Erbe, alchimia e ottocento visitatori

Folto pubblico in Ducale per il percorso nel Giardino dei Semplici e nel laboratorio di Ferdinando I

Il cielo gonfio di pioggia non intimorisce il pubblico in coda già dalle 14. E nemmeno quello delle 16 già armato di ombrelli. La parola d’ordine? Abbandonare la contemporaneità e concedersi il lusso di un viaggio nel tempo grazie al Fai e alla Sovrintendenza. Anche oggi si replica con visite libere sia al mattino che al pomeriggio. Ancora una volta è la reggia ad aprire le braccia e ad accogliere il serpentone di visitatori. Agli ottocento appassionati basta varcare il cancello del Giardino dei Semplici per trovarsi virtualmente in un’altra epoca. Tra essenze e profumi. Salvia, pervinca, lavanda, rosmarino menta. Il percorso inizia tra le aiuole alla scoperta delle piante officinali. «Questo spazio meraviglioso - spiega Anna Maria Petrobelli, vice capo delegazione del Fai - è sorto nel 1603 nel luogo del preesistente Giardino del Padiglione per volontà del duca Vincenzo I Gonzaga. Fu il frate Zenobio Bocchi, già ideatore del Giardino di Boboli a Firenze e dell’orto botanico di Pisa, a idearne la struttura secondo una quadripartizione che ripete il ciclo naturale delle stagioni e gli elementi del cosmo». La gente ascolta, interviene, si china a osservare le piante. Lo scenario conquista i turisti. Il presente è lì, con la Domus Nova che si affaccia verso il lago, ma il racconto riporta il pubblico nel passato con un percorso che valorizza la cultura magica ed esoterica alla corte dei Gonzaga. Nello spazio verde tutte le piante sono strutturate in modo da dare sia la vita che la morte. In sostanza il principe attraverso le erbe semplici (da qui il nome del giardino), era in grado di controllare anche i temperamenti dell’uomo. Le piante potevano deprimere o potenziare gli umori della persona. Dare la vita, la morte, l’estasi o l’oblio. «Anche Ferdinando I Gonzaga eredita l’interesse per le scienze naturali e lo studio del sapere magico e dei simboli occulti - continua Petrobelli - e questo itinerario ci porta infatti nel laboratorio dove Zenobio Bocchi e il duca Ferdinando sperimentavano il potere delle erbe officinali». Pochi passi e il pubblico raggiunge la scala che porta all'antro alchemico situato sotto il livello dell’appartamento della Rustica. Si procede lentamente. Ed ecco la stanza che fu deposito dei materiali. Non si fatica ad immaginare ampolle, vasi, alambicchi. A piccoli gruppi si raggiunge l’antro alchemico «dove si distillavano gli oli essenziali nel tentativo di ottenere l’elisir di lunga vita, fine ultimo dell’alchimista». Si intuisce lo spazio della fornace. Il resto è storia raccontata dai volontari. «Un peccato - commenta una signora - che la visita duri solo mezz’ora». (cdp)

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