Aborto, i dipendenti all’attacco di Starbucks: “Sostiene solo chi non è iscritto al sindacato”

La sfida su Twitter: discriminazioni sui viaggi per l’accesso all’interruzione di gravidanza. La replica: la possibilità vale per tutti gli addetti

E’ un giallo a sfondo sindacalo quello che si sta consumando in seno alla multinazionale Starbucks. Il colosso del caffè è stato tra le prime aziende della Corporate America a mobilitarsi dopo la sentenza con la quale la Corte Suprema degli Stati Uniti ha sancito il diritto a vietare l’aborto da parte degli Stati dell’Unione. Il gruppo di Seattle si è unito ad altri Big come Conde Nast, Walt Disney, Cigna, Paypal, Apple, Amazon, Citigroup e Bank of America, garantendo alle proprie dipendenti di coprire le spese di viaggio per avere accesso all’interruzione di gravidanza in un altro Stato. Secondo quanto denunciato da alcuni dipendenti però Starbucks avrebbe deciso di applicare tale “benefit” ai lavoratori non sindacalizzati, ovvero a coloro che non hanno aderito alla Union di settore, che non viene vista del tutto di buon occhio dall’azienda con cui, secondo quanto riporta il Seattle Times, i rapporti sono tesi. Il quotidiano ha raccolto le testimonianze di alcuni dipendenti che lamenterebbero proprio «trattamenti poco chiari» sulla copertura delle spese di viaggi per abortire nei confronti dei lavoratori che aderiscono al sindacato di base. O meglio la politica aziendale, opportunamente modificata il 15 giugno in vista del pronunciamento della Corte, prevede che nelle polizze di copertura sanitaria sia introdotta la nuova voce di spesa.

Ma per chi fa parte della Union le indicazioni sulle cifre coperte non sono specificati. La società ha infatti affermato di non poter «fare promesse o dare garanzie su determinati benefit» per i negozi sindacalizzati. La dichiarazione avrebbe causato una levata di scudi su Twitter da parte dei lavoratori e degli attivisti. «Vuoi un parto forzato con il tuo latte?», twitta Terri Gerstein, avvocato per i diritti dei lavoratori. «Starbucks sta sfruttando la fine di Roe a sostegno della sua lotta sindacale. Dice che fornirà l'accesso ai viaggi per aborto ai dipendenti, ma non può prometterlo ai lavoratori delle caffetterie sindacalizzate con @SBWorkersUnited. Vergognoso!». Sara Kelly, responsabile di Partner Resources di Starbucks (il dipartimento del personale), spiega che le leggi federali sul lavoro richiedono la contrattazione collettiva per determinare tutti i salari, i benefici e le condizioni di lavoro per i lavoratori sindacalizzati. «Ciò significa che Starbucks non può fare promesse» su eventuali benefici per i lavoratori attualmente rappresentati dai sindacati, ha affermato. Spiegazione che viene confermata da un portavoce di Starbucks secondo cui i vantaggi sulla copertura dei viaggi per l'aborto sono disponibili per tutti i dipendenti: «Poiché si tratta di un ampliamento dei vantaggi esistenti, se sei un dipendente Starbucks con i benefici sanitari di Starbucks, il costo delle spese di viaggio per questo tipo delle procedure mediche è coperto, indipendentemente dallo stato sindacale». «La natura della contrattazione collettiva, tuttavia, rende impossibile fornire promesse o garanzie per i benefici».

Maggie Carter, barista in un punto vendita sindacalizzato di Knoxville, nel Tennessee, spiega però che regna l’incertezza sulla reale disponibilità del nuovo benefit. La donna ha chiesto informazioni al suo manager già un mese fa: «Sto aspettando una risposta». Carter pensa che quello di Starbucks sia un tentativo di confondere e intimidire i dipendenti che vogliono unirsi al sindacato. Come lei altri dipendenti e osservatori, dice il sito Dailydot, che accusa Starbucks di condotte scorrette al fine di dissuadere i lavoratori dall'unirsi ai sindacati nelle quasi novemila caffetterie degli Stati Uniti.

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