Indagine dell’Antitrust sui costi del calore pulito

Nel mirino del Garante le tariffe adottate e le procedure per scegliere i gestori. Tea: pronti a collaborare, le nostre bollette sono convenienti e trasparenti

di Corrado Binacchi

La rete del teleriscaldamento è una sorta di monopolio naturale? È possibile verificare come le società decidono di adottare le tariffe che vengono applicate ai clienti? E, ancora, quali sono le procedura per scegliere i gestori del servizio? Per rispondere a queste e a molte altre numerose domande, l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sull’intero settore. La decisione di avviare il procedimento è stata presa nell’adunanza di fine dicembre, sentito il relatore - professor Piero Barucci - e pubblicata sul bollettino numero 52 del 16 gennaio. L’Antitrust ha deciso quindi di muoversi, a trecentosessanta gradi, su un settore, quello del ‘calore pulito’, che «potrebbe presentare significative criticità dal punto di vista concorrenziale«.

Proprio sulla base di questa considerazione l’Autorità, presieduta da Giovanni Pitruzzella, ha deciso di avviare un’indagine conoscitiva sul comparto. Il Garante, si legge nell’ultimo bollettino, «ha ricevuto numerose segnalazioni, che riguardano sia il livello delle tariffe, sia i vincoli relativi alla scelta di connettersi o meno alla rete di teleriscaldamento, sia alle modalità di affidamento della gestione del servizio». L’Antitrust sottolinea come il quadro normativo in materia sia «piuttosto carente», visto che il legislatore finora ha fornito del teleriscaldamento solo una definizione indiretta in un decreto ministeriale del 2005. Un’attività che, tra l’altro, non è soggetta a regolamentazione delle condizioni di fornitura da parte dell’Autorità per l’Energia.

L’indagine sarà a trecentosessanta gradi, e dovrebbe coinvolgere a livello nazionale tutte le società che operano nel settore, compresa Tea, che fornisce il calore pulito alla rete che serve la città. Stando alle indicazioni dettate dall’Antitrust, verranno esaminate «le caratteristiche tecniche ed economiche delle reti di teleriscaldamento, la diffusione delle differenti tipologie, la qualificabilità del teleriscaldamento come servizio pubblico locale e le problematiche relative alle procedure di scelta dei gestori del servizio». Nel mirino del Garante finiranno anche «le norme adottate dagli enti locali e i vincoli imposti alla connessione e disconnessione, dalla rete, oltre alle formule tariffarie, le possibilità di scelta tra modalità alternative di produzione del calore da parte degli utenti». Altro tema chiave al centro dell’indagine, che tocca direttamente anche le tasche delle famiglie mantovane, è «il livello delle tariffe applicate in relazione ai costi sostenuti per la produzione del servizio». E poi, ancora, fari puntati sugli «incentivi previsti dalla normativa attuale, sul ruolo del teleriscaldamento nello sviluppo di sistemi di distribuzione chiusi basati sulla cogenerazione, e sulle aree in cui sarebbe appropriato un intervento normativo e regolamentare».

L’iniziativa dell’Antitrust non preoccupa i vertici di via Taliercio. «Si tratta di un’indagine conoscitiva - spiega Enrico Raffagnato, direttore di Tea Sei - la società che gestisce il teleriscaldamento - si ci chiameranno, collaboreremo. Parlare di monopolio, in questo caso, è quasi naturale tenuto conto degli elevatissimi investimenti che un gestore deve sostenere per la rete, basti pensare che per i soli 3 chilometri di tubazioni da via Brennero alla città Tea ha messo a base d’asta un importo di 12 milioni di euro. Le segnalazioni e le richieste di chiarimento che arrivano dai nostri clienti sulla trasparenza delle tariffe? Guardi, si contano sulla dita di una mano. Rispetto al gas, a parità di consumi, il teleriscaldamento costa un dieci percento in meno. E al risparmio vanno sommati i costi evitati per la sostituzione periodica della caldaia, per la manutenzione e per i controlli obbligatori».

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