La chiesa di Malcantone come un castello matildico

Un ricordo dell’architetto Boschetti che progettò l’edificio religioso «Abbiamo innalzato un segno emergente sulla pianura sconfinata»

di CARLO BASSI

Ci ha lasciato, in questi giorni, dopo una malattia inesorabile l’architetto Goffredo Boschetti, il progettista, nello studio BassiBoschetti di Milano, della chiesa dedicata a Sant’Anselmo a Malcantone, frazione di Sermide.

Lo voglio ricordare parlando di questa architettura da lui concepita come un castello alto nella pianura, un castello turrito e impervio contro gli attacchi del demonio.

Gli anni Sessanta/Settanta sono stati una stagione felice per il lavoro sul tema dello spazio sacro e sulle novità che si affacciavano nella cultura teologica per un rinnovamento della liturgia: eravamo prima e appena dopo il Concilio e in quella temperie avevamo già realizzato la chiesa degli Angeli Custodi nel cuore di Milano, segno forte di una presenza il cui disegno anticipava il Concilio stesso e ci preparavamo a immaginare una casa-chiesa, una nuova struttura sacra per Buccinasco alle porte di Milano.

In questa atmosfera di ricerca e di novità nasceva la chiesa di Malcantone dedicata a Sant’Anselmo.

Scriveva Boschetti: «Abbiamo innalzato un segno cristiano, emergente sulla pianura sconfinata dei campi di grano come un castello matildico, un segnale violento per la forza delle sue membrature».

In realtà l’emergenza delle strutture che si configurano come merlature potenti, la grande scalinata di accesso, la torre campanaria, il materiale che conferisce sostanza al tutto nella sua ritrovata autenticità ne fanno un’unità architettonica di grande impatto e se si aggiunge che Boschetti ha voluto all’interno dell’aula dei fedeli un pavimento non lucido, ma “ruvido” fatto di cubetti di porfido simile a quello di una stalla si ha l’idea delle novità anche in funzione liturgica che quell’architettura conteneva (e naturalmente contiene) e a pensarla oggi sembra echeggiare con grande anticipo l’invito di Papa Francesco ai suoi sacerdoti: «Siate pastori con l’odore delle pecore».

Si deve aggiungere che l’abside era decorata con blocchi di vetro colorati che in quegli anni era il linguaggio del frate artista Costantino Ruggeri il quale stava realizzando le grandi vetrate per il santuario della Madonna del Divino Amore a Roma.

Tutto questo dà l’idea di come sia stata lungimirante l’autorità diocesana che diede il suo assenso a quella progettazione dirompente.

Non so ora come chi gestisce quella chiesa, dopo tanti anni, si ponga e dialoghi con quelle novità rilevanti intuite dall’architetto Boschetti.

So che durante il terremoto il “castello” non si è mosso, non ha dato segni di sofferenza anzi è stato per molti versi rifugio e base di riferimento sicura nel generale terrore.

Mi pare di vedere in quest’opera il carattere e la figura dell’amico che in unione e collaborazione fraterna, ha lavorato per tanti anni alla costruzione di un’immagine nostra, propria e riconoscibile di un lavoro comune in una fase importante della ricerca moderna in architettura su un tema tanto alto e il mio ricordo e il mio grazie sono grandi e affettuosi.

La guida allo shopping del Gruppo Gedi