Il bivio di Renzi

IMAGOECONOMICA

Gli sherpa di Italia Viva al lavoro, ma rimane il nodo della leadership. Spunta il ticket Carfagna-Bonetti. Braccio di ferro per le candidature

«Ora Calenda è finito nelle fauci di Renzi. Auguri», se la ridono i big del Pd in Transatlantico. Dopo qualche «scaramuccia», come la definiscono gli sherpa usando un eufemismo, i due – Matteo Renzi e Carlo Calenda – hanno preso in mano la trattativa e si parlano (leggi scontrano) direttamente. Oggi ci sarà l’incontro decisivo su una lista unica per unire le forze. Renzi però è cauto, percepisce incertezza dalle parti di Calenda, dice di non volere «un teatrino modello Letta». Ma ripete a tutti che «il terzo polo sarebbe un’opportunità straordinaria, da non perdere». Garantisce che non c’è preclusione sulla leadership : «Calenda la reclama, ma avanzano anche ipotesi femminili». Una di queste è un ticket Carfagna-Bonetti. Il leader di Iv ribadisce di essere pronto a farsi da parte, ma considera la possibilità che tutto salti all’ultimo minuto e lascia aperta la strada di una corsa in solitaria con il suo nome sulla scheda e i simboli della Lista civica nazionale di Federico Pizzarotti, dei Moderati di Portas.

Tanti nomi, poche poltrone
Con Calenda però tratta. Ognuno dei due ha una serie di aspiranti allo scranno parlamentare: Mara Carfagna, Mariastella Gelmini, Matteo Richetti, Andrea Mazziotti, Enrico Costa, Andrea Cangini, Osvaldo Napoli, sono solo alcuni dei «calendiani» in pista. Maria Elena Boschi, Francesco Bonifazi, Ettore Rosato, Teresa Bellanova, Luigi Marattin, Luciano Nobili, Michele Anzaldi, Silvia Fregolent, sono alcuni dei renziani. Ma sui divani di Montecitorio, i perfidi dem fanno i conti: se il terzo polo alzasse un sei per cento, i posti in lizza sarebbero solo una ventina tra Camera e Senato, considerando che in nessun collegio uninominale i centristi potrebbero spuntarla. La corsa alle candidature buone è il nodo del problema.

L’arma delle firme
Renzi ha il coltello dalla parte del manico, «Calenda deve raccogliere le firme, altrimenti non può presentarsi col suo simbolo senza farlo», sostengono gli esperti dem.

L’ex premier dunque sfodera i muscoli, ma in realtà, entrambi hanno bisogno l’uno dell’altro per essere sicuri di superare la soglia fatidica del 3 per cento, sotto la quale non si entra in Parlamento. Gli ultimi sondaggi di YouTrend rimbalzavano ieri da un capannello all’altro alla Camera: Azione è al 2 per cento. Italia Viva poco più su, al 2,2. Malgrado la convenienza reciproca, Renzi non vuole esporsi dopo aver visto il film del patto disfatto col Pd.

Ma c’è tempo solo fino al 14 agosto per chiudere una partita utile a tutti e due: «Correndo insieme – spiegano i renziani – ottieni una percentuale più alta e riduci l’effetto flipper: ovvero, con il 3 per cento entri con 10 deputati, ma non sei in grado di stabilire prima dove verranno eletti. Se tu vuoi 10 fedelissimi, può capitarti che ne avrai 3 che vuoi tu e altri 7 che non avevi previsto. Paradossalmente stare insieme non solo raddoppia il numero degli eletti, ma ti dà qualche certezza in più su chi saranno i vincitori».

Ergo, Calenda e Renzi devono sedersi a un tavolo per decidere i nomi da selezionare.

L’ipotesi Carfagna-Bonetti
Ma è la leadership il primo problema. «Il nome di Mara Carfagna potrebbe funzionare, visto che puntiamo ai voti di Forza Italia», dicono i renziani; magari in ticket con la minsitra di Iv Elena Bonetti. Anche Carlo Calenda non esclude affatto la leadership di una donna, ma alla fine il front runner, il volto pubblico, dovrebbe essere lui, «perché il candidato premier lo abbiamo già ed è Mario Draghi», ammettono da ambo le parti. Secondo problema, il nome sul simbolo. E anche qui, l’accordo ruota sul nome di Calenda in alto, con i loghi di Azione, Italia Viva e della lista Pizzarotti in basso. Quote delle candidature, terzo problema. Da una richiesta iniziale di Calenda di un rapporto 80 a 20, si sta passando a un più bilanciato 60 a 40. Per tutto il giorno ieri, gli sherpa di Italia Viva e di Azione (Ettore Rosato, Nicola Danti, Matteo Richetti ed Enrico Costa) sono rimasti chiusi in una stanza a limare, trattare, sceverare le diverse opzioni. Con una sola certezza: che questo accordo s’ha da fare.

Governo con Fi e Draghi
Ma è sull’effetto calamita che sperano i terzopolisti, su uno scenario gettonato in Transatlantico: il centrodestra vince, ma il tandem Meloni-Salvini non reggerà e a quel punto Forza Italia si spaccherà come una mela e la metà passerà nelle fila di Renzi e Calenda, così da poter ricreare una «maggioranza Ursula» e richiamare al trono di Palazzo Chigi Mario Draghi. Uno scenario che rimbalza da un divano all’altro, da un salotto all’altro, in una Roma infestata dalla febbre elettorale.

2

Articoli rimanenti

Accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

1€/mese per 3 mesi, poi 2.99€ al mese per 3 mesi

Attiva Ora

Sblocca l’accesso illimitato a tutti i contenuti del sito

Video del giorno

Cosa si aspettano i mantovani dal futuro governo / 1 - Grande Mantova

La guida allo shopping del Gruppo Gedi