In evidenza
Sezioni
Magazine
Annunci
Quotidiani GNN
Comuni

La Domenica / La Banda Bassotti all’Expo

L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così la Banda Bassotti ha deciso di buttarsi anima e corpo nella marmellata degli appalti

Paolo Boldrini
1 minuto di lettura

L’occasione era troppo ghiotta per lasciarsela sfuggire. Così la Banda Bassotti ha deciso di buttarsi anima e corpo nella marmellata degli appalti senza badare a tangenti e a codici: Expo 2015 è cosa nostra, avanti tutta. Alla vigilia di una vetrina mondiale per l’Italia, che porterà i riflettori ad accendersi su Milano, il Belpaese si è macchiato, ancora una volta, di un peccato antico. Il settimo comandamento, “non rubare”, non è tra i più rispettati in una fetta della classe politica e imprenditoriale.

Nulla di nuovo sotto il sole, a pensarci bene. La Regione è ancora scossa dall’inchiesta sui rimborsi facili: ostriche, champagne, viaggi, lauree comprate all’estero. L’inchiesta Mani pulite, che ha rivoltato l’Italia come un calzino, è finita in soffitta.

A conti fatti possiamo dire che la divina mazzetta circola indisturbata. Anzi, ha trovato nuovo impulso con la crisi economica. Non è chiaro se tra le priorità del governo Renzi ci sia anche la questione morale. Ce ne sarebbe un gran bisogno. Ognuno però dovrebbe fare la sua parte, a cominciare dal basso.

Una buona occasione, ad esempio, arriva dalle elezioni amministrative, quando si tratta di presentare liste da sottoporre ai cittadini. Ecco un buon rimedio: votare persone oneste, rispettabili, capaci di risolvere i problemi più che a promettere la luna. Se i partiti e le civiche riusciranno a garantire squadre al di sopra di ogni sospetto, anche al momento del tesseramento, avremo consigli comunali che profumano di pulito. Certo non è facile e la storia non aiuta.

Restiamo sempre il paese con un ex presidente del Consiglio ai servizi sociali, un altro morto in Tunisia da latitante e un terzo, pace all’anima sua, invischiato in un processo per mafia.

Ci ritroviamo anche un ex ministro dell’Interno arrestato dalla Dia per aver favorito la fuga all’estero di un latitante, svelto nell’ordinare cariche di polizia a Genova e a bollare come rompiscatole un giuslavorista ucciso dalle Brigate rosse. Distratto, invece, quando si è trattato di pagare un attico con vista sul Colosseo. Chi l’ha candidato dovrebbe pentirsi e chiedere scusa agli italiani.

I commenti dei lettori