“Biennale vera e non Biennalina quella conclusa a palazzo Te”

L’artista mantovano Stefano Nardi era uno dei pochi mantovani che hanno esposto alla Biennale di Venezia, padiglione Italia, a Palazzo Te che ha chiuso il 21 settembre. Pubblichiamo un suo intervento....

L’artista mantovano Stefano Nardi era uno dei pochi mantovani che hanno esposto alla Biennale di Venezia, padiglione Italia, a Palazzo Te che ha chiuso il 21 settembre. Pubblichiamo un suo intervento.

“L'avvenimento si è svolto ’senza infamia’ e con qualche lode più delle aspettative: le visite, infatti, sono state abbastanza numerose e gli apprezzamenti lusinghieri. Ora che la rassegna è conclusa, sento il dovere di fare alcune considerazioni. Su questi fogli sono apparsi articoli di commento, dal tono vagamente ironico e senza dubbio riduttivo, con termini come "succursale", "dependance", "biennalina": non posso non manifestare la mia contrarietà. Mi è lecito porre una domanda: se il Padiglione fosse stato esteso, per esempio, al Correr, o al Fortuny, o ai Magazzini del Sale, sarebbe stati affibbiati quel diminutivo? Credo proprio di no. E allora?

Forse il Palazzo Te è ritenuto meno commendevole e dignitoso di quei luoghi? Oppure si ritiene che la distanza dalla Sede Centrale dei giardini di S. Elena abbia effetto inversamente proporzionale alla qualità? Dunque Biennale e non biennalina o dependance, ma Biennale di Venezia, Padiglione Italia, sezione di Palazzo Te, facente parte a tutti gli effetti della Esposizione Internazionale d' Arte di risonanza, come è noto, mondiale.

Il pubblico si orienta massivamente verso mostre bene promosse e bene reclamizzate e trascura quelle meno acclamate anche se più significative. Ma non è solo questo: decenni di degenerazione e di mistificazione nel campo dell'arte visiva hanno prodotto nella gente una sorta di scetticismo e di incredulità. Vittorio Sgarbi, in questo 2011, ha avuto il merito e il coraggio di riproporre l'Arte vera, la "pittura di pennello", l'espressione secondo i canoni e le regole.Auguriamo che questo atto segni l'inizio della rinascita degli autentici valori formali ed estetici”.

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