Calenda sgombra il campo: “Voterò Gualtieri”. E il candidato Dem annuncia: “Con me in giunta il M5S non ci sarà”

Il leader di Azione precisa: «Non è un’indicazione di voto, ma una scelta personale». Su Draghi al Quirinale: «Lo spero»

«Sicuramente non voterò Michetti ma voterò Gualtieri, perché mi corrisponde di più». Con questo annuncio Carlo Calenda rivela a “Otto e mezzo su La7” la sua posizione in vista del ballottaggio a Roma. Anche se precisa: «Non è un'indicazione di voto “urbi et orbi”. La stragrande maggioranza dei miei voti venivano da sinistra o non collocati e avendoli presi con una lista civica, voglio essere chiaro. Questa - sottolinea - è la scelta di Carlo Calenda, che non mette in discussione i tanti dubbi che ho sulla classe dirigente e sul programma di Gualtieri».

Una dichiarazione che va più nella direzione di contrasto con Michetti, che «non ha uno straccio di programma, uno straccio di classe dirigente», ma resta l’endorsement personale alla causa del Pd. Una decisione che risponde ad uno dei quesiti post elettorali dello scorso 4 ottobre, quando essendo al centro dello scenario politico, non solo romano, Calenda ha iniziato a voler mettere a profitto il risultato delle urne capitoline per ridisegnare il perimetro di quel “campo largo” a cui Enrico Letta lavora da tempo avendo come primo interlocutore Giuseppe Conte.

È proprio Giuseppe Conte il terzo incomodo che Calenda, sostenuto in questo da Matteo Renzi, vorrebbe tenere fuori dalla porta. Da qui sono nate le condizioni dettate al Partito Democratico: se Enrico Letta e Roberto Gualtieri vogliono i voti di Calenda, dovranno dire una parola chiara sulle alleanze future. Cosa fatta da Gualtieri, che ha ammiccato verso Calenda garantendo nessuna alleanza col M5s ancora prima del primo turno e ribadita oggi: in una sua eventuale giunta non ci sarà posto per i Cinque Stelle. Allo stesso tempo, Gualtieri aveva fatto sapere che con Calenda i contatti sono all'ordine del giorno e che, certamente, un suo endorsement nei suoi confronti «farebbe piacere». Detto fatto.

Spostare il consenso da Calenda a Gualtieri, d'altra parte, non è complicato visto che in molte parti i programmi di Calenda e del candidato dem coincidono. Più difficile, per Gualtieri, drenare il consenso di Virginia Raggi. Cinque anni di opposizione dura e pura alla sindaca grillina e una campagna elettorale al veleno rendono quelli per Raggi dei voti anti-dem. La sindaca uscente potrebbe anche tornare indietro rispetto alla sua determinazione a non esplicitare una preferenza fra Gualtieri e il candidato di centrodestra, Enrico Michetti. Più difficile, al contrario, che chi ha votato per Raggi possa tornare alle urne ed esprimere una preferenza per Gualtieri. Questo lo sanno bene i renziani che sostengono Calenda e che auspicano la rottura dell'asse fra Pd e M5s.

Il segretario dem è molto netto su questo punto: «Questo è un ballottaggio a due, chi non vota o non vota Gualtieri - tra chi ha votato Calenda o Raggi - aiuta oggettivamente Michetti». E aiutando il candidato di Meloni finisce per aiutare «il mondo che c'è dietro, visto che Meloni non ha dato risposte, è il mondo che è stato visto nel pezzo di Fanpage». In ogni caso, il segretario democratico sentirà nei prossimi giorni Giuseppe Conte, Carlo Calenda e Matteo Renzi: «Parlerò con loro, ma dirò che non proporremo accordi di governo basati su posti e assessorati» sottolinea ancora Letta. «Dirò loro che non vogliamo fare accordi di vertice. Se non vinceremo noi sarà la Meloni a festeggiare e penso che la maggioranza larga dei romani non voglia avere sindaco Michetti». 

La risposte dell’ex premier Conte non è tardata ad arrivare: «Calenda sta facendo un suo percorso politico autoreferenziale, e noi glielo facciamo fare tranquillamente: siamo orgogliosamente forti della nostra storia e della nostra tradizione, lui si affaccia adesso alla politica. Essere una forza nazionale è un'altra prospettiva. Gli auguriamo buona fortuna, ma è all'inizio di un cammino politico nazionale, e quindi dettare condizioni agli altri mi sembra quanto meno arrogante» ha detto il leader del M5 a margine di una manifestazione elettorale per le amministrative a Ramacca, nel Catanese.

Intanto il leader di Azione ha parlato anche di Draghi al Quirinale: «Io non ho la più vaga idea di cosa voglia fare Draghi, ma credo sarebbe un ottimo presidente della Repubblica» ha dichiarato in giornata a Sky Tg24. «Dobbiamo cominciare a porci il problema di votare persone simili a Draghi, che certamente non possono paragonarsi a quest'ultimo, ma abbiano quella proposta politica: un riformismo pragmatico che trova radice nel liberalismo sociale. Questa è la matrice di Draghi ma soprattutto questo è il metodo di lavoro di Draghi. Credo che ci sia uno spazio enorme per dare rappresentanza politica a ciò quando Draghi sarà alla presidenza della Repubblica, cosa che io spero».

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