Poggio Rusco tra i grandi siti per lo stoccaggio di gas Co2

Una delibera della Regione Lombardia avvia il percorso per avviare in quattro aree lo stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica (Co2). Tra queste zone c'è Poggio Rusco. Per ora tutto è fermo per la crisi, ma l’Europa stanzia un miliardo di euro. La scelta di Poggio Rusco è dovuta alla particolarità del terreno.

ghngfPOGGIO RUSCO. L’area del Basso Mantovano, ed in particolare Poggio Rusco è stata inserita dalla Regione fra le quattro zone lombarde potenzialmente idonee per lo stoccaggio sotterraneo di anidride carbonica (Co2). La delibera, che risale alla fine del 2009, ha avviato l’iter che doveva portare ad individuare nel giro di due anni un sito pilota. Un protocollo d’intesa è stato a questo scopo siglato con il Ministero dello sviluppo economico nel 2010.

Da allora, però, tutto si è fermato, per la mancanza di finanziamenti e nella considerazione che la crisi economica sta facendo diminuire “naturalmente” le emissioni di Co2 . Ma l’Unione europea scommette nuovamente su questi progetti che servono per il rispetto del Protocollo di Kyoto e la riduzione delle emissioni di gas serra. Recentemente Bruxelles ha emesso un bando da 1,05 miliardi di euro (scadenza 3 luglio) per rifinanziare progetti che catturino l’anidride carbonica emessa dai grandi siti industriali e, trattandola come un rifiuto, la confinino sottoterra .

Lo studio geologico. Tutto nasce da una direttiva del parlamento europeo, la 31 del 2009 che individua la cattura e lo stoccaggio geologico sotterraneo dell’anidride carbonica come uno strumento utile nella lotta ai cambiamenti climatici connessi ai gas serra, ed in particolare all’anidride carbonica prodotta dagli impianti industriali. La Regione Lombardia, peraltro, già dal 2006 aveva inserito in una propria legge, la 24, la necessità di avviare progetti sperimentali in questa direzione. Per questo nel 2008 l’Istituto regionale di ricerca della Lombardia (Irer) era stato incaricato di preparare uno studio preliminare per individuare i siti idonei dove pompare nel sottosuolo anidride carbonica allo stato liquido. Lo studio, affidato ad un gruppo di ricerca della quale facevano parte docenti dell’Università di Bologna, è stato completato nel dicembre 2009.

La delibera regionale. Nello stesso mese, il 30, la giunta regionale delibera di approvare un programma di ricerca che prevede di approfondire le tecnologie di cattura della Co2, il quadro geologico dei diversi siti lombardi, nonché studiare l’impatto degli interventi previsti e quindi monitorare «anche attraverso sondaggi e indagini» «l’atteggiamento mostrato dalle comunità residenti direttamente coinvolte nell’insediamento».

Il progetto pilota. Finalità di questa fase di ricerca e sperimentazione, l’individuazione di un sito pilota, da utilizzare come campo prova. Il costo è stimato in 100 milioni. Per questa fase, la Lombardia, unica regione italiana assieme alla Sardegna ad avere affrontato il tema dello stoccaggio di Co2, la Regione ha siglato un protocollo d’intesa con il Ministero dello sviluppo economico.

Cosa stoccare? Secondo i dati forniti dall’Arpa, nel 2005 la Lombardia produceva circa 80 milioni di tonnellate di Co2: un quarto delle emissioni derivano dalle centrali elettriche , un quarto dal riscaldamento domestico ed un quarto dal trasporto su strada. I grandi produttori di anidride carbonica sono concentrati in 35 impianti industriali che superano le 100mila tonnellate l’anno, ovvero 27 milioni totali. Centrali termoelettriche e raffinerie fanno la parte del leone e sono responsabili di emissioni per 20 milioni di tonnellate.

I costi del progetto. La cattura ed il confinamento di emissioni nel sottosuolo costerebbe, secondo una recente studio circa 80 dollari a tonnellata. Oggi, però, gli impianti industriali possono acquistare certificati di emissione di una tonnellata di Co2 a 3 dollari. Questa considerazione, connessa alla diminuzione progressiva delle emissioni a causa della crisi mondiale, ha portato a focalizzare le strategie europee.

Cosa succede adesso? Gli uffici regionali hanno confermato che il progetto lombardo è oggi fermo e non finanziato. Ma il nuovo impulso dato dalla Ue potrebbe smuovere la ripresa dell’iniziativa regionale. Al momento si attende un documento europeo che entro l’estate stabilirà le nuove strategie per la lotta alla Co2.

Perché Poggio Rusco. La cattura della CO2 emessa dai grandi impianti industriali ed il suo trattamento essenzialmente come rifiuto da stoccare in depositi geologici, costituisce una delle tecnologie individuate come prioritarie dall’Unione europea per ridurre la presenza di anidride carbonica nell’atmosfera. Ma perché in Lombardia è stata scelta l’area di Poggio Rusco, assieme alla Bassa Bergamasca, al Lodigiano e alla parte orientale della Provincia di Pavia?

La ragione sta nel sottosuolo, che fra Basso Mantovano e Modenese presenta anomalie caratteristiche dovute alla presenza delle rocce di fondo, una formazione marina rialzata che forma la scosiddetta “dorsale ferrarese”. In alcuni casi queste rocce marine si ritrovano ad appena un centinaio di metri sotto la superficie. Le rotture nelle faglie causate dai terremoti,determina la risalita di acque profonde, salate e fanghi. Un fenomeno che si registra dall’Appennino (salse di Nirano), sino al Sermidese.

Poiché i siti di stoccaggio utilizzano rocce porose profonde oltre 800 metri, la presenza di queste acque salate è la prova della porosità delle rocce. Inoltre lo strato di argilla superficiale sigillerebbe lo stoccaggio. Per pompare in profondità si sfrutterebbero i pozzi dismessi dalla ricerca mineraria eseguita fra il 1958 ed il 1965 dall’Agip con il permesso “Trecenta”. Si tratta di 11 pozzi sterili, dei quali 6 a Poggio Rusco nella zona di Stoppiaro che raggiungono profondità superiori ai mille metri.

Il sindaco dice no. Il sindaco di Poggio Rusco Sergio Rinaldoni chiederà alla Regione di stoppare il progetto che vede il paese come possibile destinazione di uno stoccaggio geologico di anidride carbonica. «Qui c’è stato il terremoto, siamo nella zona del cratere – spiega il primo cittadino – Se è giusto risolvere il problema dei gas serra e dell’aumento della temperatura del pianeta, vanno considerati tutti i fattori di una scelta del genere».

La scelta individua Poggio Rusco in quanto nel sottosuolo esistono delle riserve di acqua salina, dove sarebbe possibile iniettare la CO2 liquificata e contemporaneamente c’è la presenza di vecchi pozzi di perforazione mineraria dell’Agip, che potrebbero essere riutilizzati. «Noi eravamo contrari all’impianto di stoccaggio gas metano di Rivara – conclude il primo cittadino – e ovviamente lo siamo anche per questo progetto che vogliamo rimanga solo sulla carta».

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