Ecco il nuovo ponte, sarà finito nel 2017

San Benedetto. Il progetto della Provincia: arco in acciaio con una sola pila in alveo. Stop al traffico al massimo per tre mesi

SAN BENEDETTO PO. Tre mesi al massimo, forse anche meno: sarà questa la lunghezza del periodo di passione per gli automobilisti che utilizzano per i loro spostamenti il ponte di San Benedetto. Un ponte ora a mezzo servizio, percorribile solo dai veicoli leggeri dopo il terremoto del 2012. Il nuovo ponte finanziato dalla Regione, infatti, è stato progettato dai tecnici della Provincia in modo da ridurre al massimo il periodo di chiusura assoluta al traffico. Un’eventualità che si presenterà verso la fine dei lavori, prevista, in assenza di intoppi, per la primavera del 2017.

Doppio arco. La soluzione scelta, il ponte ad arco, assicurano il presidente della Provincia, Alessandro Pastacci, il responsabile dei lavori, ingegnere Giulio Biroli, e l’autore del progetto preliminare, ingegnere Antonio Covino, è la più pratica tecnicamente e logisticamente, oltre che la più economicamente sostenibile. I soldi a disposizione sono 30 milioni di euro, ma solo circa 24 saranno spendibili per i lavori, il resto verrà bruciato dall’Iva al 22%; un’assurdità, secondo Pastacci, che impedirà, almeno in una prima fase, di intervenire in modo definitivo sul viadotto che corre in golena. All’atto pratico, cambierà poco: il tratto ammalorato del manufatto, in realtà, è il ponte vero e proprio sul Po, in tutto 5 pile distanziate l’una dall’altra 67 metri, con le tre immerse in acqua nate male e sopravvissute peggio. Ed è quello, che verrà sostituito con un ponte ad arco appoggiato su un’unica pila in alveo e due campate lunghe 180 e 150 metri.

I lavori. Come sarà possibile portare avanti i lavori senza chiudere il ponte al traffico? La pila in alveo sarà distante da quelle esistenti, per evitare di creare ulteriori problemi statici, oltre che e più allargata rispetto all’attuale ponte. La struttura del nuovo ponte, poi, sarà realizzata in acciaio, materiale molto più leggero dell’attuale calcestruzzo: inizialmente verrà sorretta da castelletti metallici che si appoggeranno sui basamenti realizzati nel 1964 dall’Anas in vista di un raddoppio della struttura mai realizzato. Basamenti che, secondo i tecnici, non sono estranei ai problemi statici patiti dal ponte negli anni.

Una volta realizzata l’intera struttura metallica, questa verrà traslata al posto dell’attuale ponte: sarà allora che l’attuale manufatto sarà eliminato, con l’abbattimento delle 5 pile, realizzando la nuova strada.

Strada più larga. Nuova in tutti i sensi, visto che, se la sede stradale sarà larga come l’attuale, dovrà essere prevista da ambo i lati una banchina asfaltata percorribile larga un metro e mezzo e poi, al di là delle barriere, due piste ciclopedonali, che non potranno in un primo momento proseguire in golena proprio per la mancanza di fondi e potranno venire compiuto in un secondo momento senza problemi di traffico. «A meno che - segnala Pastacci - in corso d’opera non arrivino i fondi necessari, circa 3 milioni, o si ottengano risparmi in sede d’appalto».

Gara europea. Già, l’appalto. Si dovrà bandire una gara europea, e questo allungherà i tempi tecnici. Ma a palazzo di Bagno hanno accelerato, così il progetto preliminare di massima è già stato visionato in via informale da alcune delle autorità chiamate ad autorizzare il progetto: Sovrintendenza ai beni ambientali, Autorità di Bacino, Aipo, Arpa e Regione Lombardia. Non sono previste procedure d’urgenza, nonostante sia un intervento post sismico; il progetto preliminare andrà sottoposto al vaglio della conferenza di servizi che, auspicabilmente, verrà convocata entro il prossimo aprile. Se dovesse arrivare subito il via libera, tra maggio e giugno verrà bandita la gara per l’appalto, un appalto integrato: significa che il vincitore dovrà sia curare la progettazione definitiva sulla base di quella provvisoria realizzata dalla Provincia (con la consulenza di due esperti di alto livello, l’ingegnere Pierangelo Pistoletti per l’acciaio e l’ingegnere Luciano Corradini per le fondazioni), sia costruire l’opera. E’ un sistema già utilizzato per la bonifica di Valdaro e che consente di evitare contestazioni al progetto da parte del costruttore, visto che le figure coincidono.

I tempi. Nell’aggiudicazione dell’appalto, elementi in grado di aumentare il punteggio dei partecipati saranno la riduzione sia i tempi di realizzazione e di quelli di chiusura al traffico del ponte. L’iter della gara, comunque, non comporterà meno di sei mesi, il che significa che il cantiere vero e proprio non sarà aperto prima della primavera 2015. Quanto durerà? «Tra i 18 e i 24 mesi» assicurano Pastacci, Biroli e Covino. Significa che solo nel 2017 i mezzi pesanti potranno tornare ad attraversare il Po a San Benedetto.

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