Il ministro dell’Economia apre a Unicredit su Mps: “Soluzione strategicamente superiore per interesse del Paese. Non sarà una svendita”

Franco in audizione alla commissione Finanze: «Se Mps proseguisse in autonomia ci sarebbero rischi considerevoli. L’esito degli stress test richiede un aumento di capitale superiore a 2,5mld. Possibile che Mef riceva azioni Unicredit»

Sono passate da poco le 20 quando il ministro dell’Economia, Daniele Franco si presenta in commissione Finanze. Il Tema, naturalmente, è il Monte dei Paschi di Siena, il futuro e iol ruolo della storica banca senese ma anche dei suoi sportelli e dei suoi lavoratori. Al centro l'offerta di Unicredit e il ruolo dello Stato nella partita. Il ministro Franco chiarisce subito che: «Il nuovo piano della banca non conforme con impegni presi con l'Ue». E spiega: «Se Mps proseguisse in autonomia ci sarebbero rischi considerevoli e seri problemi di competitività. E, l’esito degli stress test richiede aumento capitale superiore a 2,5mld». Insomma, Mps deve cambare rotta anche perché argomenta il ministro dell’Economia, «nel caso probabile in cui la Commissione Ue ponesse un obiettivo più ambizioso di riduzione dei costi per Mps, gli esuberi di personale potrebbero essere considerevolmente più elevati rispetto alle 2.500 unità di esodi volontari stimati dalla banca nel piano industriale». Al momento, comunque, precisa Daniele Franco: «Non si intravedono rischio di smembramento». Ma soprattutto puntualizza, «non si tratterà di una svendità di una proprietà statale». Dunque, il passaggio su Unicredit che secondo il ministro rappresenterebbe una soluzione «strategicamente superiore per interesse del Paese». In questo senso aggiunge il titolare di via XX Settembre, «è possibile che il ministero dell'Economia riceva azioni del gruppo Unicredit ma tale eventuale partecipazione non dovrebbe alterare gli equilibri di governance». Lo Stato, insomma, «parteciperà comunque a tutti i benefici economici in termini di creazione di valore derivanti dall'operazione». La salvaguardia del marchio, comunque, aggiunge Franco, «rappresenta una priorità per il governo perché ha un valore storico, non solo commerciale. Con Unicredit non vi sono al momento elementi che facciano intravvedere rischi di smembramento della banca».

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