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Benedini insiste: «La raffineria Ies segua la Tamoil»

L’assessore guarda a Cremona dove ora c’è solo un deposito. Assemblea affollata per i civici ma il dibattito è compresso

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Doveva essere un bilancio critico, con punte polemiche («risultati, prospettive e impedimenti nell’azione amministrativa»), è deragliato in analisi di gruppo. Gruppo largo, analisi autoreferenziale. La città ha risposto un sì deciso all’invito dei benediniani per parlare della Mantova aggredita da micropolveri e surnatante, schierando nell’aula magna dell’Isabella d’Este le tante anime dell’ambientalismo (e non solo). Le salottiere accanto alle radicali. Tutti o quasi con una domanda pronta in tasca, buona per il “question time”. Peccato che la scansione dei tempi sia saltata, a scapito del dibattito. Sommando il minutaggio dei relatori, da scaletta i benediniani avrebbero dovuto parlare un’ora. Hanno tenuto il microfono per centoventi minuti. Nulla di irreparabile, solo l’occasione persa di un confronto più diluito nei tempi e serrato nella dialettica.

A fare gli onori di casa è l’architetto Giampaolo Benedini, serenamente turbato dal vuoto della sala quando manca soltanto un quarto d’ora all’inizio. Trenta minuti dopo si sta quasi stretti e il turbamento si rovescia in sorpresa. L’assessore ai lavori pubblici, alleato severo del sindaco Sodano, parte deciso ingranando la marcia dell’ambiente, «l’argomento che più ci stava a cuore quando ci siamo messi in gioco per la conduzione della città».

Una Mantova ricca di pregi con un unico, macroscopico difetto: il suo doppio industriale, alle porte del centro storico. Tirato su senza troppi scrupoli - nell’altrove di cinquant’anni fa la sensibilità era più elastica - il petrolchimico ha creato sì occupazione, avvelenando però l’ambiente (e non solo). Mezzo secolo dopo è tramontato anche il modello produttivo.

«Il problema occupazionale è falso, un boomerang - tuona Benedini - dobbiamo guardare avanti, puntando a uno sviluppo sostenibile». L’imperativo è riconvertire. L’assessore si accanisce contro la Ies, avviata a declino certo, sgranando un elenco puntuale: esubero della raffinazione in Italia, concorrenza arrembante dei paesi emergenti, costi salati per gli adeguamenti normativi, impiantistica obsoleta, non autosufficienza energetica.

L’ex direttore di stabilimento ascolta tra il pubblico. Se dismettere del tutto suona una scelta impopolare, difficile, l’assessore caldeggia la soluzione adottata dalla Tamoil a Cremona: dove fino a qualche mese fa c’era la raffineria, oggi c’è solo un deposito di carburanti. «Gli effetti sull’occupazione non sarebbero poi così drastici».

Discorso analogo per la chimica, col vantaggio che l’interlocutore batte bandiera italiana e l’azionista di peso è il ministero del Tesoro («l’Eni siamo noi»). Il futuro? Fa rima con trasporti e intermodalità. Valdaro, porto e Olmo Lungo. Ne avrebbe ancora da dire ma, richiamato da Gianni Bombonati (presidente della commissione consiliare e salute pubblica), Benedini cede il microfono all’assessore all’ambiente Anna Maria De Togni, che parte dalla conferenza di Ottawa (1986) per approdare ai giorni nostri dopo una lezione puntigliosa. Il punto di vista medico è affidato a Franco Ferrarini, il più spigliato tra i relatori nonostante gli spigoli della materia, quello legale a Matteo Masiello. Tanti gli appigli per il question time, pochissimo il tempo per scalare le questioni irrisolte. Urge un supplemento di confronto. (ig.cip)

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