Vaccino anti-Aids, su Science il duello Ensoli-Aiuti

 E' tra le News of the week, le notizie'succulente' da non lasciarsi sfuggire: la polemica tra la ricercatrice Barbara Ensoli, dell'Istituto superiore di sanità (Iss), e l'immunologo Fernando Aiuti, dell'Università La Sapienza di Roma, in merito alla validità del vaccino italiano contro l'Aids in sperimentazione, approda sulle pagine di una delle più prestigiose riviste scientifiche del mondo, l'americana Science. Una polemica, lunga anni, i cui protagonisti affilano ora le armi: la ricercatrice, impegnata nella messa a punto di quello che è stato ribattezzato come il primo candidato vaccino italiano, rende noto dalle pagine di Science di aver presentato querela contro Aiuti, che contesta la validità della fase iniziale della sperimentazione parlando di «errori critici». Alla faida tutta italiana, Science dedica un lungo articolo in cui ripercorre le fasi della vicenda che, per alcuni suoi aspetti - è il commento, in realtà poco lusinghiero, della rivista - assume il sapore di una soap opera. Innanzitutto il botta e risposta Ensoli-Aiuti che, da oggi, assume risonanza internazionale. La ricercatrice afferma di aver subito un «danno alla propria reputazione» per le affermazioni di Aiuti e chiede, nella causa per diffamazione che verrà discussa in ottobre, un risarcimento di 2,5 milioni di euro: «Quelle di Aiuti - dice - non sono critiche in buona fede, c'è un'intenzione di sabotaggio e Aiuti è andato oltre i limiti del legittimo diritto di critica». L'immunologo precisa allora di non avere nulla di personale contro Ensoli: si dice sorpreso della querela, ma sottolinea di non aver cambiato idea sulla questione e annuncia che potrebbe presentare una contro-querela. Prende posizione anche l'Iss: Il consiglio direttivo è stato allertato, con una nota del 17 luglio, afferma Science, a intentare una causa separata contro l'immunologo per «difendere la reputazione professionale dell'Istituto e chiedere un risarcimento per i danni subiti». Fin qui la cronaca recente. Ma Science ripercorre nel dettaglio anche le varie fasi di quella che definisce una vera e propria saga: tutto comincia nel 2004, quando l'Iss avvia l'arruolamento dei volontari per la fase I di sperimentazione del vaccino (per provarne la non tossicità). Sarebbero dovuti essere 88, ma dopo alcuni mesi l'arruolamento viene improvvisamente sospeso a quota 47 volontari, perchè, motiva l'Iss, sono stati raggiunti gli obiettivi ed è stata dimostrata la non tossicità. Successivamente, l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) esprime però critiche sulla conduzione della sperimentazione. Aiuti denuncia pubblicamente il fatto e il direttore Aifa Nello Martini precisa: la sperimentazione è valida. Una storia complessa, nella quale pesa anche un fattore denaro: il governo italiano, afferma Science, ha promesso nel 2005 decine di milioni di euro nel progetto della Ensoli (in totale 52 mln anche per la fase II di sperimentazione in Italia e Africa) destando l'ira delle altre equipe di ricercatori, invece a secco di fondi. Ma al di là delle potenzialità del candidato vaccino (Science riporta dubbi in merito di ricercatori del rango di Robert Gallo), è anche il sapore da soap opera all'italiana ad essere messo in risalto: Aiuti, ricorda Science, è stato il mentore della Ensoli, ha assunto il fratello di lei e collaborato con il suo primo marito e la cognata. Prima, lavoravano insieme, poi lui l'accusa di aver favorito membri della propria famiglia nel programma di ricerca. Un brutto pasticciaccio nel mondo scientifico italiano, insomma, che ha destato la curiosità della ribalta internazionale. E le conseguenze, purtroppo, ci sono già: una ricercatrice sudafricana, candidata per ospitare una parte dei test di fase II, chiede ora chiarimenti circa l'esito dei primi studi clinici. La soap opera avrà certamente un seguito.

 LA SCHEDA. I primi articoli sul vaccino anti-Hiv messo a punto da Barbara Ensoli apparsi in letteratura sono datati 1998. Ecco le tappe principali.
Il vaccino: è un preparato che ha obiettivi sia preventivi sia terapeutici e si basa sulla proteina virale TAT, indispensabile alle moltiplicazione del virus nell'organismo e comune a tutti i ceppi dell'Hiv. Questa proteina inoculata nei pazienti scatenerebbe la risposta immunitaria contro il virus.
La sperimentazione: secondo la ricercatrice il vaccino ha dato ottimi risultati sulle scimmie, contestati però da altri ricercatori, soprattutto americani, che hanno ripetuto i test in condizioni differenti. A fine 2003 parte la fase I della sperimentazione sull'uomo, quella volta a valutare la non tossicità del composto e la risposta immunologica. Viene condotta in parallelo, a Roma e a Milano, in 4 centri clinici (Ospedale San Raffaele di Milano, San Gallicano, Spallanzani e Policlinico Umberto I di Roma), sia su una popolazione di 20 sieronegativi, ovvero volontari sani adulti, non a rischio di infezione, sia su 27 sieropositivi.

I passi successivi: nonostante numerosi annunci, la fase II dei test, volta a stabilire l'efficacia del vaccino, non è ancora partita. Un progetto per un trial sia in Italia sia in Sudafrica è stato messo a punto nel 2005.
I finanziamenti: nel 2001 un pool di industrie farmaceutiche aveva manifestato interesse per lo sviluppo del vaccino, che però non ha portato a nessun finanziamento. La ricercatrice si è allora rivolta a una industria britannica per la produzione, e a vari investitori per i finanziamenti. Nel 2003 viene pubblicata, sempre da Science, una nota polemica di alcuni immunologi Usa che protestano per un finanziamento di 10 milioni di dollari destinato dal Congresso americano alla ricercatrice italiana, suggerendo che la decisione possa essere legata alla partecipazione del nostro paese alla guerra in Iraq. Nel 2005 arrivano i finanziamenti pubblici per la fase II: si tratta di 50 milioni di euro, di cui 22 dal ministero della Salute e il resto dai fondi per la cooperazione della Farnesina.

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