Dibba, veleno su Grillo

L’ex deputato lancerà un suo movimento in autunno. «Beppe è un padre padrone, sotto di lui io non ci sto. Conte galantuomo, ma altri mi dipingono come Attila»

Questa volta è un addio. Ed è un addio che affoga nei veleni. Le strade di Alessandro Di Battista e del Movimento 5 stelle si separano definitivamente, con la decisione dell’ex deputato romano di non candidarsi. «Una parte di me voleva, ma non ci sono le condizioni», annuncia in un video di quasi 20 minuti, registrato nella sua auto e pubblicato sui social, in cui riversa tutto l’astio covato in questi ultimi due anni nei confronti dei suoi ex compagni di partito, accusati di averlo ostacolato, isolato, criticato. Nulla da dire contro Giuseppe Conte, «la persona più onesta e corretta con me, un galantuomo». E Conte ringrazia: «Non condivido le sue idee, ma lo rispetto». Il problema, sottolinea Di Battista, «è che ho compreso che ci sono molte componenti nell’attuale M5S che non mi vogliono, da Beppe Grillo a Roberto Fico, fino ai vertici del Movimento».

M5s, Di Battista: "Grillo è un padre padrone, sotto di lui non ci sto"

L’attacco più feroce è diretto proprio al fondatore, con cui il rapporto si è deteriorato dopo lo scontro durissimo avuto nei giorni della nascita del governo Draghi. «Non mi fido politicamente di Grillo, che oggi ancora in parte fa da padre padrone – lo infilza “Dibba” -. E io sotto Grillo non ci sto. Dovrebbe fare un passo di lato». Vetriolo puro. Condito dalla «riconoscenza» per quanto fatto dal Garante in passato, «per me e per il Paese», ma sono ringraziamenti che si perdono in un mare di rancore. L’ex deputato offre ai suoi follower la narrazione di un rifiuto che, minuto dopo minuto, assomiglia sempre più a un’autocelebrazione: «Forse temono che io sia poco imbrigliabile. Temono giustamente che io possa ricordare gli errori politici che sono stati commessi». A chi lo accusa di criticare da fuori, mentre viaggia in giro per il mondo, replica mostrandosi immacolato: «È facile parlare da dentro quando si è disposti a barattare tutte le proprie idee per un seggio». E ancora: «C’è chi rinuncia alla propria dignità per candidarsi con il Pd – dice rivolgendosi a Luigi Di Maio -, ma io non sono come loro».

Di Battista è convinto che tutti siano contro di lui. «Sono stato costretto a lasciare il M5S, perché soprattutto Grillo lo ha indirizzato nel governo dell'assembramento». Ma anche precedentemente, ricorda, «ho avuto momenti difficili: quando mi hanno impedito di fare il capo politico, evitando di votare, o quando non hanno neppure voluto pubblicare i risultati degli Stati Generali, perché io avevo preso il triplo dei voti di Di Maio, che ancora faceva il ducetto». La verità è che si è sentito solo, Dibba. Soprattutto, indesiderato. Dal Movimento «nessuno mi ha chiamato e mi ha detto “abbiamo bisogno di te”, a parte Danilo Toninelli». Ha poi letto le interviste delle ultime settimane a esponenti grillini e «le più gentili - ricorda - erano “se torna si deve allineare”. Le meno gentili erano “non abbiamo bisogno di lui perché è un distruttore”, tipo Attila. Ma forse i disboscatori di consenso sono stati altri». Al contrario, racconta ai suoi follower, gli sono arrivate «decine di migliaia di messaggi» per convincerlo a scendere di nuovo in campo. Nelle chat M5S ironizzano con altrettanto veleno, «ha fatto un conteggio preciso, con il suo ego come unità di misura», ma quei messaggi, decine o decine di migliaia che siano, lo hanno convinto a non abbandonare del tutto la partita. Il suo impegno in politica proseguirà in autunno, quando lancerà un suo progetto «dal basso»: un’associazione culturale che «creerò insieme ad altre persone per fare politica da fuori, dandoci una struttura e un'organizzazione con cui fare cittadinanza attiva». Dovrebbe seguirlo Alessio Villarosa, ex sottosegretario all’Economia nel Conte I, poi cacciato per non aver votato la fiducia al nascente governo Draghi. I due avevano già tentato lo scorso autunno di organizzare un percorso politico che partisse dalle piazze, ma il voto anticipato ha scombinato i piani: «Ora non abbiamo tempo di organizzarci, di raccogliere le firme», dice sconsolato Dibba. Se ne riparlerà al prossimo giro. Da avversario del Movimento. Ormai, quasi un nemico. 

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