Viaggi novecenteschi al santuario: dueruote, tram e calesse

Per proseguire poi lungo il più accessibile viale monsignor Martini o sul bucolico arginello rivierasco del lago di Sopra. Da tutta l'area di richiamo della Fiera, diciamo il Mantovano e limitrofi,...

Per proseguire poi lungo il più accessibile viale monsignor Martini o sul bucolico arginello rivierasco del lago di Sopra. Da tutta l'area di richiamo della Fiera, diciamo il Mantovano e limitrofi, si arrivava pure in calesse o seduti sui carri a traino equino o dovendo governare il bestiame destinato al mercato zootecnico, molto importante fino alla prima metà del '900, insieme a quello degli attrezzi per l'agricoltura tra cui botti, soi e soiœle (categorie diverse di mastelli). Erano giorni di punta anche per il trasporto pubblico: le categorie di reddito adeguate affrontavano la spesa del tram da Mantova, piazza del Sociale, alle Grazie. Le vetture facevano il pieno, tanto che si attacava il Norge: ad una motrice aggiungevano un vagone, chissà perché battezzato con lo stesso nome del dirigibile con cui il generale Umberto Nobile era volato al Polo nord.

Va da sé che, essendo la Fiera nata e cresciuta all'ombra del santuario, si deve rispettosamente considerare primaria la motivazione devozionale del pellegrinaggio, anche di prima mattina, per onorare la ricorrenza dell'Assunta, visualizzata dai madonnari sul sagrato. Ma, fuori dalla chiesa, si è sempre rispettato un altro rituale, laico e godereccio: quello del codghìn d'le Grasie, sarebbe proprio a dire cotechino delle Grazie. Noi mantovani possiamo essere considerati un bel po' fuori di testa, senza per questo sentirci offesi, non intendendo rinunciare alla fumante fetta di cotechino, indifferenti al caldo agostano. La tradizione si rinnova anche nel mutare delle generazioni, degli stili di vita, del rapporto col cibo.

Considerando che fin dai tempi dei Gonzaga nei giorni della Fiera le "grassine" non pagavano dazio, di carne suina già allora ne circolava tanta. Al codghìn d'le Grasie ha avuto una sublimazione agonistica entrando dal ’91 nel Guinness dei primati. Merito dell'oste Giulio Guidetti, che ci è più familiare come Baffo: durante quella Fiera montava una pentola, per chiamarla così, costruita da un fabbro milanese, lunga abbastanza per i 22 metri di un King Kong dei cotechini, diametro 29 centimetri, peso 5 quintali, cotto in 7 ore e 20 minuti, materia prima fornita dalla macelleria Tessadri di Porto Mantovano. Il tutto rogitato da un notaio. Altrettanto da record, non registrato, il tempo per far sparire l’insaccato, fra l'altro di eccellente qualità. Anche questa è storia, volendo. Si potrà mai rinnovare?

Renzo Dall’Ara

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