Mattarella: “Auschwitz è stata la costruzione più disumana concepita dall’uomo”

Al Quirinale il Presidente della Repubblica celebra il giorno della Memoria: «Ricordare è un dovere di civiltà umana anche perché fascismo e nazismo non furono funghi spuntati per caso»

L'intevento di Mattarella nel Giorno della Memoria: "Auschwitz è stata la costruzione più disumana concepita dall'uomo"

«Auschwitz - che simboleggia e riassume tutto l’orrore e la lucida follia del totalitarismo razzista - racchiude in sé i termini di un tragico paradosso. Si tratta, infatti, della costruzione più disumana mai concepita dall’uomo. Uomini contro l’umanità. na spaventosa fabbrica di morte». Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che stamattina ha chiuso la commemorazione al Quirinale del Giorno della memoria con cui si ricorda, il 27 gennaio 1945, la liberazione del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau. 

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«Ricordare e far ricordare a tutti il sacrificio di milioni di vittime innocenti - ebrei in maggior parte, ma anche rom e sinti, omosessuali, oppositori politici, disabili - esprime dunque un dovere di umanità e di civiltà, che facciamo nostro ogni volta con dolorosa partecipazione - ha detto il Capo dello Stato -. Il fascismo, il nazismo, il razzismo non furono funghi velenosi nati per caso nel giardino ben curato della civiltà europea. Furono invece il prodotto di pulsioni, di correnti pseudo culturali, e persino di mode e atteggiamenti che affondavano le radici nei decenni e, persino, nei secoli precedenti». Il presidente mette in guardia da certi rigurgiti e ricorda come nel primo Novecento la paura portò ad affidarsi «all’uomo forte»: «La fiducia nel potere diventava un atto di fede cieco e assoluto. L’arbitrio soppiantava la legge». «La circostanza che i dittatori trovino nelle loro popolazioni, per qualche tempo, larga approvazione e ampio consenso - ha detto ancora Mattarella - non attenua per nulla la responsabilità morale e storica dei loro misfatti. Un crimine, e un crimine contro l’umanità, resta tale, anche se condiviso da molti, aggiungendo alla infamia la colpa di aver trascinano in essa numerosi altri».

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Un Giorno della memoria, quello celebrato oggi, che arriva nel mezzo della crisi di governo ma che il Capo dello Stato ha voluto che si celebrasse regolarmente, e come ogni anno, al Quirinale, anche spostando di qualche ora l’inizio delle consultazioni.

«Sono passati 20 anni da quando è stato istituito il giorno della memoria, e tutte le volte ci accostiamo al tema della memoria con commozione e turbamento, sempre pervasi da dubbi e interrogativi irrisolti», ha detto. «La Costituzione Repubblicana, nata dalla Resistenza, ha cancellato le ignominie della dittatura. Ma non intende dimenticarle. Non vanno dimenticate. Per questa ragione la memoria è un fondamento della Repubblica che si basa sui principi di uguaglianza, di libertà, di dignità umana, con il riconoscimento, pieno e inalienabile, dei diritti universali dell’uomo, di ciascuna persona. Contro la barbarie dell’arbitrio, della violenza, della sopraffazione».

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E poi: «I totalitarismi della prima metà del Novecento - e le ideologie che li hanno ispirati - hanno arrestato la ruota dello sviluppo della civiltà, precipitando larga parte del mondo nella notte della ragione, nel buio fitto della barbarie, in una dimensione di terrore e di sangue».

La cerimonia di quest’anno ha subito gli effetti della pandemia. Dunque nella sala dei Corazzieri poche persone - tra loro il capo del governo Conte e i presidenti dei due rami del Parlamento, Casellati e Fico - distanziate anche da simboliche installazioni di cataste di vecchie valigie, niente presenza dei ragazzi delle scuole che ogni anno partecipano al concorso «I giovani incontrano la Shoah». Prima dell’intervento del Capo dello Stato, l’attrice Eleonora Giovanardi ha letto alcuni scritti, poesie e testimonianze di vittime e sopravvissuti; lo scrittore Eraldo Affinati, è intervenuto sulla consapevolezza della tragedia della Shoah tra i giovani ma anche sul ritorno della «lebbra» neonazista soprattutto attraverso i social; la presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane Noemi Di Segni ha sottolineato il «dovere sociale della ricorrenza, contributo morale e richiamo alla responsabilità collettiva»; la ministra dell’istruzione Lucia Azzolina, intervistata da due studenti, ha ricordato il valore educativo della scuola, «presidio contro l’odio», e gli insegnamenti ai giovani di un’altra sopravvissuta, la senatrice a vita Liliana Segre. Nella sala, un pianoforte e un clarinetto per suonare brani di quella che i nazisti chiamarono «musica degenerata».

Particolarmente commovente l’intervento di Sami Modiano, uno degli ultimi sopravvissuti alla Shoah, 76 anni fa. E’ stato, a 14 anni e dopo aver perso l’intera famiglia, uno dei 25 bambini sopravvissuti rispetto ai 776 arrivati ad Auschwitz-Birkenau: «E’ un dovere essere qui oggi - ha detto Modiano -. Il mio insegnamento è quello di avere speranza, di non avere odio e rancore ma anche di non dimenticare quello che è stato. Vorrei che nessuno dei ragazzi di oggi veda mai ciò che hanno visto i miei occhi. Perché non si esce mai da Auschwitz-Birkenau».

                                                                                                                                    

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