Falsi titoli: lo scandalo si allarga 

Denunciata la prof senza laurea. L’Ufficio scolastico provinciale invia un esposto in Procura. Una decina i casi sospetti nell'ultimo anno 
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MANTOVA. L’Ufficio scolastico provinciale ha fatto quello che doveva: ha scritto un esposto raccontando i fatti e l’ha inviato alla Procura. Saranno ora gli uffici giudiziari di via Poma ad occuparsi di Elena Corti, la 43enne di Asola che ha insegnato per dodici anni lettere come precaria nelle scuole medie senza avere la laurea, titolo di studio obbligatorio per l’incarico.

Al momento si sa che la denuncia del Provveditorato agli studi è arrivata a destinazione in Procura ma non sarebbe ancora stato aperto un fascicolo a nome dell’insegnante. Potrebbero essere due le ipotesi di reato a carico della professoressa, che fino alla scorsa settimana aveva un incarico alle scuole medie di Medole (e che, sentendo studenti e genitori, svolgeva anche piuttosto bene): falsa attestazione e truffa nei confronti dello Stato. Falsa attestazione per l’autocertificazione con cui l’insegnante ha dichiarato di aver sostenuto il diploma di laurea a Pavia. E truffa nei confronti dello Stato perché, a seguito di quella falsa dichiarazione, ha percepito indebitamente per anni uno stipendio dal Ministero dell’istruzione. Soldi che, se sarà ritenuta colpevole dall’autorità giudiziaria, dovrà risarcire con tanto di interessi.

Nessuno si sarebbe accorto del fatto che l’insegnante non aveva il requisito del titolo di studio se non fosse arrivato il momento agognato da eserciti di precari della scuola: il passaggio al ruolo, con l’assunzione a tempo indeterminato, momento che per la professoressa Elena Corti è arrivato a fine agosto dopo oltre dodici anni e più di precariato. Il Provveditorato le ha chiesto una sola cosa: di perfezionare la documentazione, completandola con il diploma di laurea e il certificato di abilitazione. Ma dall’insegnante non è arrivato alcunché, e a quanto pare senza che avesse motivi da opporre o giustificazioni di sorta. A quel punto l’Ufficio scolastico provinciale ha preteso delle spiegazioni. Poco da spiegare, a quanto sembra. E venerdì scorso la vicepreside dell’istituto comprensivo ha notificato alla docente di lettere, che nel corso della sua carriera da precaria ha prestato servizio sia alle medie che alle superiori, la revoca dell’incarico. Al provveditore Francesca Bianchessi il compito di diramare una circolare ai presidi per cancellare il nome della Corti da tutte le graduatorie per l’insegnamento.

Allo stesso tempo si è attivata la procedura con cui l’Ufficio scolastico provinciale, per conto del Ministero dell’istruzione, affida il caso all’autorità giudiziaria. Un atto dovuto, per l’amministrazione scolastica che intenderebbe anche avvalersi del diritto di rivendicare un risarcimento. All’ex insegnante resta ora la facoltà di presentare un ricorso al giudice del lavoro.

Ma il caso dell’insegnante senza laurea non è isolato. Fonti ufficiose dell’amministrazione scolastica spiegano che nel solo ultimo anno sono stati avviati diversi controlli (una decina a quanto pare) su documentazioni sospette consegnate da dipendenti (non docenti) all’atto dell’inserimento nelle scuole di città e provincia. L’autocertificazione consentita per la notificazione dei titoli di studio non sempre aiuta a prevenire. Uno dei casi più recenti (ancora al centro di un contenzioso legale) riguarda tre assistenti amministrativi entrati in servizio in altrettanti istituti pochi anni fa e sospettati di avere presentato documentazioni irregolari e non esattamente corrispondenti alla realtà.

La questione è scoppiata nel 2009 quando in un comprensivo della provincia viene assunto un nuovo assistente amministrativo, un impiegato. Il reclutamento avviene attraverso le graduatorie dell’amministrazione scolastica. Il nuovo assunto, però, rivela di non sapere compiere, a giudizio della dirigenza, le normali mansioni che da un impiegato ci si aspetta. Possibile che quell’assistente amministrativo, dotato di diploma di scuola superiore e che vantava otto anni di lavoro in un noto istituto scolastico privato di una città del sud, non fosse in grado di svolgere le normali operazioni richieste dalla mansione d’ufficio?

Un primo controllo all’istituto privato sembra confermare il curriculum dell’impiegato: otto anni di lavoro senza mai un solo giorno di assenza. Ma all’Inps della provincia interessata non risulta niente. Scatta un nuovo controllo, qualche mese dopo, alla scuola privata che, nel frattempo, ha cambiato proprietà. Il nuovo dirigente spiega che l’impiegato non risulta abbia mai lavorato in quell’istituto. Si scopre poi che altri due compaesani, assunti in altre scuole mantovane, hanno lo stesso tipo di documentazione. Scatta il contenzioso. (nico) 

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