Putin arruola la Bielorussia e lancia un messaggio al G7

Il presidente bielorusso Alexander Lukashenko al summit con Vladimir Putin

Dopo il summit con Lukaschenko, lo Zar ridisegna la sua strategia: più atomiche tattiche, raid a tappeto per stoppare il contrattacco ucraino

Lo schema di sette macchine blindate nere tutte uguali che sfrecciano da una parte all’altra della città paralizzando il traffico a qualsiasi ora è una cosa a cui i moscoviti hanno fatto l’abitudine. E il fatto che l’altra notte siano state filmate nel cuore della notte dai telefonini di chi stazionava dalle parti del Cremlino ha confermato ciò che a Mosca tutti sanno: in una di quelle macchine - che si muovono cambiandosi di posto a tutta velocità - c’è Vladimir Putin. Il fatto che il portavoce presidenziale Dmitry Peskov, a proposito dell’incontro in notturna, abbia commentato a Ria Novosti che «No, non è così, va tutto bene», è suonato a molti come una conferma. Ma alla fine, che l’incontro ci sia stato o meno, cambia di poco la sostanza delle cose: fatto sta che il mattino dopo, gli elementi per un cambio tattico nella strategia aggressiva del Cremlino c’erano tutti, e vale la pena metterli in fila.

Nella mattina di sabato Putin ha avuto un incontro a San Pietroburgo con il presidente della Bielorussia Alexander Lukashenko. Un colloquio durato oltre un’ora, in cui si è evocato il 1941, «quando ci cullavamo nel sogno che nessuno avrebbe attaccato» - ha detto il presidente belorusso - e in cui ci si è trovati sostanzialmente d’accordo sulla pericolosità dei voli di addestramento degli aerei americani e della Nato: «Si preparano a trasportare testate nucleari e sono molto fastidiosi - ha detto ancora Lukashenko - Dobbiamo essere pronti a tutto, anche all’uso di armi più serie, per una protezione che vada da Brest a Vladivostok». Per far fronte alle paure del vicino, Putin ha detto che nei prossimi mesi gli consegnerà missili Iskander-M e i sistemi tattici, capaci di trasportare missili balistici e testate nucleari: «In sei Paesi europei della Nato - ha detto Putin - gli americani stanno immagazzinando 200 testate tattiche nucleari, per lo più bombe atomiche. Per loro abbiamo preparato 257 aerei». Sullo sfondo, la limitazione del transito dalla Russia a Kaliningrad - considerato da Lukashenka «come dichiarare guerra», paragone che Putin avrà senz’altro condiviso.

Qualche ora prima che lo scambio di opinioni avvenisse, però - per la precisione alle cinque del mattino stesso - una pioggia di fuoco si era abbattuta sulla regione di Chernihiv, in Ucraina settentrionale. Le forze armate di Kiev hanno denunciato un «massiccio attacco missilistico» lanciato dal fianco belorusso, con circa venti razzi che hanno preso di mira il villaggio di Desna. Secondo l’Intelligence di Kiev sei velivoli russi sono entrati nello spazio aereo belorusso lanciando missili Cruiser a circa 50 chilometri dal confine ucraino: si tratterebbe del primo caso di attacco aereo lanciato dal territorio della Bielorussia, a dimostrazione di quanto poi i due leader si sono detti, qualche ora dopo.

Il messaggio di Putin ai leader occidentali che ieri sera sono arrivati al summit del G7 previsto stamane al castello di Elmau, in Germania, è molto chiaro: la Russia non si fermerà, continuerà a interpretare ogni tentativo di contenimento come un’aggressione e intende far sì che agosto sia il mese della grande offensiva. A rafforzare il messaggio, è tornato a sfoggiare un certo presenzialismo il ministro della difesa russo Shoigu, che ieri, dicono le fonti ufficiali, «ha ispezionato un gruppo di truppe russe coinvolte in un’operazione militare speciale in Ucraina, ha ascoltato i rapporti dei comandanti sulla situazione attuale e ha assegnato alcune medaglie al valore». Ai leader occidentali spetta adesso il compito di strutturare una risposta adeguata. C’è molta attesa per l’intervento del presidente americano Biden, che arriva indebolito da una complicata situazione interna. Boris Johnson, in un incontro a margine con Macron alla vigilia del summit, ha nel frattempo ripetuto l’importanza di sconfiggere Putin sul campo, e di rinunciare a qualsiasi trattativa in questo momento: «L’Ucraina deve sentirsi sostenuta a tutto campo, da tutti i Paesi occidentali». L’ipotesi che a fine agosto sia possibile riprendere le trattative - come avevano ventilato le autorità ucraine - si arricchisce oggi di un ulteriore interrogativo: a quale prezzo, su quali basi?

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