Il marchese Cavriani: donerò a Mantova mobili e dipinti

Federico, 23º capofamiglia della casata, ha finanziato il libro sui 7 secoli di storia E ieri alla presentazione in Ducale, ha annunciato il terzo impegno che si è dato

Federico Cavriani è il 23° capofamiglia della nobile casata mantovana, che ha la storia documentata più antica di tutte - più dei Gonzaga -, fin dai tempi del libero Comune. Nel Settecento dopo gli scandali e la fuga dell’ultimo Gonzaga, i Cavriani furono probabilmente la famiglia più influente della città e Antonio fece rifare dal Toreggiani il palazzo dell’attuale via Trento come una meravigliosa, sontuosa dimora, rimasta intatta fino al 1988 e poi spogliata dei quadri, venduta e oggi disabitata.

Di certo l’attaccamento a Mantova del marchese Federico, nato a Genova e che vive a Roma, è forte anche se lui nel palazzo di via Trento, che era dello zio Massimiliano e poi della cugina Aliana, non ha mai abitato. Ieri a palazzo Ducale, nell’Atrio degli Arcieri, ha annunciato: «Mi ero posto tre obiettivi come 23° capo della famiglia. Il primo era restaurare la cappella e il cimitero di Sacchetta e devo ringraziare tutti quelli che hanno collaborato, dal parroco don Lucio Poltronieri a Lisa Veronesi, a Giuliana Piccinato e Cristina Gerbelli che rendono viva la tradizione con manifestazioni in costume. Con il restauro si è salvato quel gioiello che con il terremoto sarebbe crollato».

Il secondo obiettivo era il libro, “I Cavriani, una famiglia mantovana”, presentato ieri, che ricostruisce la storia e i personaggi che si sono succeduti, tra cui un vescovo e vari diplomatici, e che il marchese Federico ha «generosamente finanziamento completamente”, come ha spiegato la curatrice Daniela Ferrari, per «lasciare un ricordo - ha detto lui - il più completo possibile della mia famiglia». Il prossimo progetto del marchese Cavriani è un regalo alla città dei suoi avi: «Intendo donare mobili e quadri di mia proprietà a Palazzo d’Arco, in modo che il pubblico possa apprezzare un “pezzo” della nostra storia». Quasi a risarcire della dispersione della collezione che era in via Trento. Tra i quadri c’è anche un dipinto, di cui è in fase di studio l’esatta attribuzione, ma si pensa che sia un Tiziano.

E’ orgoglioso dei quasi 8 secoli di storia, «ma non ho mai ostentato» confida il marchese, aggiungendo: Ritengo che l’eredità ricevuta dai nostri predecessori non costituisca un diritto a disporne secondo la propria volontà, bensì rappresenti un dovere, per l’erede stesso, a salvaguardare l’integrità del patrimonio culturale della famiglia e a tramandarlo ai posteri, garantendo al pubblico il diritto di poterne godere e agli studiosi quello di poterlo studiare». Ha quindi ringraziato Daniela Ferrari, direttrice dell’Archivio di Stato, che accogliendo in deposito nel 1988 dalla marchesa Aliana l’archivio dei Cavriani, ha catalogato e valorizzato con la sua equipe tutti i documenti e ha ora realizzato il libro, edito con grande cura da Sometti. Durante la presentazione, aperta dalla sovrintendente Paolozzi Strozzi, ha tenuto un’interessante relazione Angelo Mazza sul capitolo di Stefano L’Occaso su quadri e affreschi di palazzo Cavriani, opere di Bazzani, Schivenoglia, Sansone. Daniela Ferrari ha descritto l’archivio, ricco di mappe, lettere, rogiti, contratti e persino ricette di cucina. L’inventario in cd è allegato al libro.

Tra i presenti, le sorelle di Federico, Fulvia e Noretta Cavriani, la moglie Marilù Carafa (la famiglia che diede i natali a papa Paolo IV che fondò l’ordine dei Teatini). Inoltre c’erano le figlie di Aliana, le sorelle Alessandra (col marito Odoardo Guerrieri Gonzaga) , Paola e Barbara Marsigli. Notati anche la vedova e il figlio di Rinaldini, attuali proprietari del palazzo Cavriani di via Trento.

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