“Meloni evoca passato cupo. Democrazia in pericolo se vince”. Guardian attacca leader FdI

Allarme del quotidiano britannico per le conseguenze in Europa di una vittoria della destra in Italia

ROMA. «Giorgia Meloni non sarà fascista. Ma evoca ricordi cupi del passato dell'Italia», titola il quotidiano britannico Guardian. E «una sua vittoria alle elezioni per Fratelli d'Italia sarebbe una minaccia per la democrazia in tutta Europa». Inoltre «salvo un improbabile miracolo politico, Giorgia Meloni diventerà primo ministro. Sarà un momento storico per l'Italia e per l'Europa».  Giorgia Meloni è «a capo del partito di estrema destra e populista Fratelli d'Italia - l'erede politico diretto del neofascista Movimento Sociale Italiano (con cui condivide parte del suo simbolo, una bandiera-fiamma)». Quindi, sottolinea il Guardian, una delle nazioni centrali dell'eurozona sarà governata da una coalizione di centro-destra largamente euroscettica e anti-immigrati: l'alleanza tra Giorgia  Meloni, la Lega di Matteo Salvini e i resti di Forza Italia dell'ottantacinquenne Silvio Berlusconi avrà quasi certamente una forte maggioranza».

Sinistra divisa

«La sinistra è debole e divisa, e i legami con ciò che resta del Movimento Cinque Stelle ultra-populista (che si è a sua volta diviso) si sono spezzati. Senza alleanze ampie, nel sistema elettorale misto e complicato dell'Italia, e con drastici tagli al numero di parlamentari grazie alla lunga campagna dei Cinque Stelle sostenuta da un referendum, l'opposizione sembra essere in uno stato disastroso- evidenzia il quotidiano britannico-. Il governo tecnocratico dell'ex banchiere Mario Draghi è stato ampiamente popolare, ma sempre destinato a finire senza alcun tipo di eredità politica. La lunga agonia dell'Italia, fatta di governi di emergenza e coalizioni fragili, sembra volgere al termine. Il governo Meloni durerà, salvo scandali o tracolli economici, che non si possono escludere».  il Guardian sottolinea «l'ironia della sua ascesa al potere mentre in Italia ricorre il centesimo anniversario della prima presa di potere fascista nel mondo: la Marcia su Roma di Benito Mussolini dell'ottobre 1922, che segnò l'inizio della fine della democrazia italiana e l'istituzione di un regime ventennale».

"Non è fascista”
«La Meloni non è una fascista. Non comanderà eserciti di gruppi armati in camicia nera e non cercherà di rovesciare la democrazia liberale. Al di là di questi elementi di base, i segnali sono estremamente preoccupanti - per l'Italia, l'Europa e la democrazia. Meloni e Salvini sono populisti dello stampo di Viktor Orbán, Nigel Farage e Marine Le Pen- puntualizza il Guardian-. Hanno costruito il loro successo su promesse di tagli fiscali enormi e regressivi, su una retorica nazionalista anti-immigrati e anti-rifugiati (con elementi di teorie della Grande Sostituzione) e su narrazioni anti-UE e anti-euro. Gran parte di questo è stato giocato sui social media, dove Meloni e Salvini sono giocatori esperti, a differenza di Berlusconi, che non è mai andato oltre la televisione come suo mezzo preferito». E «mentre la Meloni nega ufficialmente, e con rabbia, qualsiasi legame con il fascismo, la base del suo partito contiene molti attivisti e altre persone spesso definite in modo pittoresco come "nostalgici" del regime di Mussolini. Esempi di questi legami (slogan, statue, saluti) sono comuni e spesso liquidati come "folklore" - non seri, o meri elementi di facciata. I consiglieri del partito della Meloni sono stati spesso visti fare il "saluto romano", lodare Mussolini e indulgere in un aperto razzismo».

Immagine moderata
«L'immagine moderata che Giorgia Meloni ha coltivato per anni non sempre sembra essere stata comunicata alla base del movimento- osserva il Guardian-. L'Italia è un Paese in cui le guerre della memoria infuriano da decenni, spesso intorno a momenti legati alla Seconda guerra mondiale e agli sconvolgimenti degli anni Settanta. È chiaro che la riabilitazione di quel passato, l'idea che "Mussolini ha fatto un sacco di cose buone", guadagnerà ulteriore credito con la Meloni come primo ministro. Salvini, tuttavia, è forse la personalità più pericolosa. Il suo mandato di ministro dell'Interno è stato caratterizzato da una caotica "politica" sui migranti che ha comportato il blocco illegale dell'attracco delle imbarcazioni di rifugiati nei porti italiani. È probabile che abbia un ruolo ministeriale importante in un eventuale nuovo governo». Salvini e Meloni «hanno entrambi fatto rapidamente marcia indietro sui loro legami passati con Vladimir Putin e sul sostegno a quest'ultimo dopo l'invasione dell'Ucraina. Nonostante ciò, la politica estera italiana promette di essere molto più morbida nei confronti di Mosca dopo le elezioni. Nel frattempo, Berlusconi ha continuato a farsi portavoce del suo vecchio amico e alleato durante tutta la crisi ucraina. È facile liquidare l'ex primo ministro come una figura da barzelletta, ma la sua infatuazione per l'Ucraina non è stata sufficiente».

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