La città gemella nei CaraibiSpedizione a Mantua in nome della solidarietà

Tutti noi che viviamo o abbiamo vissuto a l'Avana sappiamo che, più che una città, è una condizione spirituale...è il vento che lambisce la calle 23, dal Malecon fino a Calle 12, ma è anche l'alba che profuma di pane appena sfornato, ferita dal ruggito di quel mezzo di trasporto collettivo, diabolico e antidiluviano che la gente - data la sua forma - chiama affettuosamente camelo; è il duro lavoro nelle fabbriche del tabacco, la donna che di fronte al mare pronuncia parole antichissime, mentre lancia fiori a Yemaya, la dea yoruba dell'acqua...l'Avana è la sua gente. E ci sono tante Avana quanti sono i suoi abitanti. Perchè oltre ad essere una città sofferente e bellissima, l'Avana è un tentativo di appropriazione, di invenzione collettiva, una superstizione, una ferita aperta e un motivo d'orgoglio...

(Alex Fleites, Leonardo Padula Fuentes, Sentieri di Cuba, Nuova Pratiche Editrice, Milano, 1998) All'angolo di una strada un ragazzo armeggia attorno al motore di un'auto sgangherata che, a prima vista, assomiglia ad una Lada, il modello Fiat 124 costruito, non ricordo più in quali anni, in uno degli stabilimenti dell'URSS. Vicino alla Bodeguita del Medio, il mitico locale reso celebre da Ernest Hemingway, staziona una Cadillac, probabilmente della fine degli anni 40, senza le ruote. Sia l'una che l'altra si fanno notare per la fantasiosa verniciatura a strati che nasconde l'antico splendore.

LE AUTO. L'Avana può vantare un parco macchine unico al mondo; a volte sono ferme agli angoli delle strade in attesa che la fantasia del proprietario produca il pezzo di ricambio, rigorosamente costruito in modo artigianale, altre volte sfrecciano lungo le strade diffondendo rumori lancinanti. Anche questa è l'Avana. E poi il lungomare più famoso del mondo, il Malecon, Plaza de las Armas, Plaza Vieja, Plaza de la Catedral, il Paseo del Prado, la Plaza de la Revolucion con il monumento a José Marti e l'immagine stilizzata del Che: un succedersi ininterrotto di palazzi in stile liberty, neoclassico, barocco coloniale. L'Avana che si distende tra splendide piazze e palazzi ristrutturati grazie ad un programma di recupero promosso dall'Unesco e alcune zone degradate dell'Avana Vieja. Ma l'Avana è soprattutto la sua gente, disponibile al dialogo, straordinariamente aperta, colta e sensibile al rapporto con lo straniero. Donne e uomini che si dibattono tra mille contraddizioni e difficoltà, sovrastati da tanti problemi e capaci di inventarsi fantasiose soluzioni, che resistono e non si arrendono mai, orgogliosi del loro essere cubani, della loro bandiera, delle lotte condotte per l'indipendenza della loro patria dallo straniero, prima spagnolo poi americano.

FIDEL CASTRO. Sono così, i cubani; anche quelli che criticano Fidel e il regime amano la loro bandiera e la loro terra. Cuba ai cubani è quanto si sente ripetere sia dagli oppositori, sia dai sostenitori del castrismo. Io e Daniela a Cuba ci siamo già stati, ma per Alessia, Mirco, Simone e Chiara, nostri compagni di viaggio e di avventura, è la prima volta. Così si presenta ai loro occhi la capitale quando arriviamo. Ci coglie un violento acquazzone e tira un vento freddo che scende dal Canada e che i cubani chiamano el frente frio. L'appuntamento con Flora e Amalia è per le 12,30 del giorno successivo al nostro arrivo sulla scalinata del Capitolio, uno dei simboli della città, costruito nel 1929 a imitazione quasi perfetta del Campidoglio di Washington. Flora e Amalia sono le rappresentanti del Gruppo di Volontariato Civile-onlus di Bologna, una Organizzazione Non Governativa che gestisce alcuni progetti di solidarietà e cooperazione nel campo della istruzione e della salute a Cuba. Con loro e con le autorità cubane abbiamo discusso il nostro progetto e ne abbiano definito i dettagli organizzativi. Grazie a questa associazione, operante in molti paesi del mondo, è stata resa possibile l'iniziativa nell'isola caraibica della associazione mantovana Un bambino come amico, di cui è presidente Stefano Baù.

L'ASSOCIAZIONE. Sono ragazze sveglie e cordiali, con un grande dinamismo e una consolidata capacità di muoversi tra i meandri della burocrazia. Quando arriviamo nella casa che le ospita, una vecchia villa coloniale, riceviamo autorità cubane, imbolìuna bella notizia. Flora ha appena dato alla luce un bambino: il marito è un agronomo italiano e per il figlio hanno voluto la cittadinanza cubana. Un pranzo veloce, rigorosamente cubano, a base di congri (riso e fagioli), yuca, puerco asado e verdura. Definiamo gli ultimi dettagli della nostra marcia verso Mantua: sono previste due visite nelle scuole speciali Sierra Maestra 1 che si trova a l'Avana e a San Juan y Martinez, un paese nella zona di Pinar del Rio. Alessia, Mirco, Simone e Chiara sono soci o simpatizzanti della associazione onlus Un bambino come amico. Nella tarda estate del 2004 si sono recati in Perù, con altri coetanei, coordinati da Stefano Baù, per un'iniziativa di solidarietà internazionale nei confronti dei bambini e delle bambine di quel paese.

DAL PERU' AI CARAIBI. A Huaraz, Chiara e Alessia hanno svolto servizio nella parrocchia del mantovano padre Stefano Tognetti, in collaborazione con la locale Pastorale della salute, mentre Mirco e Simone, alla fine di un viaggio avventuroso per i sentieri delle Ande, hanno fatto tappa a Quitaracsa per costruire, insieme agli abitanti di quello sperduto villaggio, una scuola. E anche grazie a quella felice spedizione che si è consolidata a Huaraz l'esperienza della Casa rifugio, gestita dalla associazione Un bambino come amico in collaborazione con l' associazione peruviana Manos amigas: una casa rifugio per bambini e ragazzi che vivono in condizioni di povertà assoluta. Nella casa rifugio, frequentata da volontari italiani e di altri paesi, i bambini vengono accompagnati e aiutati nel loro percorso di studio (molto spesso proprio per la situazione famigliare sono costretti a lavorare sulla strada come lustrascarpe o venditori di caramelle) e vengono fatti giocare. L'associazione, nei mesi scorsi, ha promosso un'altra iniziativa di solidarietà a Cuba, in una cittadina che si chiama Mantua. E stata raccolta, infatti, una quantità consistente di materiale didattico e di attrezzature per l'attività sportiva, nonché di strumenti per allestire dei laboratori di sartoria, agricoli e biancheria per la casa. Il tutto è stato inviato con un container partito per Cuba il 17 ottobre grazie alla collaborazione con il Gruppo di Volontariato Civile Onlus di Bologna.

PERCHE' MANTUA. Per quali motivi l'associazione Un bambino come amico ha scelto di promuovere una iniziativa di solidarietà nei confronti de la escuela especial Ormani Arenado Llonch di Mantua a Cuba? In primo luogo perché siamo sensibili all'appello lanciato da Papa Giovanni Paolo II nel 1998 in occasione del suo viaggio a Cuba:"Possa Cuba - disse il Papa - aprirsi al mondo con tutte le sue magnifiche possibilità e possa il mondo aprirsi a Cuba perché questo popolo, che aspira alla concordia e alla pace, possa guardare al futuro con speranza". Un appello volto a costruire un ponte più che ad innalzare un muro di incomunicabilità. In secondo luogo, perchè la leggenda di Mantua cubana e delle sue origini è carica di suggestioni e di stimoli; legittima è la curiosità di conoscere quali motivi di carattere storico abbiano determinato la scelta di battezzare una località caraibica con il nome di Mantua.

LA RICERCA. Non sono pochi coloro i quali si sono cimentati nel lavoro di ricerca: dal deputato comunista mantovano Renato Sandri all'historiador cubano Enrique Pertierra, dallo storico Domenico Capolongo, autore di una collana dedicata alla presenza degli italiani a Cuba, al giovane ricercatore genovese Giampiero Fasoli che ha scritto una brillante tesi di laurea sull'argomento a testimonianza dell'interesse che ha suscitato nel corso dei secoli la presenza di Mantua a Cuba.
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