Ziadi in carcere per trent'anniLa madre di Jessica: "Sono soddisfatta"

E' stato condannato a trent'anni di carcere Ziadi Moncef, 39 anni, ritenuto responsabile dell'uccisione della moglie Jessica Poli. E' una condanna giusta?

di Giovanni Benvenuti
CANNETO.
Trent'anni di carcere, interdizione perpetua dai pubblici uffici e interdizione legale con decadenza della potestà di genitore per lo stesso periodo della pena. Questa la condanna inflitta ieri a Ziadi Moncef, 39 anni, il tunisino processato per l'assassinio della moglie.

Jessica Poli fu assassinata il 13 febbraio dello scorso anno con 33 coltellate, poi il suo corpo dopo essere rimasto una notte nascosto, pare, sotto in cespuglio, è stata gettato nel fiueme Oglio nei pressi di Bozzolo.

Il movente sarebbe riconducibile alla gelosia. La moglie non voleva più vivere con lui. Gli aveva dato lo sfratto. Entro il 15 dello stesso mese, infatti, avrebbe dovuto lasciare la casa. In un diario scritto di suo pugno, alcune frasi di Moncef lasciano intuire il movente. Ziadi, piuttosto nervoso, è rimasto in aula solo metà processo.

Il tempo di ascoltare la requisitoria e la pesantissima richiesta della pubblica accusa e di fare alcune dichiarazioni spontanee, nel corso delle quali ha ribadito la sua estraneità ai fatti, dicendo anche che lui amava Jessica, che se avesse voluto ucciderla avrebbe avuto tante altre occasioni. Ha aggiunto anche che si doveva indagare in altre direzioni. Insomma, una serrata autodifesa. Poi ha chiesto di tornare in cella. Appena giunto nel cortile del tribunale, incrociando i parenti di Jessica, avrebbe accennato ad uno sputo in segno di disprezzo, scatenando la loro reazione. La sentenza della pesante condanna a Ziadi Moncef è stata letta alle 19,30 di ieri dopo un'ora e mezza di camera di consiglio. Soddisfazione è stata espressa dal Pm Marco Martani: «E' stato confermato in pieno - ha detto - l'impianto accusatorio, quindi mi ritengo contento».

Delusione è stata espressa invece dai difensori Tarchini e Somenzi. «Gli indizi - hanno detto - sono molto labili, comprese le tracce ematiche. Non è stato provato che si tratti di sangue. E poi bisognava indagare a fondo sulla personalità della vittima. Riteniamo che questo sia un processo destinata finire in Cassazione». «Sono soddisfatta - ha sottolineato tra le lacrime la madre di Jessica, Enza Volpini - perchè 30 anni non sono pochi. Felice anche perchè il giudice ha ritenuto decaduta la patria potestà. E ciò mi dà un po' di sollievo, anche se nessuno può restituirmi mia figlia. Ora tutte le mie attenzioni sono rivolte al piccolo Omar. Speriamo che crescendo, possa superare questo trauma. Intanto cerchiamo di aiutarlo attraverso una psicologa».

Il giudice Gianfranco Villani ha anche disposto una provvisionale di 25 mila euro ciascuno per Enza Volpini ed Enrico Poli, genitori della vittima, Jessica, 33 anni, crivellata di coltellate il 13 debbraio 2007, che si erano costituiti parte civile con il nipotino Omar, 5 anni, per il quale la provvisionale è stata fissata in 30 mila euro. Il pubblico ministero Marco Martani aveva chiesto invece l'ergastolo mentre i difensori Cristina Tarchini e Sandro Somenzi avevano concluso chiedendo in principalità l'assoluzione per non aver commesso il fatto e in subordine la derubricazione del reato di soppressione in occultamento di cadavere, la concessione delle attenuanti generiche, quindi il minimo della pena. I legali di parte civile, Bianca Maria Momoli per i genitori di Jessica e Chiara Magalini per il piccolo Omar hanno chiesto, infine, una provvisionale di 25 e 100 mila.

Il giudice - il processo è stato celebrato col rito abbreviato - ha accolto in pieno l'assunto accusatorio. Nonostante ciò, Ziadi Moncef è riuscito ad evitare l'ergastolo perchè il dottor Villani ha evidentemente ritenuto che gli altri due reati contestati al tunisino - la soppressione di cadavere e il porto abusivo di coltello - non fossero tali da determinare una pena superiore ai 5 anni, che avrebbe fatto scattare, appunto, il carcere a vita.

Il Pm ha sostenuto che gli indizi erano più che sufficienti per dimostrare la colpevolezza di Ziadi essendo certi, precisi e concordanti. Ha poi insistito sulle tracce ematiche, una delle quali mista, trovate sull'auto di Jessica. I difensori hanno invece insistito su due elementi di un processo «del tutto indiziario». Indizi che - hanno detto - non erano nè certi, n'è precisi e tantomeno concordanti. Somenzi ha evidenziato il fatto che la sera della scomparsa, Jessica aveva detto di dover uscire con un'amica. Ciò che non è avvenuto, mentre la Tarchini, si è soffermata soprattutto sulla tempistica, affermando che Ziadi non aveva il tempo per uccidere.
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