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Il Pdl attacca Benedini: restituisca le commissioni

Il caso Ferrazzi scuote il centrodestra alla vigilia dell’approvazione del bilancio Il consigliere

di Sandro Mortari
2 minuti di lettura

MANTOVA. Il trasloco di Pietro Ferrazzi dal gruppo Pdl a quello dei benediniani rischia di alzare la temperatura nella coalizione di centrodestra alla vigilia dell’approvazione del bilancio. Più che col consigliere che lascia, il partito ce l’ha con Benedini che l’ha accolto, tanto che il capogruppo del Pdl, Acerbi, in una lettera inviata ai suoi usa parole di fuoco contro l’alleato. «È intollerabile il comportamento dei benediniani che, mentre la città crolla, giocano a risiko con noi. Se non hanno la sensibilità di capire che questo è un comportamento sbagliato non sono nemmeno in grado di capire come si governa insieme una città». Un siluro arriva anche da Ghirardini, coordinatore provinciale Pdl: «Non sono in discussione maggioranza, programma e sindaco, ma per una questione etica ci devono essere restituite le presidenze delle due commissioni guidate da Ferrazzi, la cultura, e da Romano, la territorio». E il presidente del consiglio Longfils avverte: «I problemi della città sono seri, l’alleanza è salda visto che abbiamo portato a casa l’adozione del Pgt, la raccolta differenziata e l’Imu al 3 per mille sulla prima casa, l’aliquota più bassa d’Italia. Questi risultati non possono essere offuscati da situazioni contingenti. Abbiamo la responsabilità di governare la città in un momento di grave difficoltà, a cui non possiamo abdicare».

Ferrazzi è tranquillo e convinto che la sua decisione sia stata la migliore possibile. «Il mio - dice - non è stato un gesto in polemica con nessuno, sono sempre in maggioranza». E spiega i motivi che lo hanno indotto al contestato cambio di casacca: «Nel Pdl mi sentivo a disagio sin dal congresso, quando si è persa l’occasione di immettere nel partito linfa nuova. Sul fronte amministrativo, è da tempo che cerco di spronare la giunta ad essere più coraggiosa. Non si può tener su la baracca aumentando le tasse, bisogna ridurre una macchina pubblica troppo costosa e pesante, troppi beni inutili potevano essere dismessi. Inoltre, non ero più d’accordo sulle politiche ambientale e culturale». Entra nel dettaglio: «Al sindaco l’ambiente interessa poco; il gruppo Benedini ne ha fatto il suo cavallo di battaglia ma ha concluso poco: vado con loro per spronarli; vedo, infatti, un gruppo con tanto potenziale inespresso che può dare molto alla maggioranza e, quindi, rafforzarla. La politica culturale di Sodano è sempre stata in continuità con quella della Brioni, e ciò non mi piace. È finito il tempo dell’effimero, bisogna investire sul patrimonio, ma il sindaco non l’ha capito. Per esempio, la gestione di Palazzo Te non mi trova d’accordo; secondo me bisogna fare la battaglia per indurre lo Stato ad aprire il Ducale ad una collaborazione col Comune. Stiamo, poi, perdendo grosse occasioni come Nuvolari e gli amanti di Valdaro, mentre si insiste sul museo di san Sebastiano che non interessa a nessuno. Inoltre, il Famedio, uno degli edifici albertiani che hanno fatto scuola nel mondo, andrebbe valorizzato, e invece, niente».

Il sindaco non l’ha presa bene: «È vero - dice l’interessato - lui dice di sentirsi tradito, ma la mia è stata una scelta per aiutare la città e, di riflesso, lui. Deve fare delle scelte, non può continuare ad accontentare tutti. L’altra sera Sodano, per una ripicca verso Benedini, ha chiuso prima il consiglio impedendo di decidere sul centro intermodale di Valdaro: non si può andare avanti così, senza scegliere su un tema dove gli imprenditori hanno investito milioni di euro».

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