Draghi-Conte, incontro rinviato. M5S: “Niente crisi sul decreto Aiuti”

Mercoledì il premier vedrà a Palazzo Chigi il leader grillino. Reddito di cittadinanza e inceneritore, i nodi da sciogliere

ROMA. Di fronte alla tragedia della Marmolada, anche le tensioni tra Mario Draghi e il Movimento 5 stelle devono essere tenute in sospeso. Con un sms, ieri mattina, Giuseppe Conte ha raggiunto il premier, che era in volo verso Canazei, dicendosi «disponibile a rinviare l’incontro» fissato nel pomeriggio a palazzo Chigi. Una breve telefonata tra i due, poco dopo, ha permesso di rimandare il faccia a faccia a domani, alle 16:30, ma non per questo, sottolineano dal Movimento, viene meno il «forte disagio politico» vissuto dai vertici grillini dopo le indiscrezioni secondo cui il premier avrebbe suggerito a Beppe Grillo di scaricare Conte e appoggiare il progetto di Luigi Di Maio.

Il pericolo di una crisi di governo è ancora vivo, sebbene Conte sia convinto, in questo momento, della necessità di restare all’interno della maggioranza. Lo lascia intendere il presidente della Camera Roberto Fico, che da Napoli ammonisce: «Siamo una democrazia parlamentare, dobbiamo raggiungere degli accordi, come abbiamo fatto in questi anni su varie tematiche, ma bisogna andare sempre dritti, in qualche modo, nella propria direzione». Lo sostengono i due ministri pentastellati Federico D’Incà e Fabiana Dadone, oltre a gran parte dei sottosegretari, ma la metà dei suoi vicepresidenti e buona parte dei parlamentari remano in direzione contraria. L’impressione, all’interno del partito, è che Conte non sia riuscito a trasmettere dei validi motivi per restare. Motivi che l’ex premier spera di poter offrire dopo l’incontro con Draghi, tornando con delle rassicurazioni sulla difesa delle misure di bandiera grilline. Di questo si parlerà nel Consiglio nazionale del partito, previsto ieri e spostato, dopo il rinvio dell’appuntamento con il premier, a mercoledì mattina. «Vogliamo un cambio di atteggiamento da parte di palazzo Chigi nei nostri confronti», fanno sapere dal Movimento. A partire dal reddito di cittadinanza, la misura cardine dell’esperienza grillina in questa legislatura, che per i Cinque stelle può essere rivisto, ma non ridimensionato come vorrebbe invece l’esecutivo. Un primo ramoscello d’ulivo da parte di Draghi potrebbe arrivare ritirando l’emendamento che impone una stretta al reddito, introducendo l’obbligo di non rifiutare più di due volte le offerte di lavoro che vengono da privati (e non più solo dai centri per l’impiego) per evitare di perdere il sussidio.

Ma che le fibrillazioni non si siano affatto affievolite con il passare dei giorni lo dimostra la discussione avviata ieri alla Camera proprio sul decreto Aiuti. Una pioggia di interventi di fuoco dei deputati M5S ha sommerso il testo al suo approdo in Aula. Al centro della polemica c’è soprattutto l’articolo che prevede l’attribuzione di poteri speciali al sindaco di Roma per la costruzione di un inceneritore. Già a maggio il dl Aiuti era stato approvato in Consiglio dei ministri con la rumorosa astensione dei ministri M5S e Conte era stato netto: «Sulla norma per l'inceneritore spero non si pensi neppure lontanamente di calare la fiducia». Invece di fiducia si parla eccome, perché il governo potrebbe porla già domani, visti i tempi stretti per approvare il decreto. Dai piani alti del partito gettano acqua sul fuoco: «Non provocheremo uno strappo su un decreto con 25 miliardi di euro per aiutare famiglie e imprese», ma si cerca anche una via d’uscita. L’idea di chiedere la fiducia solo dall’articolo 15 in poi, lasciando fuori la contestata norma sull’inceneritore, è di difficile applicazione perché dovrebbero essere d’accordo anche Lega, Forza Italia e Pd, che invece non ne vogliono sapere. L’ipotesi più concreta, dunque, è che i Cinque stelle votino contro il singolo articolo sull’inceneritore, per poi votare la fiducia sull’intero testo del decreto.

Nelle file grilline si dicono «coscienti dell’emergenza spazzatura a Roma», ma chiedono che al posto dell’inceneritore venga progettato un impianto ecosostenibile. E in Aula, durante la discussione, lo ribadiscono in batteria. Per la deputata Francesca Flati si tratta di «una norma veramente inaccettabile, perché non c'entra assolutamente nulla con gli aiuti a famiglie e imprese». Le fa eco Alberto Zolezzi, «costruiamolo a Montecitorio!». E non pago della provocazione alza anche il tiro sull’assessora ai Rifiuti di Roma, Sabrina Alfonsi, definendola «l'assessore a Cosa nostra». Apriti cielo. Insorgono gli alleati del Pd, con cui ultimamente i rapporti sono burrascosi, «attacco inaccettabile», «vergognoso», «chieda scusa», tanto che Zolezzi è costretto a tornare mestamente sulle sue parole: «Mi sono espresso in maniera troppo sintetica e con termini inappropriati». Restano poi i problemi delle «insufficienti» misure di contrasto al caro energia, evidenza il capogruppo Davide Crippa, mentre Riccardo Fraccaro si schiera in difesa del superbonus: «Bloccarlo senza alternative è una follia». Tutti temi che Conte si è promesso di portare al tavolo della trattativa con Draghi. Con la speranza che il premier lo aiuti a portare solide ragioni alle truppe pentastellate per restare ancora al governo.

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