Zaia: “Non mi candido né andrò al governo, ora basta tabù su diritti e sessualità”

Il governatore leghista che Salvini vorrebbe schierare: «Mai ricevuto pressioni dal partito. Resto in Veneto perché ho ancora tanto da fare. Il centrodestra cambi pelle rispetto a 30 anni fa»

«Lo ribadisco in via definitiva: non mi candido alle elezioni del 25 settembre né, in caso di affermazione del centrodestra, avrò parte alcuna nel nuovo governo. Resterò in Veneto, fino alla conclusione del mandato che i cittadini mi hanno affidato». Evocato con finalità opposte da sodali e avversari, Luca Zaia replica così ai rumors incessanti che, di volta in volta, associano il suo futuro politico agli incarichi più svariati: ministro, premier, segretario della Lega, commissario europeo, grand commis.

Matteo Salvini contava sui governatori nordisti per frenare l’emorragia di consensi, di certo il suo niet non aiuta la causa leghista...

«Personalmente non ho ricevuto alcuna pressione dal partito e, in ogni caso, lasciare il Veneto a tre anni dal termine del mandato non rientra nella mia visione istituzionale. Oltretutto ho in cantiere alcuni progetti da effetto wow e non li abbandonerò per inseguire poltrone immaginarie. Ho il privilegio di governare la regione più bella del mondo e la soddisfazione di aver contribuito a elevare la sua immagine, e più ancora il suo standing, rispetto alle condizioni ereditate nel 2010. Detto ciò, io sono un militante della Lega, perciò parteciperò alla campagna elettorale nel rispetto del ruolo che ricopro e della sensibilità dei veneti, inclusi quelli che non la pensano come me».

A dieci giorni dalla presentazione delle liste, la corsa alle candidature riaccende le tensioni. Le sue mosse?

«Non mi occupo di questa partita. Purtroppo avremo un numero di eletti inferiore a quello dei parlamentari uscenti perciò immagino che a questi ultimi sarà riservata la quasi totalità delle candidature, o meglio, delle posizioni vincenti in lista. Sponsor? Raccomandazioni? Se qualcuno cerca nel sottoscritto un Grande Fratello, beh, ha sbagliato indirizzo. Si rivolga ad Alberto Stefani (il commissario della Lega veneta, ndr) e a Salvini. A buon intenditor poche parole».

La previsioni sorridono alla coalizione di centrodestra, come valuta gli schieramenti di partenza?

«Sarà una campagna atipica, intensa e brevissima. Volenti o nolenti, il centrodestra appare compatto mentre il centrosinistra sembra preda di spinte divisive, Io credo che gli elettori non apprezzino gli attacchi scomposti e la denigrazione degli avversari, semmai dalle forze politiche si attendono proposte e programmi all’altezza delle sfide del nostro tempo».

Qual è l’errore capitale da evitare ad ogni costo?

«Non si governa sondaggi alla mano, bisogna pensare alle nuove generazioni non alle prossime elezioni. All’insorgere della pandemia, quando ho chiuso Vo’ e firmato le prime ordinanze, la maggioranza dell’opinione pubblica era contraria alle restrizioni, giudicava il Covid una banale influenza. Allora ho incassato critiche durissime ma ho fatto ciò che ritenevo giusto e necessario. Sul piano dei contenuti, mi dispiace che in questo avvio di campagna elettorale si parli poco dei giovani, saranno anche minoritari in una popolazione di adulti e anziani ma rappresentano il nostro futuro. Chi prescinde da loro, o si limita a lisciarli con parole di circostanza, non favorisce il progresso ma il declino dell’Italia».

Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia hanno le carte in regole per assumere il timone del Paese?

«Il centrodestra deve cambiare pelle rispetto a trent’anni fa, mi aspetto che sia più inclusivo e attento ai cambiamenti, libero dai complessi di inferiorità sul versante culturale e dai tabù in materia di diritti, nuove famiglia e sessualità. Lo dico in un altro modo: l’omosessualità non è una patologia, l’omofobia invece sì. Questione di libertà e di rispetto, chi non lo comprende è fuori dalla storia e offre agli avversari l’opportunità di imbastire battaglie ideologiche, magari con finalità diversive».

I governi cambiano, l’autonomia resta al palo.

«Confido che in caso di successo il centrodestra attui la riforma federalista e lo faccia in tempi rapidi. Viceversa, non sarà più credibile. L’autonomia non è un cadeau al Nord bensì, l’ha ricordato il Capo dello Stato, una scelta di modernità e di legalità costituzionale. È il grimaldello più efficace per modernizzare il Paese».

I sondaggi fotografano una Lega in debito d’ossigeno doppiata da FdI. Che effetto le fa?

«Montagne russe ne ho viste tante, natura non facit saltus, lo dicevo anche quando eravamo alle stelle, il saliscendi nei consensi è il sale della democrazia. Nel 2015 ho fatto campagna con il Pd di Renzi al 42% e non è andata male».

Se l’immagina Giorgia Meloni a Palazzo Chigi?

«Prima occorre vincere le elezioni, poi vedremo chi farà il premier. Par di capire che lo esprimerà il partito capace di raccogliere maggiori consensi, ma l’affidamento dell’incarico rientra nella competenza del Presidente della Repubblica. Vedremo, vedremo».

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