“Per evitare rischi e mettere al riparto le scuole sui bus ci vogliono stessi autisti e stessi studenti”

Artusa, presidente “Sistema trasporti”: «Con auto, van e bus Ncc, in collaborazione con gli istituti, potevamo organizzare servizi dedicati agli studenti delle medie e superiori»

La scuola è iniziata da soli 40 giorni, ma è già tempo di bilanci per il trasporto pubblico locale che, nonostante la Pandemia Covid-19 e le conseguenti raccomandazioni per il distanziamento sociale, sembra non essere all'altezza della situazione. I mezzi pubblici sono affollati e i giovani sempre più a disagio. Dato che emerge anche da un recente sondaggio di Skuola.net. dove emerge che gli autobus, nonostante gli sforzi, restano sovraffollati. La situazione è tenuta a bada, al momento, dalla campagna vaccinale. Ma il rischio è che, complice un calo naturale della protezione immunitaria, nei prossimi mesi i contagi possano ripartire proprio da bus e metro. Ma si poteva fare di più? Sembrerebbe di sì a sentire Francesco Artusa, presidente di 'Sistema Trasporti', una delle prime associazioni in Italia per il trasporto privato. «Se il governo avesse voluto veramente dare ai ragazzi un servizio sicuro che prevedesse il distanziamento e il tracciamento avrebbe accolto le nostre proposte di servizi dedicati Door to School», spiega Artusa in un colloquio con La Stampa. La richiesta, tra l'altro, era supportata anche dall'associazione presidi e avrebbe senza dubbio alleggerito il gravoso compito del trasporto pubblico locale. «Con auto, van e bus Ncc, in collaborazione con gli istituti, potevamo organizzare servizi dedicati agli studenti delle medie e superiori. Stesso autista, stessi ragazzi. Tracciati, distanziati, prova temperatura, sicuri», spiega Artusa. Ed è proprio sulla frase "stesso autista e stessi ragazzi" che la scelta delle istituzioni - a parere del presidente di 'Sistema Trasporti' - appare contraddittoria. Questo perché se da un lato l'obbiettivo è il tracciamento e la riduzione del rischio contagi, appare incomprensibile la scelta di affollare metro e bus rifiutando di utilizzare altri mezzi di trasporto. Inoltre, utilizzare i bus privati avrebbe liberato più posti sui Tpl, questo avrebbe favorito anche i pendolari. «Ma è proprio questo il punto come ha denunciato il rappresentante Anav in Commissione Trasporti, se si fosse fatto il Tpl avrebbe perso passeggeri e di conseguenza profitto», denuncia ancora Artusa. E ad ascoltare le parole del presidente dell'associazione assumono ancora più valore le parole dei circa 3000 ragazzi ascoltati da Skuola.net. che hanno ammesso le difficoltà di viaggio sui mezzi. Alla fine solo il 6% del campione sostiene che sui mezzi per il tragitto casa-scuola (e viceversa) la situazione è tale da garantire un’adeguata separazione tra i vari utenti. «È solo una questione di obiettivi», chiude Artusa che confida in un ripensamento delle istituzioni. «Siamo ancora in tempo. Noi continuiamo a combattere in Commissione Trasporti - aggiunge -. Speriamo che prima o poi qualcuno ci ascolti».

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