Il Colle è un rebus, seconda fumata nera. Le trattative tra i partiti sono in stallo

Il centrodestra propone una rosa di tre candidati: Moratti, Pera e Nordio. Ma il centrosinistra dice no

«Chiudiamoci in una stanza e buttiamo via le chiavi, pane e acqua, fino a quando non troviamo una soluzione». Alla fine di un’altra giornata di incontri, trattative e inutili schede bianche, è questa frase di Enrico Letta a fotografare la situazione: se si vuole eleggere il presidente della Repubblica, serve uno sforzo in più. E, di certo, non serve «la Guerra delle due rose», per dirla con Roberto Speranza. Per questo i leader del centrosinistra, al termine dell’ennesima riunione, hanno deciso di non rispondere con una loro terna di candidati a quella presentata dal centrodestra. «Abbiamo voluto dimostrare la volontà di arrivare a una soluzione condivisa e super partes», spiega il segretario del Pd.

Il quale, per una questione di forma, definisce «di qualità» i nomi dell’ex presidente del Senato Marcello Pera, dell’ex ministra e ora vicepresidente di Regione Lombardia Letizia Moratti e dell’ex magistrato Carlo Nordio. «Li valuteremo senza spirito pregiudiziale», assicura Letta, subito prima di bocciarli. La valutazione emerge netta dal vertice con Conte e Speranza: «Pur rispettando le legittime scelte del centrodestra – dicono i tre – non riteniamo che su quei nomi possa svilupparsi quella larga condivisione in questo momento necessaria». Segue l’invito a «un incontro tra due delegazioni ristrette» di centrosinistra e centrodestra, da tenere oggi, per cercare un via d’uscita dallo stallo. Certificato anche dalla seconda votazione di ieri pomeriggio, con 527 schede bianche e 125 voti dispersi, oltre alla solita sagra di preferenze più o meno fantasiose, da Roberto Mancini a Claudio Baglioni. «L’Italia non ha tempo da perdere, non è il momento del muro contro muro – dice Giuseppe Conte – acceleriamo il dialogo con il centrodestra, con l’impegno di trovare nelle prossime ore un candidato condiviso». Quella appena passata è stata una notte di contatti e colloqui tra i rappresentanti dei due schieramenti, per preparare il terreno e comprendere i rispettivi margini di manovra. Matteo Salvini, che ieri ha parlato di nuovo con Mario Draghi, ufficialmente difende la sua terna quirinalizia: «Restiamo convinti dell’assoluto spessore delle candidature presentate ed è evidente la differenza tra noi e chi dice no a ripetizione e mette veti».

Stessi toni da parte di Giorgia Meloni: «Non sono proposte buttate lì, né candidati di bandiera – assicura la leader di Fratelli d’Italia – ma personalità di altissimo profilo». In realtà, entrambi sono consapevoli che nessuno tra Pera, Moratti e Nordio può raccogliere voti dal centrosinistra. Secondo voci di Transatalantico, la rosa di centrodestra ha un petalo nascosto, con la faccia della presidente del Senato, Elisabetta Casellati. Non inserita tra i papabili «perché vogliamo che le cariche istituzionali siano tenute fuori e abbiano in sé la dignità di essere una possibile scelta», spiega il leader della Lega. Un modo per dire che la seconda carica dello Stato, eletta a palazzo Madama nel 2018 anche con i voti dei 5 stelle, è in campo e potrebbe essere la carta da giocare nella quarta votazione. Quando, per scegliere il futuro inquilino del Quirinale, basterà la maggioranza assoluta. Se, ad esempio, sul nome di Casellati convergessero i voti di Italia Viva, di una quota del gruppo Misto e di parte dei grandi elettori 5 stelle, la partita sarebbe chiusa. Per ora se ne parla solo informalmente, con i parlamentari leghisti impegnati a sondare le intenzioni dei colleghi centristi e grillini. Matteo Renzi dice che virare su Casellati «sarebbe una mancanza di rispetto» per i tre candidati in campo. Per il leader di Italia Viva sono «nomi di livello, ma domani (oggi, ndr) non credo li voteremo». Nella terza votazione, in programma a partire dalle 11 (ancora con maggioranza dei due terzi richiesta), il centrosinistra dovrebbe continuare a votare scheda bianca, mentre il centrodestra potrebbe decidere di indicare uno dei tre nomi della rosa proposta, forse quello di Carlo Nordio. Un modo per smuovere le acque e verificare l’effettiva tenuta della coalizione.

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