Per l’Ucraina distrutta dalla guerra una ricostruzione da 750 miliardi: “Anche la Russia dovrà pagare”

A Lugano la conferenza per la rinascita dell’Ucraina: 800 mila edifici distrutti. Von der Leyen: «L’Ue vi aiuterà». Zelensky: congeliamo i beni degli oligarchi

DALL’INVIATO A BRUXELLES. Servono 750 miliardi di dollari. Per rimettere in piedi 800 mila edifici distrutti dalle bombe, per ricostruire le vecchie infrastrutture e crearne di nuove in modo da restituire un Paese migliore ai dodici milioni di cittadini che dall’inizio dell’invasione russa hanno lasciato le loro case per spostarsi in altre città o addirittura all’estero. Con il conflitto ancora in corso, il governo ucraino ha presentato la conta dei danni: in euro fanno circa 720 miliardi e la conversione è d’obbligo visto che l’Unione europea ha deciso di giocare un ruolo centrale, pur non potendo farsi carico dell’intera somma. Bruxelles lancerà e coordinerà una piattaforma che servirà per raccogliere le donazioni, elaborare progetti con i privati, definire gli investimenti necessari, ma soprattutto mettere in moto le riforme politico-amministrative che serviranno per avvicinare sempre più il Paese agli standard democratici dell’Ue. Un vero e proprio Piano Marshall per l’Ucraina, o se volete un Recovery Plan, visto il ruolo di primo piano dell’Ue. Di una cosa il governo di Kiev è certo: «Anche la Russia dovrà pagare la sua parte, contribuendo con i beni confiscati».

Il primo passo di questo percorso è stato compiuto ieri a Lugano, dove si è aperta la Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina. «Non è solo un progetto locale di una nazione, ma il compito comune di tutto il mondo democratico», ha sottolineato nel suo messaggio Volodymyr Zelensky. Per questo il presidente ucraino ha chiesto una ricostruzione «su larga scala, con grandi finanziamenti e investimenti». Tra gli 800 mila edifici distrutti, Zelensky ha ricordato che ci sono anche «79 unità ospedaliere», oltre che «scuole, università e asili». Il governo ucraino ha creato una mappa digitale con gli aggiornamenti in tempo reale delle distruzioni causate dalla guerra che servirà per la ricostruzione.

Ursula von der Leyen, presente a Lugano per la Conferenza, vuole che l’Ucraina vinca «non solo la guerra, ma anche la pace». La presidente della Commissione ha ricordato che i fondi saranno vincolati alla realizzazione delle riforme, secondo lo schema già collaudato con il Next Generation Eu per gli Stati membri: «Servono riforme coraggiose – ha avvertito –. Si tratta di sfide enormi, ma non insormontabili. L’Ucraina può emergere da questa guerra con solide istituzioni e un’economia più verde e più resiliente». Zelensky è consapevole che l’Ucraina deve «rafforzare ulteriormente le sue istituzioni e migliorare gli standard di vita», però ha anche rivendicato un contributo indiretto «alla più grande riforma euroatlantica: abbiamo riunito l’Europa e abbiamo rinvigorito la Nato come non si vedeva da anni».

Secondo Kiev, l’Occidente dovrà far pagare in primis la Russia, confiscando i beni congelati agli oligarchi, ma soprattutto le riserve della Banca centrale attualmente sotto sequestro. L’Unione europea ha già messo in campo la cornice giuridica necessaria, ma in alcuni Paesi ci sono ancora ostacoli legali. Sulle riserve della Banca centrale russa, che globalmente ammonterebbero a circa 300 miliardi di dollari, Bruxelles più che la confisca valuta una sorta di rilascio condizionato all’effettivo contributo russo per la ricostruzione di Kiev. Ma anche questo piano non è ancora definito e restano da sciogliere parecchi nodi di natura legale.

Qualche risposta potrebbe arrivare tra settembre e ottobre, quando la Commissione europea e il governo tedesco organizzeranno un’altra conferenza internazionale per mettere in piedi la ricostruzione dell’Ucraina. Al momento, però, le risorse messe sul piatto dall’Ue sono scarse: von der Leyen ha rivendicato di aver «mobilitato circa 6,2 miliardi di sostegno finanziario» dall’inizio dell’invasione. L’ultimo miliardo (in prestito) è stato annunciato la scorsa settimana, mentre non decolla ancora il prestito da 9 miliardi che dovrebbe servire per assicurare a Kiev la liquidità nell’immediato: per raccogliere le risorse sui mercati, Bruxelles ha bisogno delle garanzie statali degli Stati membri. Ma il progetto è stato sin qui bloccato dalla Germania. La Banca europea per gli investimenti, però, ha preparato un piano per mobilitare fino a 100 miliardi di euro attraverso uno schema simile a quello utilizzato per aiutare le imprese Ue a rialzarsi dopo la prima ondata del Covid.

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