Dalle ossa riesumate l'altra faccia dei Gonzaga

 BOZZOLO. Da quelle ossa è possibile trovare i fili per raccontare un'altra storia, diversa da quella dei libri classici. Una storia che scende nel quotidiano, nelle cene a corte, nelle battute di caccia, nelle notti clandestine con le cortigiane. Giulio Cesare Gonzaga non avrá più segreti. Per svelare l'altra faccia del condottiero, il principe di Bozzolo nato nel 1591, l'anno stesso in cui morì Vespasiano I, sta lavorando uno studente universitario di Pegognaga, Francesco Caramaschi. Ventiquattro anni, la specialistica in conservazione dei Beni culturali e, soprattutto, una passione sfegatata per le ossa. Con la supervisione del suo docente della sese ferrarese dell'universitá di Bologna, ha riesumato i resti del Gonzaga dalla chiesa di San Francesco, a Bozzolo per sottoporle ad analisi che ne verificheranno l'identitá, la causa della morte e perfino il tipo di alimentazione. "Bones" non è più solo un cult movie avveniristico, ma un modo nuovo e concreto di studiare il passato da un altro punto di vista, più antropologico che storico, dal basso, più "democratico" in sostanza. «Noi partiamo dai resti tangibili per dare voce agli aspetti meno conosciuti della storia. In fin dei conti siamo prima di tutto archeologi che cercano quello che non è ancora stato raccontato» dice Francesco, alle prese in questi giorni con la nuova sfida di scrivere l'identikit di Giulio Cesare, dopo quello di Vespasiano. «I Gonzaga sono la mia passione, vorrei riuscire a studiarli tutti». A modo suo, passando i "bones" ai raggi X. «Il primo passo è la Tac, che viene fatta proprio in ospedale. I risultati li inseriamo in una banca dati che tuti gli altri studiosi possono consultare. Giá con Tac riusciamo a individuare alcune malattie, come la sifilide, che a quei tempi era molto diffusa. Molto dipende dallo stato di conservazione». Spesso gli uomini, racconta Francesco, venivano scalottati, «facevano una specie di autopsia per vedere come era fatto il cervello: in realtá assolutamente inutile». Giulio Cesare era alto circa un metro e 80, «parecchio per quell'epoca», ed era robusto. L'esame successivo è il carbonio 14, per stabilire la data della morte «l'approssimazione, trattandosi di quattro secoli, è di qualche anno. Dai denti isoliamo il Dna e lo confrontiamo con quello degli altri Gonzaga. Facciamo indagini prenutrizionali per sapere cosa mangiava e cerchiamo metalli pesanri, per capire se sia stato avvelenato». Dietro ogni scavo, ogni analisi, Francesco coltiva il suo sogno: Isabella d'Este. «I suoi resti sono scomparsi dal sarcofago della chiesa di Santa Paola. Io credo di poterle ritrovare. Ho un'idea in testa e ce la faró».
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