La missione in Asia di Biden: “Alleati contro le autocrazie”

Il discorso del leader Usa alla fabbrica della Samsung in Corea del Sud. «La brutale aggressione dell’Ucraina danneggia l’economia globale»

Dal corrispondente da Washington. Una missione in Asia con lo sguardo dritto all’Europa. Il presidente americano Joe Biden porta in Corea del Sud – prima tappa della missione al di là del Pacifico che lo porterà domani in Giappone – anche il testo della legge con cui il Congresso libera 40 miliardi di dollari per il sostegno all’Ucraina. Lo ha firmato simbolicamente dall’Estremo Oriente per dire che l’America sa muoversi su più fronti e che la «distrazione russa» non lo distoglie da quella che al Pentagono e negli uffici del Dipartimento di Stato è considerata la sfida vera della prossima (e di questa) generazione: quella con la Cina. Ma anche per ribadire che la vicenda ucraina ha ricadute e ripercussioni globali e che gli alleati asiatici devono compattarsi anche a sostegno di Kiev.

Il leader statunitense nel primo intervento a Pyeongtaek, alla fabbrica dei semiconduttori della Samsung, ha messo l’accento su come la «brutale aggressione dell’Ucraina» abbia avuto un impatto non solo sulla sicurezza ma anche sull’economia globale, danneggiando la supply chain.

E’ un messaggio che vale per Putin, ed è destinato anche al leader cinese Xi Jinping e a come i comportamenti della Cina – dalla gestione del Covid alle minacce ripetute su Taiwan – abbiano un’influenza diretta sui commerci e le relazioni.

Biden oggi avrà un bilaterale con il neopresidente sudcoreano Yoon Suk-yeol e a lui ribadirà la necessità di rafforzare i legami – politici, di sicurezza ed economici – in nome di quella contrapposizione «con le autocrazie che non condividono i nostri valori». Nessun riferimento esplicito a Pechino, ma il riferimento a queste latitudini è evidente.

Il leader americano è arrivato in Asia «salutato» ieri mattina da un sondaggio della Ap che ne colloca la popolarità al 38%, il punto più basso in 16 mesi di presidenza. Non è forse un caso che da là la Casa Bianca recapiti messaggi di ottimismo sull’occupazione che tiene anche negli Stati più poveri. Il discorso alla Samsung invece serve a Biden per ribadire la centralità delle partnership sulla produzione e lo sviluppo dei semiconduttori. Washington da tempo ha intrapreso una strada verso l’autonomia. Ha sostenuto l’impianto in Ohio di Intel; e ha sviluppato partnership in Arizona con la taiwanese Tsmc, gigante della produzione dei semiconduttori, fondamentali per lo sviluppo tecnologico, l’intelligenza artificiale, i telefonini e le auto a guida autonoma.

E’ qui che Biden ha fatto un riferimento alla joint venture fra Samsung e Stellantis in America per la costruzione di un impianto per batterie al litio. È qualcosa – ha ricordato Biden – «che ci catapulta verso un futuro di energia pulita di cui abbiamo bisogno e fa avanzare le nostre economie, la sicurezza e gli obiettivi climatici». Samsung negli Usa ha investito 17 miliardi di dollari, e il presidente ha rimarcato che gli States «sono una destinazione privilegiata per i soldi stranieri perché noi abbiamo lavoratori altamente qualificati e dediti». Ed è qui che Biden ha lanciato un messaggio molto chiaro all’elettore Usa e alla base democratica sottolineando il valore che al mercato del lavoro hanno portato i sindacati. «Stellantis sa quanti benefici provengono dall’aver un buon rapporto con i sindacati in America. Hanno un’intesa nazionale con il mio amico Ray Curry e lo United Auto Workers (Uaw)». Quindi ogni joint venture farebbe bene ad avere – il ragionamento del presidente – relazioni ottimali con i sindacati.

Oggi Biden avrà un bilaterale con Yoon, poi terrà una conferenza stampa prima della cena di gala. Domenica sarà in Giappone. Sul tavolo oltre le relazioni economiche che sono uno degli strumenti che Washington ritiene chiave per rafforzare il fronte anti-cinese, anche le questioni di sicurezza.

Due i temi: le provocazioni cinesi su Taiwan e la Nord Corea. Mercoledì Jake Sullivan, consigliere per la Sicurezza nazionale, ha avuto un colloquio con l’omologo cinese Yang Jiechi. Oltre che di Ucraina e Russia, i due avevano parlato di non proliferazione. Dal fronte cinese però era uscita anche la contrarietà di Pechino sulle mosse Usa verso Taiwan invitando l’America a smettere di sollevare la questione perché rischia «di mettere a rischio la situazione». Sul fronte coreano invece l’intelligence sta monitorando i movimenti del regime. Ci sono informazioni che lasciano presagire un test con missili intercontinentali balistici durante la visita in Asia di Biden. Negli ultimi mesi Pyongyang ha alzato il tiro facendo diversi test missilistici e riattivando alcuni impianti nucleari.

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