Russia, terrorismo di Stato

Dalla forza militare alla minaccia della fame, Mosca esporta la paura con violenza e intimidazioni. Putin è troppo debole per imporre un mondo nuovo, ma è abbastanza pericoloso per indebolirci

Arrivato a marzo in Lituania, ho fatto una scoperta straordinaria: dai negozi erano spariti il sale e i fiammiferi. Per una settimana mi è toccato chiedere il sale ai vicini, poi è ricomparso. Più o meno nello stesso momento Aleksandr Lukashenko, allargando le braccia in finto stupore, raccontava alla tv che ai confini della Bielorussia si erano formate code di cittadini lituani, e che aveva dato ordine di fornire ai negozi vicini alla frontiera quantitativi supplementari di sale. Inoltre, dalle farmacie lituane era sparito lo iodio: si diceva che andasse assunto in caso di radiazioni, mezz’ora prima dell’attacco atomico e poi per i due giorni successivi.

I Paesi Baltici hanno vissuto il mese di aprile in relativa tranquillità, con nuovo attacchi di panico alla vigilia del 9 maggio, quando – o almeno così si diceva – Putin avrebbe celebrato il giorno della vittoria con una mobilitazione generale dei russi, oppure con un attacco nucleare alle città europee. A Riga si aspettavano provocazioni. In Germania si era iniziato a parlare di ripristinare i rifugi antiaerei pubblici dei tempi della Seconda guerra mondiale, e della guerra fredda. In Europa e negli Usa è in corso un autentico boom dei bunker: la domanda di rifugi privati, il cui costo varia da 50 mila dollari a un milione, è aumentata di decine di volte.

Possiamo sorridere delle paranoie di europei ed americani più suscettibili, ma la guerra in Ucraina ha scosso il mondo come mai prima nella memoria di due generazioni: né l’Iraq, né la Jugoslavia hanno avuto un impatto così profondo sul sistema. Il presidente degli Usa Joe Biden sta accusando la Russia di aver provocato l’inflazione record degli ultimi 40 anni, mentre Putin si compiace che «ormai l’inflazione porta il mio nome, anche se non c’entriamo nulla». Ma gli eventi più drammatici sono quelli in corso sui mercati alimentari: il mondo rischia un’autentica catastrofe. La guerra, e il blocco dei porti ucraini da parte dei russi, significano che milioni di tonnellate di grano resteranno nei campi, oppure marciranno nei silos, condannando decine di milioni di asiatici e africani alla fame. Lo storico Timothy Snyder ricorda che l’idea di controllare il grano ucraino non è nuova, ci avevano pensato sia Stalin sia Hitler: il primo ha creato in Ucraina la carestia dell’Holodomor, che ha ucciso quasi 4 milioni di persone, il secondo voleva mandare il grano in Germania per ridurre alla fame milioni di sovietici. Putin sta ricorrendo oggi alla stessa tattica, ricattando il mondo e contando su un’invasione dell’Europa da parte dei profughi dal Nord Africa e dal Medio Oriente, i principali consumatori del grano ucraino.

Anche se le bombe esplodono e uccidono in Ucraina, di fatto sul nostro pianeta è ormai in corso una guerra mondiale, esattamente come l’aveva programmata il Cremlino, ossessionato dai deliri sulla Terza guerra mondiale. In questa guerra la Russia non dispone né di una forza militare superiore (il «secondo esercito del mondo» si è impantanato nel Donbass, dove combatte per mesi per conquistare piccoli snodi ferroviari), né di un potenziale economico, né di risorse umane, tecnologiche e mediatiche significative. Controlla però un potenziale importante: la paura, e la capacità di influire sui processi globali ben oltre i propri confini. Il mondo moderno è talmente complesso da permettere a un problema di produrre effetti a cascata imprevedibili: l’anno scorso, il disastro della nave container Ever Given, arenatasi per sei giorni in una secca del canale di Suez, ha arrecato un danno enorme a tutta l’economia globale. La Russia oggi è quella nave, è il virus inserito nelle reti globali per danneggiarle o addirittura mandarle in tilt.

Il commercio della paura è stato una specialità russa fin dalla notte dei tempi. Esiste una frase apocrifa, attribuita ora allo zar Nicola I, ora ad Alessandro III, che avrebbero scritto di proprio pugno sul progetto di un manuale di geografia per cadetti: «La Russia non è una potenza industriale, agricola o mercantile; la Russia è una potenza militare, e il suo destino è quello di essere una minaccia per tutto il mondo circostante». Per secoli, la Russia ha gravato sopra l’Europa da Oriente come erede della Orda asiatica, è nelle guerre con essa che si è formata l’identità europea. Il filosofo Boris Groys ha invece definito la Russia come il «subconscio dell’Occidente», dove l’Occidente colloca i suoi ricordi rimossi e le paure.

Contemporaneamente, la Russia ha proposto al mondo altre immagini: quella mistica, la «spiritualità», del femminino e dell’enigmatica anima russa. Non a caso in molti film di James Bond a sfidarlo arriva una spia russa, perfida e seducente. Infine, la Russia ha prodotto anche un modello unico di modernizzazione: l’esplosione culturale dell’avanguardia russa e quella politica della rivoluzione hanno prodotto un’energia che ha spinto il Paese quasi per un secolo.

Per molti Paesi il progetto di modernizzazione sovietica è rimasto un modello e un’alternativa (molto mitizzata) al capitalismo liberale, la base del «soft power» sovietico. Verso il 1980 però, dopo i carri armati sovietici a Budapest e Praga, dopo l’invasione dell’Afghanistan e la legge marziale in Polonia, l’alternativa sovietica si è appannata, e nell’arsenale della superpotenza era rimasto solo il vecchio e collaudato kit bellico delle minacce. La Russia contemporanea è troppo debole per costruire un mondo nuovo, ma è abbastanza pericolosa e integrata nelle reti globali per distruggere quello vecchio, minacciandolo con cataclismi e instabilità, con nuove guerre e l’apocalisse nucleare.

Il Cremlino non nasconde il suo obiettivo: mantenere una «certa tensione» in Occidente è «necessario il più a lungo possibile», disse Putin alla fine del 2021. L’ex ideologo del Cremlino Vyacheslav Surkov si è prodotto in un lungo saggio in cui proponeva alla Russia di iniziare a «esportare il caos». La Russia, di fatto, produce minacce e le capitalizza, operando sul terreno fertile della paura storicamente coltivato nel subconscio occidentale. Questa esportazione della paura ha una definizione molto precisa: si chiama terrorismo, cioè l’azione di influire sull’opinione pubblica e le istituzioni attraverso la violenza e l’intimidazione. Oggi la Russia si dedica, come Stato, al terrorismo militare, alimentare, migratorio, informativo, chimico (basti ricordare gli avvelenamenti di Litvinenko, degli Skripal e di Navalny) e nucleare, almeno a livello di ricatto.

Il terrorismo normalmente è l’arma dei deboli – dei palestinesi, degli islamisti, dell’estrema sinistra – che cercano di far saltare i grandi sistemi con metodi asimmetrici di lotta contro un nemico soverchiante. È la stessa tattica di Putin, che compensa così l’evidente debolezza economica, tecnologica e diplomatica russa. Iniziando il suo regno come il «presidente della modernizzazione», che doveva adattare il proprio Paese alle esigenze della globalizzazione, paradossalmente ci è riuscito: vent’anni dopo, la Russia è globalizzata come terrorista e minaccia principale all’ordine mondiale contemporaneo. La sicurezza globale non può venire garantita senza una soluzione cardinale del «problema Russia». Questa a sua volta richiederà un coordinamento degli sforzi internazionali senza precedenti dalla Seconda guerra mondiale, ma per ora l’Occidente non possiede né un piano chiaro di come uscire dalla crisi (se non contiamo la vile paura di «non umiliare Putin» e l’infantile desiderio di «riportare tutto come era prima», né dei politici e delle istituzioni pronti ad affrontare questo compito. Questo significa che il caos non farà che espandersi, il suo prezzo aumenterà, e il Cremlino continuerà a cavalcare questa torbida onda. Intanto, la guerra mondiale andrà avanti, dai bombardamenti di Kiev alle esecuzioni a Donetsk, e dalla fame in Africa ai bunker in Baviera, senza che se ne veda la fine.

*Professore dell’Università libera

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Omnia Mantova - In piazza Gasometro l'archeologia è industriale

La guida allo shopping del Gruppo Gedi