Inquinamento e tumori «La bonifica è necessaria»

A Mantova ci si continua ad ammalare di più a mammella, tiroide e pancreas Lo stato di salute complessivo è buono ma preoccupa l’incidenza di alcune forme

Osservata da lontano, la fotografia appare nitida. Dai colori rassicuranti. Ma basta avvicinarla al naso per accorgersi delle sgranature e degli angoli arricciati. L’immagine è quella del Sito d’interesse nazionale Laghi di Mantova e polo chimico (che abbraccia anche il Comune di Virgilio, oggi fuso con Borgoforte): a scattare la foto sono stati i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e dell’Associazione italiana registri tumori (Airtum). Anzi, le foto. In successione. In principio fu Sentieri 1, che aveva offerto il metro, pescando le evidenze epidemiologiche dalla letteratura scientifica. Poi venne Sentieri 2 a disegnare la mappa, misurando la mortalità per tutte le cause in 44 Siti d’interesse nazionale: 1.200 morti in più all’anno dal 1995 al 2002. Adesso ecco Sentieri 3 che, pubblicato ieri, ha aggiornato i dati della mortalità al 2010, stretto il fuoco sull’incidenza oncologica in 18 sin (i nuovi casi di tumore dal 1999 al 2005, al netto delle cure successive) e aggiunto pure i ricoveri ospedalieri (dal 2005 al 2010). L’acronimo sta per Studio epidemiologico nazionale dei territori e degli insediamenti esposti a rischio da inquinamento.

«Il quadro complessivo dello stato di salute della popolazione del Sin di Mantova, fornito dall’insieme degli indicatori sanitari considerati, evidenzia, in entrambi i generi, per la maggior parte delle cause, o raggruppamenti omogenei delle stesse, un numero di casi osservati in linea con l’atteso – si legge nell’ultimo rapporto – Nel complesso tali dati sembrerebbero indicare che la popolazione in studio presenta di base un profilo sanitario più vantaggioso della popolazione di riferimento». Tutto bene quindi? «No, se non c’è una situazione drammatica non significa che tutto vada bene – risponde Paolo Ricci, responsabile dell’Osservatorio epidemiologico dell’Asl e tra gli autori della ricerca nazionale – Il Sin di Mantova non ha prodotto effetti diffusi e generalizzati, ma puntuali e specifici. Questo significa che se non si mettono a fuoco singoli aspetti, ma si rimane su di una panoramica generale, non si osserva nulla. Bisogna quindi utilizzare strumenti ad alta risoluzione».

L’indicatore più sensibile è l’incidenza dei tumori, cioè i nuovi casi in tutta la popolazione esaminata in un determinato arco temporale (1999-2005). Gli incrementi percentuali sono stati calcolati sul numero di casi attesi nella macroarea del centronord, a parità di età e “censo”, al netto degli altri Comuni Sin. «I tumori non sono significativamente aumentati come numero totale, ma lo sono soltanto quelli di alcune specifiche sedi anatomiche. In alcuni casi l’incremento di frequenza riguarda tumori che la letteratura scientifica associa con ragionevole certezza a composti diossino-simili e al benzene, il cui inquinamento ha però caratterizzato soprattutto periodi antecedenti a quelli per i quali si stimano i rischi – argomenta Ricci – Più precisamente: tumore della mammella +13% (79 casi all’anno), leucemia linfatica acuta +198% negli uomini e +28% nelle donne (meno di 2 casi insorti ogni anno). Il dato è significativo però riguarda piccolissimi numeri, perché si tratta di un tumore poco frequente». E poi ci sono tumori per i quali il nesso scientifico con l’inquinamento è ancora debole (ci si sta lavorando): colon-retto +12% negli uomini (37 all’anno) e +3% nelle donne (34); tiroide +74% negli uomini (la media è di 3,5 casi all’anno) e 55% nelle donne (9,6); pancreas +54% negli uomini e +24% nelle donne (dieci casi all’anno per entrambi i generi); osso + 158% negli uomini e + 33% nelle donne (meno di 2 casi insorti ogni anno). La foto è sgranata., «urge la bonifica del Sin».

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