un simile scenario, Bruxelles attiverebbe un meccanismo di solidarietà, con razionamenti concordati e riduzione della domanda da parte dei Paesi meno colpiti a beneficio di quelli maggiormente in difficoltà. In questo contesto – suggerisce la Commissione – si potrebbe prendere in considerazione anche l’introduzione di un tetto massimo al prezzo del gas, per contenere i costi che diversamente schizzerebbero alle stelle. Tale misure dovrebbe però essere temporanea, disegnata in modo da evitare la “fuga” dei fornitori alternativi e limitata alla fase d’emergenza. Non è proprio ciò che chiedeva l’Italia, visto che il governo di Mario Draghi da mesi ormai insiste per un tetto al prezzo del gas da introdurre subito, in modo da affrontare la situazione attuale.

Ma il capitolo dedicato al caro-bollette non offre strumenti rivoluzionari. C’è il via libera ai prezzi calmierati per i consumatori e ai sussidi, magari utilizzando gli extra-profitti delle società energetiche. L’esecutivo Ue ha sposato le tesi dell’Acer, l’Agenzia per la cooperazione fra i regolatori nazionali dell’energia, che sconsiglia interventi strutturali sui mercati dell’energia e in particolare su quello dell’elettricità.

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