La storia del dialetto ebraico-mantovano

Il presidente della comunità ebraica mantovana, Emanuele Colorini, ripercorre la storia del dialetto ebraico-mantovano, una specifica individualità della parlata degli ebrei rispetto a quella dei concittadini cristiani

dw3Gli ebrei mantovani, costituenti per secoli un nucleo rilevante rispetto alla popolazione globale della città (dalla metà del 1600 fino alla metà del 1800, circa 1800-2000 anime sul totale di circa 25.000, ossia il 7-8%), hanno mantenuto nei rapporti interni, sino a metà del secolo scorso, l'uso di un dialetto molto simile a quello locale ma non coincidente completamente con esso: un dialetto non soltanto inframmezzato da un certo numero di parole ed espressioni ebraiche, ma anche differenziato da peculiarità grammaticali, fonetiche e morfologiche di ben chiaro rilievo.

Esistono ampi e approfonditi studi su quasi tutti i casi di accertata esistenza di una specifica individualità della parlata degli ebrei rispetto a quella dei concittadini cristiani. In particolare sui dialetti della comunità ebraica di Roma, e di talune comunità toscane (Livorno e Pitigliano), emiliane (Ferrara e Modena) e piemontesi (Torino ed altre minori). Per quanto riguarda Mantova, basilare risulta l'esauriente saggio “La parlata ebraico-mantovana” di Vittore Colorni in Judaica Minora, ed. Giuffrè, Milano 1983, pp. 579-636.

dfsdcI dialetti italiani si suddividono, per comune consenso dei linguisti, in tre grandi raggruppamenti: 1) dialetti alto-italiani, 2) dialetti centro-meridionali, 3) dialetti toscani e della Corsica. I dialetti alto-italiani si suddividono a loro volta in cinque sezioni: a) dialetti piemontesi, b) dialetti lombardi, c) dialetti liguri, d) dialetti emiliano-romagnoli, e) dialetti veneti.

Il dialetto mantovano, ad onta della collocazione topografica del territorio di Mantova che ha sempre fatto parte della regione lombarda, non appartiene alla sezione dei dialetti lombardi, ma a quella dei dialetti emiliani, e la sua “lombardizzazione” risale ad epoca relativamente recente.

Le province di Mantova e Ferrara sono contigue e nessun corso d'acqua di forte portata segna il confine fra esse. La comunità di linguaggio, in passato, fu certamente favorita da questa situazione topografica, oltrechè da altri fattori sociologici (identità dei tipi di coltura agricola, scambi commerciali intensi, ecc.) e forse politici.

Premesse queste elementari nozioni sul dialetto mantovano in genere, si può affermare che, mentre esso, fuori dal ghetto, subisce con il tempo sensibili variazioni, all'interno del ghetto invece esso si “cristallizza” in sonorità antiche e subisce assai poche modifiche arricchendosi nel contempo di parole ebraiche e di modi di dire comuni a diversi gruppi ebraici. Si creano così curiosi ibridismi ebraico-italiani con l'uso non sempre linguisticamente corretto di termini ebraici.

Infatti alla radice ebraica di alcune parole vengono applicate desinenze italiane con il risultato di una parlata ebraico-mantovana che purtroppo nessuno più usa nella pratica d'ogni giorno.

Si tratta oggi di un'interessante particolarità linguistica di cui rimane memoria in rari scritti degni di attenzione e di studio. Tra le composizioni realizzate in dialetto ebraico-mantovano sono certamente da annoverare le poesie del medico ebreo mantovano Annibale Gallico (1876-1935) che, con brio ed arguzia, descrive in rima momenti di “vita di ghetto” ridando vita a persone e cose di quel particolare ambiente.

. * Presidente della Comunità ebraica mantovana

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