Dalla Rai la tassa sul pc Protestano le imprese

Un lavoro esterno e una tv o computer con sintonizzatore e bisogna versare Stangata da 400 euro. L’Upa: «Avvisi anche a chi ha abbandonato l’attività»

La Rai si è vista tagliare i fondi e cerca di fare cassa? È quanto pensano molte associazioni di categoria, in particolare dell’artigianato, di fronte alla massiccia ondata di richieste di pagamento del “canone speciale” arrivate in questi giorni ai titolari di partita Iva. Si va dai 407,35 ai 203,70 euro. Lettere - con allegato il bollettino per il pagamento - che ricorda le sanzioni in caso di mancato pagamento e l’effettuazione di controlli. Fatto sta che non tutti coloro che ricevono la lettera devono in realtà pagare il canone e il solo fatto di ricevere la comunicazione potrebbe indurre a saldare una cifra non dovuta. Due anni fa si registrò un’analoga ondata di comunicazioni, dirette più che altro a bar, ristoranti, alberghi e negozi; quest’anno si è guardato anche agli “uffici”, quindi la platea è stata estesa alle partite Iva. Il canone speciale è stato chiamato anche “tassa sui computer”, perché, come scrive la Rai, esiste «l’obbligo del pagamento di un canone speciale a chiunque detenga, fuori dall’ambito familiare, uno o più apparecchi atti o adattabili, quindi muniti di sintonizzatore, alla ricezione delle trasmissioni televisive, indipendentemente dall’uso al quale gli stessi vengono adibiti». Concetto ribadito: «è determinante la detenzione dell’apparecchio, indipendentemente dall’eventuale destinazione ad usi diversi dalla visione di programmi televisivi (visione di filmati dimostrativi, televideo, sistemi di videosorveglianza)». Non importa, quindi, che il computer sia utilizzato per gestire i conti aziendali, o che lo schermo serva da terminale per telecamere di controllo: se nel pc c’è un sintonizzatore, il canone si paga. La Rai spiega anche quali siano gli strumenti “atti o adattabili” alla ricezione: ricevitori Tv o radio fissi, portatili o per mezzi mobili; terminale d’utente per telefonia mobile dotato di ricevitore radio tv (es. cellulare Dvb-H); riproduttore multimediale dotato di ricevitore radio tv (es. lettore mp3 con radio Fm integrata; videoregistratore dotato di sintonizzatore Tv; chiavetta Usb dotata di sintonizzatore radio tv; scheda per computer dotata di sintonizzatore radio tv; decoder per la Tv digitale terrestre; ricevitore radio tv satellitare; riproduttore multimediale, dotato di ricevitore radio tv, senza trasduttori. La Rai spiega di avere inviato le lettere a «attività manifatturiere, di noleggio, artigianali, informatiche, alimentari, aziende di servizi, agenti di commercio e altre, ma solo a scopo informativo». Le lettere, tuttavia, sono arrivate anche ad attività cessate da tempo: Franco Bruno, direttore dell’Unione provinciale artigiani, segnala che la richiesta è giunta a un’ex artigiana parrucchiera di San Giorgio che aveva cessato l'attività nel 2008 e che per anni ha continuato a ricevere avvisi da parte della Rai, non avendo tra l'altro mai avuto un televisore o un Pc in negozio quando svolgeva l'attività. Stessa storia per un’artigiana di Sorbara di Asola. Casi limite, ma si segnalano lettere anche a lavoratori autonomi la cui sede legale coincide con l’abitazione. Devono pagare? Mamma Rai spiega: si paga in tutti i casi in cui la detenzione dell'apparecchio si realizza fuori dell'ambito familiare in senso stretto. Quindi, bastano un’attività lavorativa e un apparecchio detenuto fuori dall’ambito familiare, anche se non vi sognate nemmeno di usarlo per ricevere i programmi.

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